Cronaca

Carolina, prima resa dei conti per 5

Carolina, prima resa dei conti per 5
Cronaca 11 Aprile 2016 ore 17:11

NOVARA  -  Carolina, si terrà mercoledì 13 al Tribunale dei minori di Torino l’udienza preliminare per vagliare la richiesta della Procura di mandare a processo i 5 giovani novaresi, tutti nati negli anni ’97 e ’98, finiti sotto inchiesta a vario titolo all’indomani della morte della ragazzina, gettatasi dalla finestra della sua abitazione di Sant’Agabio nella notte del 5 gennaio 2013, vittima, a quanto pare, della multiforme fattispecie del cosiddetto cyberbullismo. Il gup potrà accogliere la richiesta del sostituto procuratore presso il Tribunale dei minorenni Valentina Sellaroli, oppure archiviare il procedimento (od eventualmente vagliare altre richieste o proposte dei difensori, avvocati Inghilleri, Donat Cattin, Inverardi, Negri, Tuntar, Bertozzi, Corica). Parti offese sono il padre di Carolina, Paolo Picchio (avvocato Anna Livia Pennetta), e la madre Cristina Isabel Zocca con le sue due figlie (avvocato Andrea Fanelli).

CASO NAZIONALE

La vicenda ha varcato i confini provinciali, e forse anche i limiti del “conoscibile” al di fuori delle carte processuali (oltretutto ricordiamo che tutti allora erano minorenni), ed è diventata non solo un caso nazionale bensì col tempo anche e soprattutto il simbolo della lotta al cyberbullismo, fenomeno prima se non sconosciuto del tutto sottovalutato. Un’eco “forte”, d’impatto, voluto e via via alimentato anche dai genitori e dai tanti che si sono impegnati in questa battaglia, con l’organizzazione e la partecipazione a dibattiti, seminari, conferenze, senza contare presenza sui media, trasmissioni televisive, interventi, interviste… per far sì, detto con parole crude, che la morte di Carolina - al di là delle eventuali responsabilità penali che saranno accertate dalla magistratura - servisse almeno a sollevare la questione, scuotere le coscienze, trovare rimedi. Spazi crescenti, dunque, e anche sul nostro giornale, che inizialmente aveva scelto di tenere un basso profilo. Se oggi il triste problema del cyberbullismo è all’ordine del giorno, se si va addirittura verso una nuova legge per arginare il fenomeno, è anche grazie a questo impegno comune scaturito da una tragedia e dal dolore di famigliari e amici di Carolina.

 

GENESI E TRAGEDIA

Stando a quanto ricostruito dagli inquirenti della Procura di Novara e della Procura dei minori di Torino - e poi vedremo i dettagli delle inchieste - tutto ebbe inizio nell’autunno del 2012 all’indomani della rottura della relazione fra Carolina, allora 14enne, e un ragazzo di 15 anni. Quest’ultimo non l’avrebbe presa bene, e avrebbe iniziato a emarginare e a tentare di estromettere l’ex fidanzatina dal giro di amici. Non riuscendoci, passò agli insulti, sia a voce che sui social, mettendo pesantemente in dubbio la moralità della ragazzina. Il 15enne riuscì dapprima a coinvolgere un suo amico, già maggiorenne, a sua volta lasciato da Carolina a fine novembre di quell’anno, e poi anche altri amici. In due parole: offese, insulti, umiliazioni di tutti i tipi, in pubblico e on line, senza che in pratica Carolina potesse difendersi. E che la minarono moralmente e psicologicamente. Tutto ciò sostanzialmente fino alla fine di quell’anno. Addirittura in quel dicembre 2012 la ragazzina chiese e ottenne di cambiare scuola, passando dal “Bellini” al “Pascal” di Romentino. Sempre in quel dicembre, il 5 e il 15, si tennero 2 feste, assenti i due ex fidanzatini, caratterizzate a quanto pare e purtroppo dall’eccessivo consumo di alcol da parte dei presenti, Carolina compresa. Durante la festa del 15, abusando dello stato di semiincoscienza della giovane, alcuni amici, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, avrebbero sostanzialmente allungato le mani configurando la fattispecie degli abusi sessuali. Riprendendo il tutto in un video, fatto poi circolare su larga scala. Ciò contribuì ad alimentare e ad accentuare la campagna di denigrazione nei confronti di Carolina, che apprese di quanto avvenuto durante quella festa, e dell’esistenza del video, al ritorno dalle vacanze natalizie all’estero. Un dramma, un terribile shock che, sempre secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe sfociato nel tragico gesto del 5 gennaio. Carolina lo spiegò e motivò in un biglietto, poche ma eloquenti frasi (con alcuni nomi) come ad esempio: “Le parole fanno più male delle botte… Siete così insensibili… Spero che ora capirete”. In casa quella notte c’era il padre, che fu svegliato dai Carabinieri: la figlia era in strada, morta.

 

LE INCHIESTE 

Ci sono (state) 3 inchieste, motu proprio e su esposti dei genitori, con in totale 6 indagati, 5 a Torino (in quanto minorenni, al vaglio della competente Procura) e il sesto a Novara (l’ex fidanzatino già maggiorenne all’epoca della tragedia). Vediamo i dettagli, tenendo ben presente che si tratta di ipotesi accusatorie (a vario titolo di stalking, diffamazione,  violenza sessuale di gruppo, pornografia minorile, detenzione di materiale pornografico, spaccio di sostanze stupefacenti, “morte come conseguenza di altro reato”), e che si è innocenti fino a condanna definitiva.

