Cronaca

Autisti costretti al volante anche per 30 ore: 3 arresti e 7 denunce della Polizia stradale

Autisti costretti al volante anche per 30 ore: 3 arresti e 7 denunce della Polizia stradale
Cronaca 18 Marzo 2016 ore 21:41

NOVARA - Anche 30 ore al volante dei tir, con annessi in termini di sicurezza stradale e connessi in tema di sfruttamento del lavoro e di ingiusti profitti. Basterebbe questo dato, accertato dalla Polstrada, per sintetizzare l’operazione “Juke box”, portata a termine dagli uomini del vicequestore Luciana Giorgi, coordinati dal pm Silvia Baglivo, che vede 3 ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari e 7 denunce a piede libero, a vario titolo per associazione a delinquere finalizzata alla rimozione dolosa delle cautele contro gli infortuni sul lavoro, estorsione e falso. L'indagine - lunga, certosina - trae spunto da alcuni esposti (sfociati poi in denunce vere e proprie) pervenute tempo fa al Distaccamento Polstrada di Arona, che segnalavano un modus operandi di alcune cooperative risultate poi tutte riconducibili alla “Maifredi Autotrasporti”, una grossa srl a livello nazionale (dà lavoro a circa 250 persone) con sede a Castelletto Ticino, modus operandi che prefigurava una presunta sistematica violazione delle normative che regolano i trasporti. A farne le spese oltre un centinaio di autisti, a volte “soci” se non addirittura titolari di alcune per gli inquirenti fittizie cooperative ma in realtà dipendenti della “Maifredi”, che fin dall’assunzione - ha spiegato il comandante Giorgi (nella foto di Martignoni al centro, durante la conferenza stampa) - diventavano succubi dei datori di lavoro, vittime in uno stato di sudditanza e coartazione psicologica tale da indurli ad accettare condizioni di lavoro deteriori oltre che illegali, per il timore di ritorsioni, ovvero del licenziamento. Ed ecco allora, sempre stando all’accusa, spropositate ore alla guida in condizioni oltretutto precarie, mancati o perlomeno ridotti pagamenti degli appunto illeciti “straordinari” e quant’altro. Risultato delle contestate condotte estorsive, dunque, un ingiusto profitto per la società, per via ad esempio del risparmio derivante dall’impiego di un solo autista anziché due o più, oppure nei maggiori introiti garantiti dai tempi più brevi di consegna. Tra l’altro, dunque, anche concorrenza sleale nei confronti di chi le regole le rispetta. Autisti penalizzati sotto tutti i punti di vista, non ultimo anche a livello di sicurezza personale e altrui, visto che stavano al volante non godendo del necessario riposo. E si parla di tir.

p.v.

leggi il servizio sul Corriere di Novara di sabato 19 marzo

NOVARA - Anche 30 ore al volante dei tir, con annessi in termini di sicurezza stradale e connessi in tema di sfruttamento del lavoro e di ingiusti profitti. Basterebbe questo dato, accertato dalla Polstrada, per sintetizzare l’operazione “Juke box”, portata a termine dagli uomini del vicequestore Luciana Giorgi, coordinati dal pm Silvia Baglivo, che vede 3 ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari e 7 denunce a piede libero, a vario titolo per associazione a delinquere finalizzata alla rimozione dolosa delle cautele contro gli infortuni sul lavoro, estorsione e falso. L'indagine - lunga, certosina - trae spunto da alcuni esposti (sfociati poi in denunce vere e proprie) pervenute tempo fa al Distaccamento Polstrada di Arona, che segnalavano un modus operandi di alcune cooperative risultate poi tutte riconducibili alla “Maifredi Autotrasporti”, una grossa srl a livello nazionale (dà lavoro a circa 250 persone) con sede a Castelletto Ticino, modus operandi che prefigurava una presunta sistematica violazione delle normative che regolano i trasporti. A farne le spese oltre un centinaio di autisti, a volte “soci” se non addirittura titolari di alcune per gli inquirenti fittizie cooperative ma in realtà dipendenti della “Maifredi”, che fin dall’assunzione - ha spiegato il comandante Giorgi (nella foto di Martignoni al centro, durante la conferenza stampa) - diventavano succubi dei datori di lavoro, vittime in uno stato di sudditanza e coartazione psicologica tale da indurli ad accettare condizioni di lavoro deteriori oltre che illegali, per il timore di ritorsioni, ovvero del licenziamento. Ed ecco allora, sempre stando all’accusa, spropositate ore alla guida in condizioni oltretutto precarie, mancati o perlomeno ridotti pagamenti degli appunto illeciti “straordinari” e quant’altro. Risultato delle contestate condotte estorsive, dunque, un ingiusto profitto per la società, per via ad esempio del risparmio derivante dall’impiego di un solo autista anziché due o più, oppure nei maggiori introiti garantiti dai tempi più brevi di consegna. Tra l’altro, dunque, anche concorrenza sleale nei confronti di chi le regole le rispetta. Autisti penalizzati sotto tutti i punti di vista, non ultimo anche a livello di sicurezza personale e altrui, visto che stavano al volante non godendo del necessario riposo. E si parla di tir.

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