Chiesti 3 anni per un 64enne a processo per usura

Chiesti 3 anni per un 64enne a processo per usura
Cronaca 15 Maggio 2015 ore 22:37

NOVARA – Tre anni di reclusione con l’applicazione delle attenuanti generiche e 9mila euro di multa. E’ la pena richiesta venerdì mattina 15 maggio, in Tribunale a Novara, dal pm Silvia Baglivo, a chiusura della sua requisitoria, nel processo a carico di Luciano Maccapani, 64enne di Biella, alla sbarra con le accuse di usura, rapina e resistenza a pubblico ufficiale.

Stando all’accusa l’uomo aveva fatto un prestito a due anziani coniugi, due agricoltori. Prestito sulla cui cifra non ci sarebbe una certezza esatta. Si sarebbe trattato, comunque, di 20mila euro. La coppia stava vivendo un periodo di serie difficoltà economiche e, così, si era rivolta al 64enne, almeno per fronteggiare le necessità più urgenti.
Tutto era partito nel 2010. Stando alla denuncia dei due anziani, qualche mese dopo l’uomo avrebbe chiesto, per il prestito eseguito, la restituzione di 25mila euro. Il 64enne, stando alla denuncia fatta ai carabinieri, si sarebbe presentato al cancello dell’azienda dei due coniugi con l’obiettivo di riavere indietro quanto gli era dovuto. E qui la situazione, a quanto pare, era peggiorata. Non ottenendo nulla, il 64enne li avrebbe aggrediti e spintonati. Parrebbe si fosse impadronito del telecomando del cancello e, quindi, entrato nella proprietà della coppia, sarebbe salito su un’autovettura già a lui intestata, ma comunque rimasta a disposizione dei due coniugi. Se n’era poi andato. Era stato raggiunto dai militari, che avevano arrestato l’uomo. A quanto risulta, il 64enne avrebbe reagito all’intervento dei carabinieri.
Parte civile è l’anziano coniuge (la moglie è deceduta nel 2012), assistito dall’avvocato Giuliano Prelli. La parte civile si è accodata alle richieste del pm. Il difensore, invece, ha chiesto l’assoluzione per tutti i capi. Per l’usura con formula piena, per i restanti capi d’imputazione con la formula dubitativa.
“Il mio assistito ammette il prestito. Voleva entrare nell’azienda agricola, ma non ha riavuto indietro neppure un euro – ha sostenuto l’avvocato Occhipinti – Non c’è stata alcuna dazione di interessi e non c’è stata una promessa usuraria, come si evince dalle parole rese dalla parte offesa. Per questo non vedo il reato di usura». L’udienza è stata aggiornata al 23 giugno.

mo.c.

NOVARA – Tre anni di reclusione con l’applicazione delle attenuanti generiche e 9mila euro di multa. E’ la pena richiesta venerdì mattina 15 maggio, in Tribunale a Novara, dal pm Silvia Baglivo, a chiusura della sua requisitoria, nel processo a carico di Luciano Maccapani, 64enne di Biella, alla sbarra con le accuse di usura, rapina e resistenza a pubblico ufficiale.

Stando all’accusa l’uomo aveva fatto un prestito a due anziani coniugi, due agricoltori. Prestito sulla cui cifra non ci sarebbe una certezza esatta. Si sarebbe trattato, comunque, di 20mila euro. La coppia stava vivendo un periodo di serie difficoltà economiche e, così, si era rivolta al 64enne, almeno per fronteggiare le necessità più urgenti.
Tutto era partito nel 2010. Stando alla denuncia dei due anziani, qualche mese dopo l’uomo avrebbe chiesto, per il prestito eseguito, la restituzione di 25mila euro. Il 64enne, stando alla denuncia fatta ai carabinieri, si sarebbe presentato al cancello dell’azienda dei due coniugi con l’obiettivo di riavere indietro quanto gli era dovuto. E qui la situazione, a quanto pare, era peggiorata. Non ottenendo nulla, il 64enne li avrebbe aggrediti e spintonati. Parrebbe si fosse impadronito del telecomando del cancello e, quindi, entrato nella proprietà della coppia, sarebbe salito su un’autovettura già a lui intestata, ma comunque rimasta a disposizione dei due coniugi. Se n’era poi andato. Era stato raggiunto dai militari, che avevano arrestato l’uomo. A quanto risulta, il 64enne avrebbe reagito all’intervento dei carabinieri.
Parte civile è l’anziano coniuge (la moglie è deceduta nel 2012), assistito dall’avvocato Giuliano Prelli. La parte civile si è accodata alle richieste del pm. Il difensore, invece, ha chiesto l’assoluzione per tutti i capi. Per l’usura con formula piena, per i restanti capi d’imputazione con la formula dubitativa.
“Il mio assistito ammette il prestito. Voleva entrare nell’azienda agricola, ma non ha riavuto indietro neppure un euro – ha sostenuto l’avvocato Occhipinti – Non c’è stata alcuna dazione di interessi e non c’è stata una promessa usuraria, come si evince dalle parole rese dalla parte offesa. Per questo non vedo il reato di usura». L’udienza è stata aggiornata al 23 giugno.

mo.c.