Il caso

Cinghiali nei campi: protestano gli agricoltori ad Agrate Conturbia

Le parole dell'agricoltore Stefano Baraldi

Cinghiali nei campi: protestano gli agricoltori ad Agrate Conturbia
Arona, 13 Maggio 2020 ore 09:57

Cinghiali nei campi: gli agricoltori protestano ad Agrate Conturbia per i danni causati in questo periodo.

Cinghiali nei campi ad Agrate

Coltivatori e allevatori sono categorie che da anni denunciano problemi, aggravati ora dalla pandemia. Ne sa qualcosa Stefano Baraldi, titolare in paese di un’azienda agricola, il cui punto di vista appare molto chiaro: “Il Governo – dice – nella filiera in generale dovrebbe limitare la burocrazia e darci modo di commerciare il prodotto in modo diretto. La grande distribuzione ci rovina e tramite noi il cittadino compra un prodotto genuino, ne conosce l’origine e aiuta il suo territorio. Il virus poi ha bloccato qualunque tipo di caccia di selezione. Gli animali fanno ciò che vogliono nei campi, con un peggioramento dei soliti problemi a mais, prati e semine in terreni privati. Un altro errore enorme: hanno fermato per troppo tempo officine e distributori di pezzi di ricambio. Non si può consentire di lavorare da un lato e dall’altro stoppare i mezzi agricoli, ancora oggi conosco gente che ha trattori e aratri immobili”.

Le difficoltà degli agricoltori

“E sempre per il virus buona parte dei concimi e delle sementi, soprattutto del mais, vengono dall’estero – prosegue Baraldi – abbiamo scorte anche in Italia, ma, esaurite queste, i camionisti non sono venuti quasi più a portare merce perché, rientrati nei loro Paesi, erano sottoposti alla quarantena. Vorrei sfatare un aspetto: il fatto che a inizio epidemia venissero svaligiati i supermercati non vuol dire che noi del comparto carne abbiamo fatto i soldi. Ha venduto chi era collegato a mense, ma chi rifornisce catering e ristoranti è rimasto fermo. Io mi occupo della linea vacca-vitello, sono riuscito a salvarmi, ma chi lavora all’ingrasso e porta la bestia fino alla macellazione ha problemi seri. Alla filiera del latte io vendo fieno, ma per il gorgonzola di fascia alta che viene venduto all’estero è stato chiesto ai produttori di ridurre la quantità di latte prodotto. Questo è assurdo perché indebolisci questo anello della catena produttiva”.

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