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Ambiente

Dall’Università di Torino un’app per controllare la selvaggina

Basterà scattare una fotografia e condividerla per aiutare gli scienziati e ricevere informazioni sulle diverse specie.

Dall’Università di Torino un’app per controllare la selvaggina
Cronaca 19 Aprile 2021 ore 07:01

Una app sui telefonini cellulari per controllare e monitorare la selvaggina, così da poter diventare un po’ tutti delle vere e proprie “guardie ecologiche”, come riportano i colleghi di primaTorino.it

L’idea, improntata all’ambientalismo e alla partecipazione condivisa, è promossa dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare in collaborazione con l’Università di Torino.

Presentazione in streaming

Oggi, venerdì 16 aprile 2021, in diretta streaming sulla piattaforma Zoom è stato presentato alla stampa “MammalNet”, il progetto che ha l’obiettivo di monitorare e conservare i mammiferi selvatici europei tramite il coinvolgimento dei cittadini e l’utilizzo di una app specifica che gira sia su Android che su iPhone. In questo modo naturalisti, ambientalisti, escursionisti, cacciatori e cittadini parteciperanno attivamente alla cosiddetta citizen science, attraverso la condivisione delle proprie osservazioni. Si potrà contribuire direttamente alla comprensione della natura e della biodiversità, attività fondamentale per coadiuvare le ricerche faunistiche di pubblico interesse. Vengono offerti diversi strumenti tecnologici che possono aiutare i cittadini, e con loro gli studiosi, a documentare la presenza di mammiferi nel loro habitat naturale.

La app si chiama “iMammalia”

Il progetto mette a disposizione di tutti “iMammalia”, un’app gratuita disponibile per i dispositivi Android e iPhone, che permette di registrare e condividere avvistamenti di mammiferi o dei loro segni e tracce in modo semplice e veloce. L’app include inoltre guide per identificare le diverse specie e può memorizzare tutte le osservazioni in modo da fornire un registro dettagliato di tutti gli avvistamenti. Attraverso le informazioni caricate dagli utenti si potrà registrare quali specie siano presenti in un determinato territorio e avere una migliore percezione di quali specie invece potrebbero essere assenti. Queste informazioni sono importanti per comprendere e prevedere con precisione la distribuzione delle specie e verranno utilizzate per aiutare a creare il prossimo Atlante Europeo dei Mammiferi. Per di più, sembra anche divertente…

Specie facili e specie difficili

Pur senza essere esperti, molti cittadini sono perfettamente in grado di distinguere alcune specie di mammiferi, come conigli, lepri, volpi. Per altre specie tuttavia hanno bisogno del confronto di un esperto: chi riconosce a prima vista la differenza fra una vipera e una innocua biscia, oppure fra un furetto e una donnola, fra un camoscio e un capriolo? Grazie all’impiego degli strumenti messi a disposizione dal progetto questa interazione con studiosi ed esperti sarà semplice ed efficace. Tutte le registrazioni saranno inviate a una piattaforma web comune alla quale si potrà poi accedere per visualizzare le osservazioni degli altri utenti. Durante la prima fase del progetto, i paesi coinvolti sono stati Spagna, Germania, Polonia e Croazia.

C’è anche un’utilità sanitaria

Fra l’altro, c’è anche un’utilità per così dire “sanitaria”: i mammiferi selvatici influenzano anche la trasmissione di malattie che colpiscono il bestiame e gli esseri umani. Una buona comprensione della distribuzione dei mammiferi può aiutare a prendere decisioni basate su dati oggettivi. Così Ezio Ferrogliodell’Università di Torino:

“A molti cittadini capita di osservare i mammiferi selvatici che vivono intorno a loro. L’avvistamento di una volpe in movimento o di un capriolo su un prato, o il riconoscimento di un animale investito sono preziose fonti di informazione per i ricercatori, e possono essere facilmente condivise usando iMammalia. Le foto ci forniscono informazioni essenziali su dove e come vivono i mammiferi. Se non si ha esperienza, si possono anche solo condividere le immagini ottenute e lasciarle classificare agli esperti; pian piano si può imparare  a riconoscere gli animali che ci circondano”.