Un profondo cordoglio ha colpito Borgomanero e Gattico in seguito alla scomparsa di Alberto Gattone, noto nell’ambito del rugby come “il gigante gentile”.
La memoria di un “gigante gentile”
Massimo Ambrosini, presidente della società sportiva Gattico Rugby, ricorda Alberto Gattone con affetto: “Un gigante gentile”. Alberto, nato nel 1976 e originario di Gattico-Veruno, viveva recentemente a Borgomanero. A soli 49 anni, lascia nel dolore i genitori Anna e Gian Carlo, i fratelli Mauro e Claudia, i nipoti Gabriele e Lorenzo, la compagna Lucy, lo zio Gian Luigi e la cugina Caterina.
Il rugby come seconda famiglia
Giovedì 29 gennaio, molti amici hanno partecipato ai funerali di Alberto presso la Collegiata di San Bartolomeo a Borgomanero. Diplomato geometra, lavorava con il padre nella ditta di famiglia, occupandosi di consegne di bevande a domicilio. Per Alberto, il Gattico Rugby rappresentava una seconda famiglia. Non giocava più da qualche anno, ma il legame con i suoi ex compagni era rimasto forte. “Un ragazzo d’oro – continua Ambrosini – non ho mai incontrato una persona con una gentilezza innata come la sua. Giocava con una grinta assoluta, nonostante il suo approccio mite. Amante della musica, delle motociclette e della cultura, univa il suo aspetto da vichingo a un’anima docile.”
L’ultima partita di Alberto risale al 2020. Per lui, il rugby era molto più di un semplice gioco: “Ci sono momenti in cui questo smette di essere solo gioco: diventa storia, volti, voci, silenzi. Quando se ne va un compagno di squadra, non perdi solo un amico, perdi un pezzo di tempo, uno spogliatoio che non tornerà più uguale. Il rugby crea legami strani: non sempre sei amico nella vita di tutti i giorni, ma in campo e nello spogliatoio condividi esperienze uniche. Parlo di fatica vera, dolore che stringi fra i denti, la paura che non dici, la gioia che esplode quando pensavi di non averne più. Così ti rendi conto che non eravamo solo una squadra, ma una parte della vita l’uno dell’altro, magari per pochi anni che ti segnano per sempre. E a volte, senza accorgertene, ti aspetti ancora di vederlo entrare dallo spogliatoio. Questo fa più male, non solo l’assenza, ma la presenza che resta dentro. Allora capisci che il rugby, come la vita, non è fatto solo di partite. Quando una persona manca, il risultato non conta più. Resta solo una cosa che conta davvero: essere grati di aver condiviso quel tratto di strada. Ciao Gatto, è stata davvero una gran bella partita. Buon viaggio.”
Ricordi di un ex allenatore
Carlo Dabusti, ex allenatore di Alberto nel Gattico Rugby, ricorda: “Ci metteva l’anima e il cuore. Ha partecipato a una partita in memoria di un altro nostro rugbista, Massimiliano Cairo, detto Jack, scomparso in giovane età. Non scorderemo mai la bellezza della tua persona, Gatto.”