Altri 1.600 migranti, un decimo nel Novarese

Altri 1.600 migranti, un decimo nel Novarese
Cronaca 20 Settembre 2015 ore 09:05

La Regione l’ha messo nero su bianco: «Fare tutto il possibile per accogliere i rifugiati».  Ovvero un ordine del giorno che impegna la Giunta a «mobilitare le competenze interne ai vari Assessorati per rafforzare il ruolo della Regione nell’accoglienza dei rifugiati e a facilitare l’incontro tra la domanda d’aiuto proveniente dai rifugiati e l’offerta d’accoglienza già espressa da diversi soggetti (compresi i Comuni cittadini) in Piemonte», affinché si possa contare «su un coordinamento forte degli interventi e si possa mettere a valore ogni possibile contributo». 

Odg presentato dal primo firmatario Mario Giaccone (Chiamparino per il Piemonte) e approvato dall’Assemblea (28 sì, 2 no della Lega Nord, un astenuto e quattro non votanti) nella seduta del 15 settembre. Numerosi gli interventi. In sintesi. 

I consiglieri Domenico Ravetti e Andrea Appiano (Pd) hanno sottolineato come «non sia possibile chiudere gli occhi dinanzi alle profonde ingiustizie che hanno nel mondo occidentale precise responsabilità. La parte del mondo minoritaria e più fortunata ha il dovere di farsi carico della parte maggioritaria e meno fortunata». 

Giorgio Bertola e Federico Valetti (M5S) hanno evidenziato la necessità «di non limitarsi ad accogliere ma di concertare con gli enti locali le modalità di accoglienza e di cominciare a ragionare sulle cause che spingono migliaia di persone ad attraversare l’Europa per scappare da qualcosa». Gianna Gancia (Lega Nord) ha denunciato che «se l’Europa non farà la propria parte e non si cercherà un accordo comune il rischio di creare caos e disagi è enorme. Un conto è essere umanitari, un altro essere irresponsabili». 

Gian Luca Vignale e Franco Graglia (FI) hanno osservato che «è singolare che la Giunta consideri gli immigrati come un’occasione per ripopolare le zone alpine. Ricordiamoci che solo al 12% dei richiedenti asilo viene riconosciuto lo status di rifugiato». 

Marco Grimaldi (Sel) ha ammonito che «senza dubbio nel ‘mare magnum’ degli aiuti umanitari possono esserci corruzione e speculazione, ma molti fingono d’ignorare che l’unica alternativa sarebbero i corridoi umanitari per consentire alle popolazioni di uscire dai territori in guerra e far arrivare gli aiuti». 

Prima della votazione finale l’assessore all’Immigrazione Monica Cerutti: «La Regione farà la propria parte applicando l’accordo Stato-Regioni del 2014 che prevede un numero d’ingressi proporzionale a quello della popolazione. Ai primi di settembre le presenze erano circa 6.500 e sono previsti circa 1.600 nuovi arrivi. Da agosto stiamo mettendo in atto un processo per passare dall’accoglienza di tipo emergenziale, gestita dalle Prefetture, a quella strutturale, gestita direttamente dai Comuni, e stiamo mettendo a disposizione strutture, percorsi di formazione e di lavoro e altre forme di progettualità». 

L’Assemblea ha anche respinto l’ordine del giorno presentato dal primo firmatario Maurizio Marrone (FdI) per impegnare il Consiglio regionale a dar vita a una Commissione speciale d’inchiesta per esaminare le modalità di assegnazione e di gestione dei servizi di accoglienza dei cittadini extracomunitari richiedenti asilo ospitati sul territorio piemontese.

 Altri dati forniti dall’assessore Cerutti. Il Piemonte ha accolto il 7% dei migranti, il Veneto il 7% e la Lombardia il 15%. Il dovere dell'accoglienza - osserva Cerutti - ha superato «le posizioni politiche e la distribuzione sul territorio nazionale è uniforme». 

Cerutti insiste su un punto: «La Regione Piemonte ha messo in campo diverse iniziative volte alla trasformazione dell'accoglienza da emergenziale a strutturale. Sarà però necessario agire con un'azione trasversale tra diversi Assessorati». 

Cerutti non ha mai «sottovalutato le difficoltà che possono incontrare le comunità locali che sono coinvolte in progetti di accoglienza. Nostra volontà è fare ricognizioni di quelli che sono i servizi che possono essere attivati sul territorio a vantaggio di una migliore accoglienza e della cittadinanza. Quelle che vanno messe in campo sono azioni concrete che siano in grado di superare le conflittualità ed eventuali preoccupazioni di ordine pubblico». 

Sarà. Intanto, come detto, sono in arrivo in Piemonte altri 1.600 migranti. Mediamente un decimo verranno dirottati sul Novarese. Ovvero di fatto sulle spalle della locale Prefettura, che sta facendo i salti mortali.

p.v.

