Cronaca

Borgomanero: call center fallito, udienza preliminare in Tribunale

Borgomanero: call center fallito, udienza preliminare in Tribunale
Cronaca 20 Maggio 2015 ore 06:33

NOVARA – E’ stata aggiornata al 21 luglio, martedì 19 maggio, in Tribunale a Novara, l’udienza preliminare relativa alla vicenda della bancarotta, il ‘crack’ di un call center di Borgomanero, che, lo scorso anno, aveva visto l’arresto di Manuel Ruffier, 44 anni, avvocato novarese. Il legale, sin dagli inizi della vicenda, si professa estraneo ai fatti che gli vengono contestati. Per la Procura, pm Ciro Caramore, il 44enne avrebbe di fatto amministrato il call center intestato alla moglie e fallito nel 2012. Ruffier, nei mesi scorsi, ha risposto al magistrato, spiegando il suo ruolo nella società. Ha sostenuto di aver pagato ogni debito e ha negato di aver distratto 160mila euro.

Per gli investigatori (le Fiamme Gialle, coordinate dalla locale Procura), il call center borgomanerese, negli ultimi anni, sarebbe stato condotto in modo disinvolto, parrebbe tra l’altro con la sparizione di alcuni documenti e distrazioni di denaro.

All’udienza preliminare, complessivamente, una decina di persone, tra cui il padre dell’avvocato, anch’egli legale a Novara, la madre e la moglie. Il rinvio, martedì, per la mancanza di alcune notifiche. In udienza preliminare, davanti al giudice Ceriotti, anche un senegalese, assistito dall’avvocato Alessandro Brustia, messo, sembrerebbe, a fare da amministratore della società senza che lo sapesse. “Non aveva mai firmato nulla”, spiega il legale.

mo.c.

 

Per saperne di più leggi il Corriere di Novara in edicola giovedì 21 maggio


NOVARA – E’ stata aggiornata al 21 luglio, martedì 19 maggio, in Tribunale a Novara, l’udienza preliminare relativa alla vicenda della bancarotta, il ‘crack’ di un call center di Borgomanero, che, lo scorso anno, aveva visto l’arresto di Manuel Ruffier, 44 anni, avvocato novarese. Il legale, sin dagli inizi della vicenda, si professa estraneo ai fatti che gli vengono contestati. Per la Procura, pm Ciro Caramore, il 44enne avrebbe di fatto amministrato il call center intestato alla moglie e fallito nel 2012. Ruffier, nei mesi scorsi, ha risposto al magistrato, spiegando il suo ruolo nella società. Ha sostenuto di aver pagato ogni debito e ha negato di aver distratto 160mila euro.

Per gli investigatori (le Fiamme Gialle, coordinate dalla locale Procura), il call center borgomanerese, negli ultimi anni, sarebbe stato condotto in modo disinvolto, parrebbe tra l’altro con la sparizione di alcuni documenti e distrazioni di denaro.

All’udienza preliminare, complessivamente, una decina di persone, tra cui il padre dell’avvocato, anch’egli legale a Novara, la madre e la moglie. Il rinvio, martedì, per la mancanza di alcune notifiche. In udienza preliminare, davanti al giudice Ceriotti, anche un senegalese, assistito dall’avvocato Alessandro Brustia, messo, sembrerebbe, a fare da amministratore della società senza che lo sapesse. “Non aveva mai firmato nulla”, spiega il legale.

mo.c.

 

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