Cronaca

Cattedrale gremita per i funerali della dottoressa Fossaceca

Cattedrale gremita per i funerali della dottoressa Fossaceca
Cronaca 06 Dicembre 2015 ore 18:49

NOVARA – E’ un ricordo sentito e che rimanda al suo impegno per gli altri, al grande cuore che l’ha spinta sino in Kenya, per aiutare i bambini in difficoltà, quello che il vescovo di Novara, monsignor Franco Giulio Brambilla, fa di Rita Fossaceca, nella sua omelia ai funerali che oggi pomeriggio, domenica 6 dicembre, hanno visto un Duomo gremito in ogni ordine di posti.

Presenti il sindaco Andrea Ballarè, il professor Alessandro Carriero, direttore della Radiologia del Maggiore, dove la dottoressa lavorava e presidente di For Life onlus, l’associazione internazionale umanitaria per la quale Fossaceca si trovava in Kenya, il direttore generale del nosocomio novarese, Mario Minola, famigliari, amici, colleghi. E Domenico Santorelli, primo cittadino di Trivento, in provincia di Campobasso, paese d’origine della dottoressa.

NOVARA – E’ un ricordo sentito e che rimanda al suo impegno per gli altri, al grande cuore che l’ha spinta sino in Kenya, per aiutare i bambini in difficoltà, quello che il vescovo di Novara, monsignor Franco Giulio Brambilla, fa di Rita Fossaceca, nella sua omelia ai funerali che oggi pomeriggio, domenica 6 dicembre, hanno visto un Duomo gremito in ogni ordine di posti. A celebrare le esequie, con il vescovo Brambilla, anche il vescovo di Trivento, monsignor Domenico Angelo Scotti.

Presenti il sindaco Andrea Ballarè, il professor Alessandro Carriero, direttore della Radiologia del Maggiore, dove la dottoressa lavorava e presidente di For Life onlus, l’associazione internazionale umanitaria per la quale Fossaceca si trovava in Kenya, il direttore generale del nosocomio novarese, Mario Minola, famigliari, amici, colleghi. C’era anche Domenico Santorelli, primo cittadino di Trivento, in provincia di Campobasso, paese d’origine della dottoressa. E poi i presidenti della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, e della Regione Molise, Paolo di Laura Frattura.
““Voglio aprire un orfanotrofio!”: così un giorno Rita entrò decisa comunicando la sua intenzione al prof. Carriero, Direttore di radiologia a Novara. Egli ne rimase profondamente colpito, cercando di avanzare anche qualche obiezione per la difficoltà dell’impresa – ha raccontato in Cattedrale il vescovo – Ma, come si sa, è difficile resistere all’impulso del cuore, quando si presenta in modo irresistibile. Per giunta è impossibile sfuggire all’intuizione del genio femminile, alla volontà di una donna quando sente che la vita chiama. A tale appello non si può dire di no. Con l’aiuto della fondazione umanitaria For Life Onlus, di cui è presidente lo stesso prof. Carriero, in questi anni la dottoressa Fossaceca ha coinvolto molti colleghi e amici. Quest’ultima volta Rita aveva portato con sé il papà, la mamma e lo zio don Luigi. Per mostrare il suo orfanotrofio, il gioiello del suo cuore di donna che amava la vita. Era la sera della partenza, avevano appena finito la festa d’addio (sarebbero rientrati nella notte), quando l’irruzione di uomini armati ha cominciato a far violenza. Rita si è buttata a difendere la madre, facendole da scudo ed è partito il colpo mortale”.
Ancora il vescovo: “Cara Rita, ti abbracciamo tutti, con gli occhi colmi di pianto, qui nella tua Novara, città di elezione. Ci stringiamo al tuo papà e alla tua mamma, allo zio don Luigi, alle due amiche infermiere che erano con te, a tutti i tuoi colleghi, allievi, all’Ospedale a cui hai dato tanto, e alle persone che ti volevano e ti vogliono bene. Anche noi sentiamo che una parte di noi è venuta meno, che hai dato la vita per i poveri, difendendo il tuo orfanotrofio”.
Un gesto, quello di volere un orfanotrofio, “che è il senso di tutta la sua vita. Era la sua passione, ne parlava ai colleghi, raccoglieva risorse, invitava altri a dare una mano, a collaborare con lei, a fare le ferie in modo alternativo. La stessa parola “orfanotrofio” contiene la perla preziosa della sua intuizione umana. Il termine deriva dal greco che significa “luogo di cura degli orfani” (orphanós + trépho: verbo che significa nutrire, curare, educare). Ecco questo era il richiamo dell’Africa che le aveva trafitto il cuore. C’erano semplicemente dei bambini orfani malati, soli, poveri che avevano bisogno di nutrimento, cura e prossimità. Il richiamo era impellente e, se ti prende una volta, diventa irresistibile. Lo chiamano mal d’Africa. Molti dei nostri missionari, preti e laici, una volta andati, non sono più voluti tornare. Rita era una persona generosa, solare, che non si tirava indietro, quando c’era da aiutare qualcuno. I colleghi la ricordano come una persona con cui era piacevole lavorare. Precisa nella sua professione, che richiedeva molta attenzione e che la metteva in contatto con quasi tutti i reparti dell’Ospedale”.

