Cronaca

“Baba-Loa”, due in manette a Cameri

“Baba-Loa”, due  in manette a Cameri
Cronaca 19 Novembre 2015 ore 08:34

19 NOVEMBRE  Dei due 4 soggetti fermati dalla Dda di Catania per associazione a delinquere dedita alla tratta e allo sfruttamento (provvedimenti poi convalidati dai giudici) sono stati individuati e bloccati dalla Squadra Mobile di Novara a Cameri. 

L’operazione (“Baba-Loa”) - che ha avuto rilevanza nazionale - è scattata qualche giorno fa, e non è passata inosservata: gli agenti, in collaborazione con i colleghi di Catania e Ragusa, hanno fatto irruzione in una abitazione e hanno ammanettato Ejiro Oghene Ogagaoghene (detta “Faith”), nigeriana classe1991, e Ogaga Oghene Oju, connazionale classe 1983. A Ferrara, invece, la Polizia ha arrestato la 28enne Angela Obah, e a Napoli la coetanea Felicia Kelechi Izogie (detta “Eva”), a loro volta nigeriani. Sono tutti accusati di aver fatto arrivare illegalmente dal loro Paese giovani donne «al fine di avviarle alla prostituzione, reato aggravato dal carattere transnazionale dell’associazione, operante in più Stati (Libia, Nigeria e Italia)». E ancora: «In concorso tra loro e con altri soggetti allo stato ignoti»,  approfittando «dello stato di estrema indigenza in cui versavano le vittime», mediante «l’inganno della promessa di un lavoro lecito e con minacce di mali ingiusti per sè e per i propri familiari (riti voodoo)», reclutavano ed introducevano in Italia donne «al fine di indurle e costringerle a prestazioni lavorative di tipo sessuale», con l’aggravante «di aver commesso i fatti al fine dello sfruttamento della prostituzione e per aver cagionato grave pericolo per la vita o l’integrità fisica e psichica della persona offesa».

Un caso eclatante a fronte di un fenomeno vergognoso. Tutto era partito dal racconto di una giovanissima nigeriana che, sbarcata nel Ragusano il 14 febbraio scorso su uno dei barconi, decise di denunciare l’organizzazione che l’aveva contattata in Patria  prospettandole - riferiscono gli inquirenti - la possibilità di trasferirsi e lavorare in Europa, tantopiù organizzandole il viaggio.

Paolo Viviani

leggi il servizio sul Corriere di Novara di giovedì 19 novembre

Dei due 4 soggetti fermati dalla Dda di Catania per associazione a delinquere dedita alla tratta e allo sfruttamento (provvedimenti poi convalidati dai giudici) sono stati individuati e bloccati dalla Squadra Mobile di Novara a Cameri. 

L’operazione (“Baba-Loa”) - che ha avuto rilevanza nazionale - è scattata qualche giorno fa, e non è passata inosservata: gli agenti, in collaborazione con i colleghi di Catania e Ragusa, hanno fatto irruzione in una abitazione e hanno ammanettato Ejiro Oghene Ogagaoghene (detta “Faith”), nigeriana classe1991, e Ogaga Oghene Oju, connazionale classe 1983. A Ferrara, invece, la Polizia ha arrestato la 28enne Angela Obah, e a Napoli la coetanea Felicia Kelechi Izogie (detta “Eva”), a loro volta nigeriani. Sono tutti accusati di aver fatto arrivare illegalmente dal loro Paese giovani donne «al fine di avviarle alla prostituzione, reato aggravato dal carattere transnazionale dell’associazione, operante in più Stati (Libia, Nigeria e Italia)». E ancora: «In concorso tra loro e con altri soggetti allo stato ignoti»,  approfittando «dello stato di estrema indigenza in cui versavano le vittime», mediante «l’inganno della promessa di un lavoro lecito e con minacce di mali ingiusti per sè e per i propri familiari (riti voodoo)», reclutavano ed introducevano in Italia donne «al fine di indurle e costringerle a prestazioni lavorative di tipo sessuale», con l’aggravante «di aver commesso i fatti al fine dello sfruttamento della prostituzione e per aver cagionato grave pericolo per la vita o l’integrità fisica e psichica della persona offesa».

Un caso eclatante a fronte di un fenomeno vergognoso. Tutto era partito dal racconto di una giovanissima nigeriana che, sbarcata nel Ragusano il 14 febbraio scorso su uno dei barconi, decise di denunciare l’organizzazione che l’aveva contattata in Patria  prospettandole - riferiscono gli inquirenti - la possibilità di trasferirsi e lavorare in Europa, tantopiù organizzandole il viaggio.

Paolo Viviani

leggi il servizio sul Corriere di Novara di giovedì 19 novembre