Delitto di via Juvarra, la sorella della vittima: “Noi non perdoniamo Andrea Corallo”

Delitto di via Juvarra, la sorella della vittima: “Noi non perdoniamo Andrea Corallo”
21 Marzo 2015 ore 21:14

NOVARA – E’ stata effettuata giovedì l’autopsia sul corpo di Davide Gabasio, 47 anni, ucciso sabato scorso dal figlio della compagna morta nel 2009, Andrea Corallo, 27enne con cui abitava nell’alloggio all’ultimo piano dello stabile di via Juvarra 5.

La dottoressa Emanuela Agosta, che peraltro era intervenuta nell’abitazione della Rizzottaglia sabato scorso, ha ora una ventina di giorni per depositare i risultati ufficiali. Dalle prime indiscrezioni il 47enne muratore sarebbe stato raggiunto da un solo colpo nella parte passa dell’addome, sul lato sinistro, sotto l’ombelico. Intanto, coordinate dal sostituto procuratore Nicola Serianni, proseguono le indagini della Squadra Mobile e della Scientifica. Obiettivo, con quanto raccolto in casa, tra macchie di sangue e altri elementi, ricostruire con esattezza la dinamica della lite, che, stando alla versione del ragazzo, sarebbe partita per una banale divergenza sul sugo con cui condire la pasta. La sorella della vittima, Barbara Gabasio, che vive a Vercelli così come altri famigliari (il padre ottantenne Pietro, il fratello Roberto e la sorella Morena), intanto, chiede giustizia. «Mio fratello – dice – se è vero quanto hanno detto, avrà sbagliato, ma ha pagato questo ‘errore’ con la morte. Non lo trovo giusto. Io non lo vedevo da anni, così come so che accadeva a Jennifer (figlia di Gabasio e sorella di Corallo, che ha già perdonato quest’ultimo ndr), ma la notizia mi ha lasciato di sasso. Non si augura a nessuno una morte così. Davide ha pagato con la morte, ora è giusto che Andrea paghi il suo conto con la giustizia. Non lo condanno, ma non lo perdono. Come si fa a parlare di legittima difesa? Noi famigliari di Davide non lo perdoniamo. Anziché restare lì, vedendo che mio fratello voleva picchiarlo (almeno questo è quello che hanno raccontato), poteva uscire dall’alloggio e farsi un giro, poteva scappare e attendere che mio fratello si calmasse. E’ difficile ora spiegare a un padre, ormai anziano, cosa sia successo sabato scorso a casa del figlio, che ricordo aveva solo 47 anni».

mo.c.

NOVARA – E’ stata effettuata giovedì l’autopsia sul corpo di Davide Gabasio, 47 anni, ucciso sabato scorso dal figlio della compagna morta nel 2009, Andrea Corallo, 27enne con cui abitava nell’alloggio all’ultimo piano dello stabile di via Juvarra 5.

La dottoressa Emanuela Agosta, che peraltro era intervenuta nell’abitazione della Rizzottaglia sabato scorso, ha ora una ventina di giorni per depositare i risultati ufficiali. Dalle prime indiscrezioni il 47enne muratore sarebbe stato raggiunto da un solo colpo nella parte passa dell’addome, sul lato sinistro, sotto l’ombelico. Intanto, coordinate dal sostituto procuratore Nicola Serianni, proseguono le indagini della Squadra Mobile e della Scientifica. Obiettivo, con quanto raccolto in casa, tra macchie di sangue e altri elementi, ricostruire con esattezza la dinamica della lite, che, stando alla versione del ragazzo, sarebbe partita per una banale divergenza sul sugo con cui condire la pasta. La sorella della vittima, Barbara Gabasio, che vive a Vercelli così come altri famigliari (il padre ottantenne Pietro, il fratello Roberto e la sorella Morena), intanto, chiede giustizia. «Mio fratello – dice – se è vero quanto hanno detto, avrà sbagliato, ma ha pagato questo ‘errore’ con la morte. Non lo trovo giusto. Io non lo vedevo da anni, così come so che accadeva a Jennifer (figlia di Gabasio e sorella di Corallo, che ha già perdonato quest’ultimo ndr), ma la notizia mi ha lasciato di sasso. Non si augura a nessuno una morte così. Davide ha pagato con la morte, ora è giusto che Andrea paghi il suo conto con la giustizia. Non lo condanno, ma non lo perdono. Come si fa a parlare di legittima difesa? Noi famigliari di Davide non lo perdoniamo. Anziché restare lì, vedendo che mio fratello voleva picchiarlo (almeno questo è quello che hanno raccontato), poteva uscire dall’alloggio e farsi un giro, poteva scappare e attendere che mio fratello si calmasse. E’ difficile ora spiegare a un padre, ormai anziano, cosa sia successo sabato scorso a casa del figlio, che ricordo aveva solo 47 anni».

mo.c.

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