Cronaca

Contatti forse per un ‘colpo’ con gli scippatori incappucciati. Per il Tribunale non c’entrano

Contatti forse per un ‘colpo’ con gli scippatori incappucciati. Per il Tribunale non c’entrano
Cronaca 05 Marzo 2016 ore 12:00

NOVARA, 5 MAR – Sin dall’inizio hanno rigettato ogni addebito: «non c’entriamo nulla con Popovici, non c’entriamo con gli scippatori incappucciati. Lo abbiamo incontrato una volta per pochi minuti e poi mai più». E ieri pomeriggio, venerdì 4 marzo, in Tribunale a Novara, i giudici hanno dato loro ragione.

Sono quattro i novaresi finiti alla sbarra per ‘quasi reato di rapina in concorso’, imputazione per cui non si può avere una pena, ma, nel caso, solo una misura di sicurezza. Sono Fedele Costadura, 53 anni, e Luciana Calamassi, di 50, marito e moglie, assistiti dall’avvocato Stefano Allegra e Cristina Costadura di 27 e Ibrahima Ndiaye, di 25 (lei figlia dei due e lui genero), assistiti dagli avvocati Sonia Mesiti e Michela Lazzari. A portarli sul banco degli imputati, alcune intercettazioni, secondo cui, per l’accusa, i quattro pare avessero contatti, forse per progettare qualche colpo, con Vlad Ioan Popovici, uno dei romeni arrestati a inizio 2014 per una serie di scippi violenti a Novara (gli ‘incappucciati’). Un’udienza durata pochi minuti. Il pm ha chiesto la non applicazione della misura per Calamassi, Cristina Costadura e Ndiaye per mancanza di prove della partecipazione con Popovici; ha, invece, chiesto una misura di sicurezza per Fedele Costadura: la libertà vigilata per tre anni. I giudici hanno respinto la richiesta di misura di sicurezza della libertà vigilata e si sono accodati alla richiesta del pm per la non applicazione della misura anche agli altri tre. Nessuno di loro, quindi, è mai stato collegato a Popovici per fare nuovi colpi.

mo.c.

 

Per saperne di più leggi il Corriere di Novara in edicola 


NOVARA – Sin dall’inizio hanno rigettato ogni addebito: «non c’entriamo nulla con Popovici, non c’entriamo con gli scippatori incappucciati. Lo abbiamo incontrato una volta per pochi minuti e poi mai più». E ieri pomeriggio, venerdì 4 marzo, in Tribunale a Novara, i giudici hanno dato loro ragione.

Sono quattro i novaresi finiti alla sbarra per ‘quasi reato di rapina in concorso’, imputazione per cui non si può avere una pena, ma, nel caso, solo una misura di sicurezza. Sono Fedele Costadura, 53 anni, e Luciana Calamassi, di 50, marito e moglie, assistiti dall’avvocato Stefano Allegra e Cristina Costadura di 27 e Ibrahima Ndiaye, di 25 (lei figlia dei due e lui genero), assistiti dagli avvocati Sonia Mesiti e Michela Lazzari. A portarli sul banco degli imputati, alcune intercettazioni, secondo cui, per l’accusa, i quattro pare avessero contatti, forse per progettare qualche colpo, con Vlad Ioan Popovici, uno dei romeni arrestati a inizio 2014 per una serie di scippi violenti a Novara (gli ‘incappucciati’). Un’udienza durata pochi minuti. Il pm ha chiesto la non applicazione della misura per Calamassi, Cristina Costadura e Ndiaye per mancanza di prove della partecipazione con Popovici; ha, invece, chiesto una misura di sicurezza per Fedele Costadura: la libertà vigilata per tre anni. I giudici hanno respinto la richiesta di misura di sicurezza della libertà vigilata e si sono accodati alla richiesta del pm per la non applicazione della misura anche agli altri tre. Nessuno di loro, quindi, è mai stato collegato a Popovici per fare nuovi colpi.

mo.c.

 

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