Un aiuto che la dottoressa non portava solo in Africa, ma anche nella sua città d’adozione, ovunque si trovasse. Contagiava tutti con il suo desiderio innato di aiutare, di fare del bene. A Novara, ha ricordato monsignor Brambilla, “ha aiutato in diverse occasioni l’Ambulatorio di suor Nemesia; la stessa dottoressa Fossaceca si era incontrata con suor Nemesia per capire le cose di cui aveva necessità”.
Il gesto di Rita, “in un tempo dove l’angoscia ci circonda da ogni parte, è un raggio di luce. Mentre ci avvolge da ogni parte la paura del terrore, la tua scelta di aprire un “luogo di cura per gli orfani” è un balsamo sulle nostre paure, è una stella che brilla nelle nostre tenebre”.

“Carissimi, diamo l’ultimo saluto a Rita dopo un mese tremendo pieno d’immagini di morte, in cui la paura ha attraversato come un brivido l’Europa, e molti l’hanno brandita per farci ancora più paura. In un lontano paese dell’Africa intanto, silenziosamente, una donna, una di noi, faceva prevalere la vita sulla morte, e per questo ha dato la sua vita. Come molti qui da noi, tanti hanno continuato silenzio­samente, ma tenacemente, a soccorrere, a educare, ad aiutare, a fare onestamente il proprio lavoro, a servire la città, a far crescere il Paese…”. Quindi, ai colleghi, agli allievi e amici dell’ospedale di Novara e al professor Alessandro Carriero, presidente di For Life e direttore della Radiologia novarese: “vi siamo grati per il vostro diuturno e instancabile servizio alla vita, che ha trovato nella dottoressa Fossaceca il suo simbolo più eloquente. E tutti voi che l’avete conosciuta e stimata, non ammainate la sua bandiera, non disperdete l’eredità di Rita! Vorrei che la sua eredità s’imprimesse nella nostra mente e nella nostra memoria con una bella immagine che ho visto in questi giorni. I bambini nel suo orfanotrofio sono schierati in fila. Rita sta visitando un piccolo ragazzino, increspato di riccioli. Il suo viso non è macilento. Sembra in salute. È in fila con gli altri e si fa visitare con il fonendoscopio il cuore. La dottoressa sorride e sembra dirgli: “Va tutto bene!”. Il ragazzo ha il volto orgoglioso e felice e pare rispondere: “Finalmente c’è chi mi ha ascoltato il cuore. Non sono più orfano!””.
Monica Curino

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foto Martignoni 

Per saperne di più leggi l’articolo sul Corriere di Novara in edicola lunedì 7 dicembre