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Caso “My Car”: diversi processi riuniti in uno solo

Caso “My Car”: diversi processi riuniti in uno solo
Cronaca 24 Luglio 2015 ore 16:36

NOVARA – Nuova udienza, a Palazzo di Giustizia, mercoledì mattina 15 luglio, per la vicenda “My Car”. Un caso che aveva tenuto banco in città tra il 2012 e il 2013 e che ha riguardato un’autofficina che all’epoca aveva la sua sede in viale Gherzi. Molti acquirenti di autoveicoli nuovi avevano denunciato alle associazioni di consumatori che, pur avendo già versato contanti o assegni per l’acquisto dell’auto, il veicolo richiesto non era mai stato consegnato, mai era arrivato, dunque, a destinazione. Tardava, insomma, ad arrivare.

Una faccenda per cui si trova ora sul banco degli imputati la novarese Alessia Nardin, 45 anni, presidente e socio unico dell’autofficina, difesa dall’avvocato Pierantonio Galimberti. Le accuse che le muove la Procura sono di appropriazione indebita, truffa, falso e sostituzione di persona.

Queste prime udienze a Palazzo Fossati sono state solo un prologo per il vero e proprio processo che si terrà poi il 20 giugno 2016. Udienze ‘filtro’, in cui sono state fissate le date dei prossimi appuntamenti ed è stato deciso, su stessa richiesta del legale della donna (poi accolta), l’accorpamento di una serie di processi, altre ‘costole’ dell’inchiesta principale, tutte, insomma, legate all’autofficina di viale Gherzi.

49 le presunte vittime. Di queste solo sei si sono costituite parte civile, assistite da diversi avvocati di Novara. Automobilisti che tentano di rientrare dei contanti versati all’epoca, pur se sono a conoscenza del fatto che la donna non ha disponibilità finanziarie (è seguita dal legale con il sistema del gratuito patrocinio). La donna ha sempre sostenuto, nella sua difesa, come la società non attraversasse un buon momento, situazione che aveva portato al ritardo nelle consegne. Non è escluso che la 45enne ricorra a riti alternativi. La società risulta tra l’altro fallita nel dicembre 2013. Nel processo sono due i filoni d’inchiesta: una per alcune presunte appropriazioni indebite e un’altra per presunte truffe. 

 

mo.c.


NOVARA – Nuova udienza, a Palazzo di Giustizia, mercoledì mattina 15 luglio, per la vicenda “My Car”. Un caso che aveva tenuto banco in città tra il 2012 e il 2013 e che ha riguardato un’autofficina che all’epoca aveva la sua sede in viale Gherzi. Molti acquirenti di autoveicoli nuovi avevano denunciato alle associazioni di consumatori che, pur avendo già versato contanti o assegni per l’acquisto dell’auto, il veicolo richiesto non era mai stato consegnato, mai era arrivato, dunque, a destinazione. Tardava, insomma, ad arrivare.

Una faccenda per cui si trova ora sul banco degli imputati la novarese Alessia Nardin, 45 anni, presidente e socio unico dell’autofficina, difesa dall’avvocato Pierantonio Galimberti. Le accuse che le muove la Procura sono di appropriazione indebita, truffa, falso e sostituzione di persona.

Queste prime udienze a Palazzo Fossati sono state solo un prologo per il vero e proprio processo che si terrà poi il 20 giugno 2016. Udienze ‘filtro’, in cui sono state fissate le date dei prossimi appuntamenti ed è stato deciso, su stessa richiesta del legale della donna (poi accolta), l’accorpamento di una serie di processi, altre ‘costole’ dell’inchiesta principale, tutte, insomma, legate all’autofficina di viale Gherzi.

49 le presunte vittime. Di queste solo sei si sono costituite parte civile, assistite da diversi avvocati di Novara. Automobilisti che tentano di rientrare dei contanti versati all’epoca, pur se sono a conoscenza del fatto che la donna non ha disponibilità finanziarie (è seguita dal legale con il sistema del gratuito patrocinio). La donna ha sempre sostenuto, nella sua difesa, come la società non attraversasse un buon momento, situazione che aveva portato al ritardo nelle consegne. Non è escluso che la 45enne ricorra a riti alternativi. La società risulta tra l’altro fallita nel dicembre 2013. Nel processo sono due i filoni d’inchiesta: una per alcune presunte appropriazioni indebite e un’altra per presunte truffe. 

 

mo.c.


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