Delitto Melchionda, la condanna a Sainaghi scende a 30 anni

Delitto Melchionda, la condanna a Sainaghi scende a 30 anni
Cronaca 21 Maggio 2015 ore 13:41

NOVARA - Dall’ergastolo a 30 anni di carcere per Luca Sainaghi, esecutore materiale reo confesso dell’omicidio di Simona Melchionda, la notte fra il 6 e 7 giugno 2010: così ha deciso questa mattina la Corte d’Assise d’Appello di Torino, al processo-bis disposto dalla Cassazione che aveva annullato l’ergastolo deciso nei primi due gradi di giudizio, prospettando, a margine dell’omicidio volontario aggravato, l’ipotesi non di soppressione di cadavere bensì la meno grave, a livello sanzionatorio, di occultamento (nel Ticino). Questa mattina il sostituto procuratore generale ha insistito per l‘ergastolo (ravvisando nuovamente la soppressione), ma la Corte, pur non facendo proprio il suggerimento della Suprema Corte, ha stabilito una riduzione della pena, fissata in 30 anni (compreso la sconto di un terzo dovuto al rito abbreviato). E questo per un semplice riconteggio, perché ha ricalcolato (al ribasso) la pena sommando le fattispecie di omicidio volontario, porto di munizioni non autorizzate e appunto (la mantenuta) soppressione di cadavere. "Siamo comunque soddisfatti - ha detto a caldo Leonardo Melchionda, padre della vittima - perché è stato in ogni caso ulteriormente confermato il quadro accusatorio". A difendere in aula Luca (non presente) l’avvocato Remo Pannain, che puntava appunto alla diminuzione della pena, e che ora si dice a sua volta "soddisfatto". Pena che oggi si allinea dunque ai 30 anni poche settimane fa confermati in Appello alla compagna di Sainaghi, Ilaria Mortarini, presunta mandante.

Paolo Viviani

leggi il servizio sul Corriere di Novara che andrà in edicola sabato 23 maggio

NOVARA - Dall’ergastolo a 30 anni di carcere per Luca Sainaghi, esecutore materiale reo confesso dell’omicidio di Simona Melchionda, la notte fra il 6 e 7 giugno 2010: così ha deciso questa mattina la Corte d’Assise d’Appello di Torino, al processo-bis disposto dalla Cassazione che aveva annullato l’ergastolo deciso nei primi due gradi di giudizio, prospettando, a margine dell’omicidio volontario aggravato, l’ipotesi non di soppressione di cadavere bensì la meno grave, a livello sanzionatorio, di occultamento (nel Ticino). Questa mattina il sostituto procuratore generale ha insistito per l‘ergastolo (ravvisando nuovamente la soppressione), ma la Corte, pur non facendo proprio il suggerimento della Suprema Corte, ha stabilito una riduzione della pena, fissata in 30 anni (compreso la sconto di un terzo dovuto al rito abbreviato). E questo per un semplice riconteggio, perché ha ricalcolato (al ribasso) la pena sommando le fattispecie di omicidio volontario, porto di munizioni non autorizzate e appunto (la mantenuta) soppressione di cadavere. "Siamo comunque soddisfatti - ha detto a caldo Leonardo Melchionda, padre della vittima - perché è stato in ogni caso ulteriormente confermato il quadro accusatorio". A difendere in aula Luca (non presente) l’avvocato Remo Pannain, che puntava appunto alla diminuzione della pena, e che ora si dice a sua volta "soddisfatto". Pena che oggi si allinea dunque ai 30 anni poche settimane fa confermati in Appello alla compagna di Sainaghi, Ilaria Mortarini, presunta mandante.

Paolo Viviani

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