Autotrasportatore a processo per omicidio colposo: chiesti 16 mesi

Autotrasportatore a processo per omicidio colposo: chiesti 16 mesi
Cronaca 08 Maggio 2015 ore 22:41

NOVARA – Sedici mesi di reclusione. E’ la pena richiesta, giovedì pomeriggio in Tribunale a Novara, dal pm Vezio Vicuna, nel processo per l’incidente mortale che il 13 dicembre 2012, lungo la sp 299 della Valsesia, ha visto la morte di Ilaria Pagin, studentessa di 23 anni, che abitava a Ghemme con la famiglia.

Per l’accusa la ragazza sarebbe morta per colpa di una transenna che si è trovata sulla provinciale, ostacolo che l’avrebbe fatta sbandare e finire contro un’autogru che proveniva dalla direzione opposta. Per il pm, dal camion di Tommaso Portolesi, autotrasportatore di 38 anni di Ghislarengo (Vercelli), finito alla sbarra con l’accusa di omicidio colposo, sarebbe caduta quella transenna. «Si accorse – ha sostenuto il pm nella sua requisitoria – ma fuggì». Il camionista è difeso dagli avvocati Carla Zucco e Nicola Bruno, che hanno chiesto l’assoluzione. I famigliari della giovane si sono costituiti parte civile con l’avvocato Federica Gattoni, che ha chiesto un risarcimento del danno di 538mila euro. Il sinistro, quella mattina in cui la studentessa stava recandosi alla stazione di Novara per prendere il treno che l’avrebbe portata in università a Milano, non aveva avuto testimoni e la dinamica stessa è risultata di difficile costruzione. Un incidente che aveva lasciato letteralmente sotto shock il conducente dell’autogru che si era scontrato con la giovane, che non aveva notato alcuna transenna. Gli avvocati Zucco e Bruno, nel chiedere l’assoluzione di Portolesi, hanno puntato molto proprio su questo aspetto, ma anche su altri. «Dobbiamo valutare bene cosa è successo – ha sostenuto l’avvocato Zucco – e non accettare così quanto ci viene presentato, con una ricostruzione dell’incidente un po’ fantasiosa. Questo, tra l’altro, non basta a confermare eventuali responsabilità. La ricostruzione fatta in loco dice altro. La stradale, inoltre, riferisce che la transenna era fuori dal sedime stradale e che il tubolare era al margine, con solo qualche decina di centimetri che rientrava in strada, ma un tubolare non può provocare un tale incidente. Quella mattina può essere successo di tutto. Ilaria può non essersi sentita bene (ma non abbiamo un’autopsia, perché non fu fatta), può aver sbandato per evitare un animale selvatico oppure l’auto può aver avuto un problema, ma questo accertamento non è stato fatto. Perché occorre addebitare la causa del sinistro alla transenna? Non c’è alcun nesso causale. Stiamo parlando di una tragedia, ma non sommiamo a una tragedia un’altra tragedia, condannando un innocente». Prossima udienza il 15 ottobre per la sentenza.

Monica Curino

 

Per saperne di più leggi l’articolo sul Corriere di Novara in edicola sabato 9 maggio


NOVARA – Sedici mesi di reclusione. E’ la pena richiesta, giovedì pomeriggio in Tribunale a Novara, dal pm Vezio Vicuna, nel processo per l’incidente mortale che il 13 dicembre 2012, lungo la sp 299 della Valsesia, ha visto la morte di Ilaria Pagin, studentessa di 23 anni, che abitava a Ghemme con la famiglia.

Per l’accusa la ragazza sarebbe morta per colpa di una transenna che si è trovata sulla provinciale, ostacolo che l’avrebbe fatta sbandare e finire contro un’autogru che proveniva dalla direzione opposta. Per il pm, dal camion di Tommaso Portolesi, autotrasportatore di 38 anni di Ghislarengo (Vercelli), finito alla sbarra con l’accusa di omicidio colposo, sarebbe caduta quella transenna. «Si accorse – ha sostenuto il pm nella sua requisitoria – ma fuggì». Il camionista è difeso dagli avvocati Carla Zucco e Nicola Bruno, che hanno chiesto l’assoluzione. I famigliari della giovane si sono costituiti parte civile con l’avvocato Federica Gattoni, che ha chiesto un risarcimento del danno di 538mila euro. Il sinistro, quella mattina in cui la studentessa stava recandosi alla stazione di Novara per prendere il treno che l’avrebbe portata in università a Milano, non aveva avuto testimoni e la dinamica stessa è risultata di difficile costruzione. Un incidente che aveva lasciato letteralmente sotto shock il conducente dell’autogru che si era scontrato con la giovane, che non aveva notato alcuna transenna. Gli avvocati Zucco e Bruno, nel chiedere l’assoluzione di Portolesi, hanno puntato molto proprio su questo aspetto, ma anche su altri. «Dobbiamo valutare bene cosa è successo – ha sostenuto l’avvocato Zucco – e non accettare così quanto ci viene presentato, con una ricostruzione dell’incidente un po’ fantasiosa. Questo, tra l’altro, non basta a confermare eventuali responsabilità. La ricostruzione fatta in loco dice altro. La stradale, inoltre, riferisce che la transenna era fuori dal sedime stradale e che il tubolare era al margine, con solo qualche decina di centimetri che rientrava in strada, ma un tubolare non può provocare un tale incidente. Quella mattina può essere successo di tutto. Ilaria può non essersi sentita bene (ma non abbiamo un’autopsia, perché non fu fatta), può aver sbandato per evitare un animale selvatico oppure l’auto può aver avuto un problema, ma questo accertamento non è stato fatto. Perché occorre addebitare la causa del sinistro alla transenna? Non c’è alcun nesso causale. Stiamo parlando di una tragedia, ma non sommiamo a una tragedia un’altra tragedia, condannando un innocente». Prossima udienza il 15 ottobre per la sentenza.

Monica Curino

 

Per saperne di più leggi l’articolo sul Corriere di Novara in edicola sabato 9 maggio