Paolo Viviani

Leggi il servizio integrale sul Corriere di Novara in edicola

NOVARA  -  Carolina, si terrà mercoledì 13 al Tribunale dei minori di Torino l’udienza preliminare per vagliare la richiesta della Procura di mandare a processo i 5 giovani novaresi, tutti nati negli anni ’97 e ’98, finiti sotto inchiesta a vario titolo all’indomani della morte della ragazzina, gettatasi dalla finestra della sua abitazione di Sant’Agabio nella notte del 5 gennaio 2013, vittima, a quanto pare, della multiforme fattispecie del cosiddetto cyberbullismo. Il gup potrà accogliere la richiesta del sostituto procuratore presso il Tribunale dei minorenni Valentina Sellaroli, oppure archiviare il procedimento (od eventualmente vagliare altre richieste o proposte dei difensori, avvocati Inghilleri, Donat Cattin, Inverardi, Negri, Tuntar, Bertozzi, Corica). Parti offese sono il padre di Carolina, Paolo Picchio (avvocato Anna Livia Pennetta), e la madre Cristina Isabel Zocca con le sue due figlie (avvocato Andrea Fanelli).

 

CASO NAZIONALE

La vicenda ha varcato i confini provinciali, e forse anche i limiti del “conoscibile” al di fuori delle carte processuali (oltretutto ricordiamo che tutti allora erano minorenni), ed è diventata non solo un caso nazionale bensì col tempo anche e soprattutto il simbolo della lotta al cyberbullismo, fenomeno prima se non sconosciuto del tutto sottovalutato. Un’eco “forte”, d’impatto, voluto e via via alimentato anche dai genitori e dai tanti che si sono impegnati in questa battaglia, con l’organizzazione e la partecipazione a dibattiti, seminari, conferenze, senza contare presenza sui media, trasmissioni televisive, interventi, interviste… per far sì, detto con parole crude, che la morte di Carolina - al di là delle eventuali responsabilità penali che saranno accertate dalla magistratura - servisse almeno a sollevare la questione, scuotere le coscienze, trovare rimedi. Spazi crescenti, dunque, e anche sul nostro giornale, che inizialmente aveva scelto di tenere un basso profilo. Se oggi il triste problema del cyberbullismo è all’ordine del giorno, se si va addirittura verso una nuova legge per arginare il fenomeno, è anche grazie a questo impegno comune scaturito da una tragedia e dal dolore di famigliari e amici di Carolina.

 

GENESI E TRAGEDIA

Stando a quanto ricostruito dagli inquirenti della Procura di Novara e della Procura dei minori di Torino - e poi vedremo i dettagli delle inchieste - tutto ebbe inizio nell’autunno del 2012 all’indomani della rottura della relazione fra Carolina, allora 14enne, e un ragazzo di 15 anni. Quest’ultimo non l’avrebbe presa bene, e avrebbe iniziato a emarginare e a tentare di estromettere l’ex fidanzatina dal giro di amici. Non riuscendoci, passò agli insulti, sia a voce che sui social, mettendo pesantemente in dubbio la moralità della ragazzina. Il 15enne riuscì dapprima a coinvolgere un suo amico, già maggiorenne, a sua volta lasciato da Carolina a fine novembre di quell’anno, e poi anche altri amici. In due parole: offese, insulti, umiliazioni di tutti i tipi, in pubblico e on line, senza che in pratica Carolina potesse difendersi. E che la minarono moralmente e psicologicamente. Tutto ciò sostanzialmente fino alla fine di quell’anno. Addirittura in quel dicembre 2012 la ragazzina chiese e ottenne di cambiare scuola, passando dal “Bellini” al “Pascal” di Romentino. Sempre in quel dicembre, il 5 e il 15, si tennero 2 feste, assenti i due ex fidanzatini, caratterizzate a quanto pare e purtroppo dall’eccessivo consumo di alcol da parte dei presenti, Carolina compresa. Durante la festa del 15, abusando dello stato di semiincoscienza della giovane, alcuni amici, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, avrebbero sostanzialmente allungato le mani configurando la fattispecie degli abusi sessuali. Riprendendo il tutto in un video, fatto poi circolare su larga scala. Ciò contribuì ad alimentare e ad accentuare la campagna di denigrazione nei confronti di Carolina, che apprese di quanto avvenuto durante quella festa, e dell’esistenza del video, al ritorno dalle vacanze natalizie all’estero. Un dramma, un terribile shock che, sempre secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe sfociato nel tragico gesto del 5 gennaio. Carolina lo spiegò e motivò in un biglietto, poche ma eloquenti frasi (con alcuni nomi) come ad esempio: “Le parole fanno più male delle botte… Siete così insensibili… Spero che ora capirete”. In casa quella notte c’era il padre, che fu svegliato dai Carabinieri: la figlia era in strada, morta.

 

LE INCHIESTE 

Ci sono (state) 3 inchieste, motu proprio e su esposti dei genitori, con in totale 6 indagati, 5 a Torino (in quanto minorenni, al vaglio della competente Procura) e il sesto a Novara (l’ex fidanzatino già maggiorenne all’epoca della tragedia). Vediamo i dettagli, tenendo ben presente che si tratta di ipotesi accusatorie (a vario titolo di stalking, diffamazione,  violenza sessuale di gruppo, pornografia minorile, detenzione di materiale pornografico, spaccio di sostanze stupefacenti, “morte come conseguenza di altro reato”), e che si è innocenti fino a condanna definitiva.

Paolo Viviani

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