Biellese assolto dall’accusa di usura in Tribunale a Novara

Biellese assolto dall’accusa di usura in Tribunale a Novara
Cronaca 23 Giugno 2015 ore 22:30

NOVARA – Assoluzione dall’accusa più grave, quella di usura, perché il fatto non sussiste, e condanna a un anno di reclusione per gli altri capi d’accusa, uno dei quali, la rapina, è stato riqualificato nel reato più lieve di esercizio arbitrario delle proprie ragioni. L’altro reato contestato era quello di resistenza a pubblico ufficiale. Si è concluso così, martedì 23 giugno, in Tribunale a Novara, il processo a carico di Luciano Maccapani, 64enne biellese, difeso dall’avvocato Davide Occhipinti (il pm, all’udienza dello scorso 15 maggio, aveva chiesto 3 anni).
Stando all’accusa iniziale l’uomo aveva fatto un prestito a due anziani coniugi, due agricoltori. Prestito sulla cui cifra non ci sarebbe una certezza esatta. Si sarebbe trattato, comunque, di 20mila euro. La coppia stava vivendo un periodo di serie difficoltà economiche e, così, si era rivolta al 64enne, almeno per fronteggiare le necessità più urgenti. Tutto era partito nel 2010. Stando alla denuncia dei due anziani, qualche mese dopo l’uomo avrebbe chiesto, per il prestito eseguito, la restituzione di 25mila euro. Il 64enne, stando alla denuncia fatta ai carabinieri, si sarebbe presentato al cancello dell’azienda dei due coniugi per riavere indietro quanto gli era dovuto. E qui la situazione, a quanto pare, era peggiorata. Non ottenendo nulla, il 64enne li avrebbe aggrediti e spintonati. Parrebbe si fosse impadronito del telecomando del cancello e, quindi, entrato nella proprietà della coppia, sarebbe salito su un’auto già a lui intestata, ma comunque rimasta a disposizione dei due coniugi. Se n’era poi andato. Era stato raggiunto dai militari, che avevano arrestato l’uomo. A quanto risulta, il 64enne avrebbe reagito al loro intervento. Parte civile, nel processo, l’anziano coniuge (la moglie è morta nel 2012), assistito dall’avvocato Giuliano Prelli. Il difensore aveva chiesto l’assoluzione per tutti i capi. Per l’usura con formula piena, per i restanti capi d’imputazione con la formula dubitativa. “Il mio assistito – aveva sostenuto – ammette il prestito. Voleva entrare nell’azienda agricola, ma non ha riavuto indietro neppure un euro. Non c’è stata alcuna dazione di interessi e non c’è stata una promessa usuraria, come si evince dalle parole rese dalla parte offesa. Per questo non vedo l’usura». Difensore che oggi ha espresso soddisfazione per l’esito dell’udienza. «E’ venuta meno l’accusa più infamante, quella dell’usura – commenta – Anche le altre si sono ampiamente ridimensionate». Le motivazioni saranno depositate a 90 giorni.

mo.c.

NOVARA – Assoluzione dall’accusa più grave, quella di usura, perché il fatto non sussiste, e condanna a un anno di reclusione per gli altri capi d’accusa, uno dei quali, la rapina, è stato riqualificato nel reato più lieve di esercizio arbitrario delle proprie ragioni. L’altro reato contestato era quello di resistenza a pubblico ufficiale. Si è concluso così, martedì 23 giugno, in Tribunale a Novara, il processo a carico di Luciano Maccapani, 64enne biellese, difeso dall’avvocato Davide Occhipinti (il pm, all’udienza dello scorso 15 maggio, aveva chiesto 3 anni).
Stando all’accusa iniziale l’uomo aveva fatto un prestito a due anziani coniugi, due agricoltori. Prestito sulla cui cifra non ci sarebbe una certezza esatta. Si sarebbe trattato, comunque, di 20mila euro. La coppia stava vivendo un periodo di serie difficoltà economiche e, così, si era rivolta al 64enne, almeno per fronteggiare le necessità più urgenti. Tutto era partito nel 2010. Stando alla denuncia dei due anziani, qualche mese dopo l’uomo avrebbe chiesto, per il prestito eseguito, la restituzione di 25mila euro. Il 64enne, stando alla denuncia fatta ai carabinieri, si sarebbe presentato al cancello dell’azienda dei due coniugi per riavere indietro quanto gli era dovuto. E qui la situazione, a quanto pare, era peggiorata. Non ottenendo nulla, il 64enne li avrebbe aggrediti e spintonati. Parrebbe si fosse impadronito del telecomando del cancello e, quindi, entrato nella proprietà della coppia, sarebbe salito su un’auto già a lui intestata, ma comunque rimasta a disposizione dei due coniugi. Se n’era poi andato. Era stato raggiunto dai militari, che avevano arrestato l’uomo. A quanto risulta, il 64enne avrebbe reagito al loro intervento. Parte civile, nel processo, l’anziano coniuge (la moglie è morta nel 2012), assistito dall’avvocato Giuliano Prelli. Il difensore aveva chiesto l’assoluzione per tutti i capi. Per l’usura con formula piena, per i restanti capi d’imputazione con la formula dubitativa. “Il mio assistito – aveva sostenuto – ammette il prestito. Voleva entrare nell’azienda agricola, ma non ha riavuto indietro neppure un euro. Non c’è stata alcuna dazione di interessi e non c’è stata una promessa usuraria, come si evince dalle parole rese dalla parte offesa. Per questo non vedo l’usura». Difensore che oggi ha espresso soddisfazione per l’esito dell’udienza. «E’ venuta meno l’accusa più infamante, quella dell’usura – commenta – Anche le altre si sono ampiamente ridimensionate». Le motivazioni saranno depositate a 90 giorni.

mo.c.