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Covid nelle Rsa, ecco la fotografia della situazione attuale

Il tema è estremamente d'attualità, ecco le maggiori criticità in provincia

Covid nelle Rsa, ecco la fotografia della situazione attuale
Cronaca Novara, 08 Dicembre 2020 ore 07:00

Covid nelle Rsa: il presidente Binatti interviene dopo la riunione della cabina di regia convocata per trattare l’argomento a inizio dicembre.

Covid nelle Rsa: si è riunita la cabina di regia

Si sono trovati a parlare della situazione delle Rsa novaresi i responsabili della Provincia che lo scorso 2 dicembre hanno preso parte alla riunione della cosiddetta “cabina di regia” delle Rsa. La prima parte della riunione ha riguardato specificatamente la situazione nelle Rsa della città di Novara, mentre nella seconda parte si è parlato di tutti i Comuni della provincia. L’obiettivo era monitorare la situazione di emergenza dettata dalla necessità di contenere la pandemia nelle Rsa. All’incontro erano presenti come sempre i rappresentanti della Prefettura, della Regione, delle Asl del territorio, dei Comuni, delle strutture interessate, dell’Ordine dei medici, di Confindustria, dei Consorzi Cisa, Ciss, Cisas, del Comune di Arona, di Anci Piemonte e dei sindacati Cgil, Cisl, Uil e Ugl.

Il focus su Novara

Per quanto riguarda il capoluogo “Su otto strutture residenziali per anziani – scrivono dalla Provincia – cinque sono, in diversa misura, interessate dal Covid: la situazione, secondo quanto è stato spiegato dai rappresentanti dell’Asl Novara, risulta essere comunque sotto controllo da parte delle autorità sanitarie. Per quanto riguarda la negativizzazione degli operatori è stato inoltre chiarito che la disciplina è dettata dalla normativa vigente, secondo la quale, dopo il ventunesimo giorno dalla prima positivizzazione, il ciclo della malattia risulta concluso e quindi il paziente asintomatico non è più fonte di contagio. Diversa è la situazione della possibilità di rientro degli operatori nelle Rsa dopo il ventunesimo giorno dal contagio, che deve essere valutata dal medico competente. Molti operatori, dopo il ventunesimo giorno vengono adibiti per attività protette non a contatto di altri soggetti, onde agevolare l’operatività delle strutture e la garanzia occupazionale. L’Asl ha sottoposto la problematica al Dipartimento Regionale per le Malattie infettive per ottenere maggiori chiarimenti”.

La situazione nel resto della provincia

La fotografia scattata da Palazzo Natta al resto della provincia è leggermente differente. Le difficoltà esistono, ma si presentano “a macchia di leopardo”. “A detta dell’Asl Novara la situazione è “a macchia di leopardo”, ma complessivamente sotto controllo – scrivono da Novara – nell’area Nord, su diciotto strutture solo cinque segnalano situazioni impegnative, mentre più problematica risulta essere la situazione dell’area Sud, in particolare per quanto riguarda le strutture di Trecate e Galliate, che presentano situazioni complessivamente gravi ma comunque in miglioramento. Sono state espresse preoccupazioni per l’aggravarsi della situazione economica per via della diminuzione degli ospiti, dell’insufficienza dei ristori, del peggioramento complessivo della situazione di bilancio delle strutture meno forti, ovvero quelle che non sono strutture socio-sanitarie, ma socio-assitenziali, che devono fare ricorso al personale esterno per le somministrazione delle terapie. L’estrema accortezza con la quale gli enti gestori hanno affrontato la pandemia non ha trovato contraltare in un adeguato sostegno economico delle misure adottate, soprattutto a confronto con gli interventi messi in campo dalle regioni limitrofe. Le organizzazioni sindacali hanno sottolineato i problemi già evidenziati, negli scorsi mesi, riguardanti la rivalutazione delle situazioni interne rispetto alle maggiori esigenze di minutaggio operatore-ospite, la valutazione dei pazienti Covid positivi che entrano nelle strutture rispetto alla fascia assistenziale da attribuire, la carenza di alberghi Covid e la mancata individuazione di Rsa Covid, esprimendo il timore che queste problematiche possano rendere irreversibili situazioni di mancata tutela degli anziani, di mancata tutela dei livelli occupazionali e di mancata tutela della salute degli operatori”.

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