Chiesti due anni di reclusione per un 52enne a processo per danneggiamento e istigazione alla corruzione

Chiesti due anni di reclusione per un 52enne a processo per danneggiamento e istigazione alla corruzione
Cronaca 28 Aprile 2015 ore 22:02

NOVARA – Due anni di reclusione. E’ la pena richiesta, in Tribunale a Novara, al processo a carico di Salvatore Panepinto, 52enne novarese, alla sbarra con le accuse di istigazione alla corruzione e danneggiamento. Stando all’accusa, pm Ciro Caramore, il 52enne, assistito dall’avvocato Alessandro Brustia, avrebbe colpito con una caraffa la vetrina di un mobilificio di corso Milano, tentando poi, sempre per l’accusa, di offrire 50 euro ai Carabinieri intervenuti, probabilmente per chiudere un occhio. Una tesi, questa, sempre rigettata dall’imputato, che, anzi, sostiene di aver voluto semmai risarcire il mobiliere.

NOVARA – Due anni di reclusione. E’ la pena richiesta, in Tribunale a Novara, al processo a carico di Salvatore Panepinto, 52enne novarese, alla sbarra con le accuse di istigazione alla corruzione e danneggiamento. Stando all’accusa, pm Ciro Caramore, il 52enne, assistito dall’avvocato Alessandro Brustia, avrebbe colpito con una caraffa la vetrina di un mobilificio di corso Milano, tentando poi, sempre per l’accusa, di offrire 50 euro ai Carabinieri intervenuti, probabilmente per chiudere un occhio. Una tesi, questa, sempre rigettata dall’imputato, che, anzi, sostiene di aver voluto semmai risarcire il mobiliere.
In aula è stato ascoltato un carabiniere intervenuto e poi l’imputato ha rilasciato spontanee dichiarazioni. «Quando abbiamo voluto identificarlo, ha detto che era di passaggio. Poi ha ammesso che era stato lui e ha estratto 50 euro dal portafoglio, dicendo che ce li dava se non l’avessimo denunciato. Era alticcio». Diversa la versione fornita dal 52enne: «Sono estraneo alle accuse. Avevo un po’ bevuto e stavo rientrando a casa. Sono entrato nel mobilificio perché questi negozi hanno spesso quadri che mi interessano. Sono poi uscito e mi ha raggiunto il proprietario, dicendomi che avevo danneggiato qualcosa nel negozio. Gli ho così offerto 50 euro che avevo in tasca. Intanto sono sopraggiunti i Carabinieri e ho cercato di spiegare cosa fosse successo. Momenti in cui avevo ancora in mano quei 50 euro, quelli destinati al mobiliere. Non erano certo per i militari: non ho lanciato alcuna brocca». Il difensore ha chiesto l’assoluzione. «Nessuno – ha sostenuto – ha visto Panepinto lanciare la caraffa. I militari dicono che era indicato, ma nessuno ha riferito che era stato lui. Inoltre quei soldi non erano per i Carabinieri, erano quelli offerti al mobiliere. Lo dimostra il fatto che Panepinto non aveva il portafoglio. L’ho accertato dalle schede verificate in carcere. Non ce l’aveva. Tiene sempre i contanti nelle tasche». L’udienza è stata, quindi, aggiornata al 5 maggio.

mo.c.