Carolina, per i 5 imputati chiesta la “messa in prova”

Carolina, per i 5 imputati chiesta la “messa in prova”
Cronaca 14 Aprile 2016 ore 03:21

NOVARA Carolina, è durata quasi sei ore ieri, oggi, mercoledì, al Tribunale dei minori di Torino, l’udienza preliminare per vagliare la richiesta della Procura di mandare a processo i 5 ragazzini, tutti nati negli anni ’97 e ’98, indagati a vario titolo all’indomani della morte della giovane, gettatasi dalla finestra della sua abitazione di Sant’Agabio nella notte del 5 gennaio 2013, vittima, secondo l’accusa, del cosiddetto cyberbullismo. Parti offese, nel procedimento (in campo minorile non ci si può costituire come parti civili), il padre di Carolina, Paolo Picchio (avvocato Anna Livia Pennetta), e la madre Cristina Isabel Zocca con le sue due figlie (avvocato Andrea Fanelli). Ebbene, il giudice ha ascoltato dapprima la ricostruzione del pm, poi 4 dei 5 ragazzini e i loro difensori, per poi aggiornare l’udienza, per le repliche del pm e la decisione, al 17 giugno. L’udienza si è svolta a porte chiuse, ed è anche stato chiesto alle parti un comprensibile riserbo. Per quanto abbiamo potuto apprendere, le difese hanno sostanzialmente chiesto la “messa in prova” per i 5 imputati, che sospenderebbe il giudizio. Ovvero, almeno per il momento, niente processo e niente archiviazione del caso: per un anno i 5 ragazzi dovrebbero seguire una sorta di percorso, predisposto dai Servizi sociali, di recupero. Ovvero renderli consapevoli della gravità dei loro comportamenti, farli riflettere, “formarli” a comportamenti più responsabili e a un uso meno invasivo dei social. Al termine si tirerebbero le somme e, in caso di risultati positivi, i reati si estinguerebbero.

Deciderà il giudice al termine della prossima udienza, il 17 giugno.

p.v.

leggi il servizio sul Corriere di Novara di giovedì 14 aprile

NOVARA Carolina, è durata quasi sei ore ieri, oggi, mercoledì, al Tribunale dei minori di Torino, l’udienza preliminare per vagliare la richiesta della Procura di mandare a processo i 5 ragazzini, tutti nati negli anni ’97 e ’98, indagati a vario titolo all’indomani della morte della giovane, gettatasi dalla finestra della sua abitazione di Sant’Agabio nella notte del 5 gennaio 2013, vittima, secondo l’accusa, del cosiddetto cyberbullismo. Parti offese, nel procedimento (in campo minorile non ci si può costituire come parti civili), il padre di Carolina, Paolo Picchio (avvocato Anna Livia Pennetta), e la madre Cristina Isabel Zocca con le sue due figlie (avvocato Andrea Fanelli). Ebbene, il giudice ha ascoltato dapprima la ricostruzione del pm, poi 4 dei 5 ragazzini e i loro difensori, per poi aggiornare l’udienza, per le repliche del pm e la decisione, al 17 giugno. L’udienza si è svolta a porte chiuse, ed è anche stato chiesto alle parti un comprensibile riserbo. Per quanto abbiamo potuto apprendere, le difese hanno sostanzialmente chiesto la “messa in prova” per i 5 imputati, che sospenderebbe il giudizio. Ovvero, almeno per il momento, niente processo e niente archiviazione del caso: per un anno i 5 ragazzi dovrebbero seguire una sorta di percorso, predisposto dai Servizi sociali, di recupero. Ovvero renderli consapevoli della gravità dei loro comportamenti, farli riflettere, “formarli” a comportamenti più responsabili e a un uso meno invasivo dei social. Al termine si tirerebbero le somme e, in caso di risultati positivi, i reati si estinguerebbero.

Deciderà il giudice al termine della prossima udienza, il 17 giugno.

p.v.

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