La Regione l’ha messo nero su bianco: «Fare tutto il possibile per accogliere i rifugiati».  Ovvero un ordine del giorno che impegna la Giunta a «mobilitare le competenze interne ai vari Assessorati per rafforzare il ruolo della Regione nell’accoglienza dei rifugiati e a facilitare l’incontro tra la domanda d’aiuto proveniente dai rifugiati e l’offerta d’accoglienza già espressa da diversi soggetti (compresi i Comuni cittadini) in Piemonte», affinché si possa contare «su un coordinamento forte degli interventi e si possa mettere a valore ogni possibile contributo». 

Odg presentato dal primo firmatario Mario Giaccone (Chiamparino per il Piemonte) e approvato dall’Assemblea (28 sì, 2 no della Lega Nord, un astenuto e quattro non votanti) nella seduta del 15 settembre. Numerosi gli interventi. In sintesi. 

I consiglieri Domenico Ravetti e Andrea Appiano (Pd) hanno sottolineato come «non sia possibile chiudere gli occhi dinanzi alle profonde ingiustizie che hanno nel mondo occidentale precise responsabilità. La parte del mondo minoritaria e più fortunata ha il dovere di farsi carico della parte maggioritaria e meno fortunata». 

Giorgio Bertola e Federico Valetti (M5S) hanno evidenziato la necessità «di non limitarsi ad accogliere ma di concertare con gli enti locali le modalità di accoglienza e di cominciare a ragionare sulle cause che spingono migliaia di persone ad attraversare l’Europa per scappare da qualcosa». Gianna Gancia (Lega Nord) ha denunciato che «se l’Europa non farà la propria parte e non si cercherà un accordo comune il rischio di creare caos e disagi è enorme. Un conto è essere umanitari, un altro essere irresponsabili». 

Gian Luca Vignale e Franco Graglia (FI) hanno osservato che «è singolare che la Giunta consideri gli immigrati come un’occasione per ripopolare le zone alpine. Ricordiamoci che solo al 12% dei richiedenti asilo viene riconosciuto lo status di rifugiato». 

Marco Grimaldi (Sel) ha ammonito che «senza dubbio nel ‘mare magnum’ degli aiuti umanitari possono esserci corruzione e speculazione, ma molti fingono d’ignorare che l’unica alternativa sarebbero i corridoi umanitari per consentire alle popolazioni di uscire dai territori in guerra e far arrivare gli aiuti». 

Prima della votazione finale l’assessore all’Immigrazione Monica Cerutti: «La Regione farà la propria parte applicando l’accordo Stato-Regioni del 2014 che prevede un numero d’ingressi proporzionale a quello della popolazione. Ai primi di settembre le presenze erano circa 6.500 e sono previsti circa 1.600 nuovi arrivi. Da agosto stiamo mettendo in atto un processo per passare dall’accoglienza di tipo emergenziale, gestita dalle Prefetture, a quella strutturale, gestita direttamente dai Comuni, e stiamo mettendo a disposizione strutture, percorsi di formazione e di lavoro e altre forme di progettualità». 

L’Assemblea ha anche respinto l’ordine del giorno presentato dal primo firmatario Maurizio Marrone (FdI) per impegnare il Consiglio regionale a dar vita a una Commissione speciale d’inchiesta per esaminare le modalità di assegnazione e di gestione dei servizi di accoglienza dei cittadini extracomunitari richiedenti asilo ospitati sul territorio piemontese.

 Altri dati forniti dall’assessore Cerutti. Il Piemonte ha accolto il 7% dei migranti, il Veneto il 7% e la Lombardia il 15%. Il dovere dell'accoglienza - osserva Cerutti - ha superato «le posizioni politiche e la distribuzione sul territorio nazionale è uniforme». 

Cerutti insiste su un punto: «La Regione Piemonte ha messo in campo diverse iniziative volte alla trasformazione dell'accoglienza da emergenziale a strutturale. Sarà però necessario agire con un'azione trasversale tra diversi Assessorati». 

Cerutti non ha mai «sottovalutato le difficoltà che possono incontrare le comunità locali che sono coinvolte in progetti di accoglienza. Nostra volontà è fare ricognizioni di quelli che sono i servizi che possono essere attivati sul territorio a vantaggio di una migliore accoglienza e della cittadinanza. Quelle che vanno messe in campo sono azioni concrete che siano in grado di superare le conflittualità ed eventuali preoccupazioni di ordine pubblico». 

Sarà. Intanto, come detto, sono in arrivo in Piemonte altri 1.600 migranti. Mediamente un decimo verranno dirottati sul Novarese. Ovvero di fatto sulle spalle della locale Prefettura, che sta facendo i salti mortali.

p.v.