Cronaca

Cave, nuovi controlli e un vertice

Cave, nuovi controlli e un vertice
Cronaca 05 Novembre 2015 ore 08:20

NOVARA - Sicuramente solo una coincidenza, ma all’indomani della dura nota di Ain e Api del 30 ottobre su cave e controlli sono scattate ispezioni (lunedì e martedì) in alcune aree estrattive nel territorio di Romentino, e, a quanto ci risulta, si è tenuto anche un vertice in Prefettura (martedì a mezzogiorno) con le Forze dell’ordine.

La dura presa di posizione degli industriali ha di fatto lasciato il segno e confermato la delicatezza e la strettissima attualità della tematica in questione. L’Ovest Ticino non sarà una “Terra dei fuochi”, come ha più volte sottolineato il rappresentante di Governo, ma la situazione generale richiede massima attenzione e - come chiosano Ain e Api - Protocolli da concretizzare, controlli veri e continuativi, sanzioni pesanti per i trasgressori, il tutto a tutela dell’ambiente e delle imprese oneste («…affinché si intraprendano le necessarie azioni sanzionatorie verso quei contesti sleali e fuorilegge che portano a un aggravamento della crisi delle nostre aziende più sane»).

Con la stesura del famoso Protocollo prefettizio, ricordano Ain e Api, vennero infatti «previste e annunciate costanti azioni di controllo e verifica delle attività di cava» che però, «seppur auspicate e condivise da tutti gli attori della filiera», a oggi non avrebbero dato seguito «a interventi risolutivi. Sono quanto mai necessari il costante svolgimento degli accertamenti antimafia, l’inasprimento delle sanzioni, la verifica dei procedimenti autorizzativi e l’attività ispettiva nei siti interessati, perché il sistema non ha ancora raggiunto i risultati attesi». Ovvero, stando almeno alle due associazioni: «Se tutto quanto previsto dal Protocollo venisse applicato con più regolarità ed efficacia oggi non ci troveremmo a commentare i “soliti” articoli di denuncia di possibili infiltrazioni o conferimenti abusivi». Sia chiaro: si cerca di fare il possibile, tenendo conto di problematiche relative a burocrazia, coordinamento, conflitti di competenze, mezzi e uomini a disposizione e anche costi. Come detto fra lunedì e martedì Forestale e Arpa hanno effettuato controlli e sondaggi in una area estrattiva - siamo nel territorio di Romentino - adiacente a un’altra da poco dissequestrata dalla magistratura. A margine, ma non troppo, e segno che l’attenzione è alta e che le indagini si fanno: a oggi nell’Ovest Ticino risultano 4 (cava Marcoli a parte) le aree, di proprietari diversi, tuttora sotto sequestro (una su iniziativa della Dia di Milano) perchè erano stati rinvenuti materiali non conformi (sostanzialmente rifiuti). Ora Forestale e Arpa esamineranno quanto rinvenuto in loco nelle due giornate di controlli.

Paolo Viviani

leggi l’articolo integrale sul Corriere di Novara di giovedì 5 novembre

NOVARA - Sicuramente solo una coincidenza, ma all’indomani della dura nota di Ain e Api del 30 ottobre su cave e controlli sono scattate ispezioni (lunedì e martedì) in alcune aree estrattive nel territorio di Romentino, e, a quanto ci risulta, si è tenuto anche un vertice in Prefettura (martedì a mezzogiorno) con le Forze dell’ordine.

La dura presa di posizione degli industriali ha di fatto lasciato il segno e confermato la delicatezza e la strettissima attualità della tematica in questione. L’Ovest Ticino non sarà una “Terra dei fuochi”, come ha più volte sottolineato il rappresentante di Governo, ma la situazione generale richiede massima attenzione e - come chiosano Ain e Api - Protocolli da concretizzare, controlli veri e continuativi, sanzioni pesanti per i trasgressori, il tutto a tutela dell’ambiente e delle imprese oneste («…affinché si intraprendano le necessarie azioni sanzionatorie verso quei contesti sleali e fuorilegge che portano a un aggravamento della crisi delle nostre aziende più sane»).

Con la stesura del famoso Protocollo prefettizio, ricordano Ain e Api, vennero infatti «previste e annunciate costanti azioni di controllo e verifica delle attività di cava» che però, «seppur auspicate e condivise da tutti gli attori della filiera», a oggi non avrebbero dato seguito «a interventi risolutivi. Sono quanto mai necessari il costante svolgimento degli accertamenti antimafia, l’inasprimento delle sanzioni, la verifica dei procedimenti autorizzativi e l’attività ispettiva nei siti interessati, perché il sistema non ha ancora raggiunto i risultati attesi». Ovvero, stando almeno alle due associazioni: «Se tutto quanto previsto dal Protocollo venisse applicato con più regolarità ed efficacia oggi non ci troveremmo a commentare i “soliti” articoli di denuncia di possibili infiltrazioni o conferimenti abusivi». Sia chiaro: si cerca di fare il possibile, tenendo conto di problematiche relative a burocrazia, coordinamento, conflitti di competenze, mezzi e uomini a disposizione e anche costi. Come detto fra lunedì e martedì Forestale e Arpa hanno effettuato controlli e sondaggi in una area estrattiva - siamo nel territorio di Romentino - adiacente a un’altra da poco dissequestrata dalla magistratura. A margine, ma non troppo, e segno che l’attenzione è alta e che le indagini si fanno: a oggi nell’Ovest Ticino risultano 4 (cava Marcoli a parte) le aree, di proprietari diversi, tuttora sotto sequestro (una su iniziativa della Dia di Milano) perchè erano stati rinvenuti materiali non conformi (sostanzialmente rifiuti). Ora Forestale e Arpa esamineranno quanto rinvenuto in loco nelle due giornate di controlli.

Paolo Viviani

leggi l’articolo integrale sul Corriere di Novara di giovedì 5 novembre