Cronaca

Due in manette per il furto di uno scooter

Due in manette per il furto di uno scooter
Cronaca 07 Dicembre 2015 ore 20:16

NOVARA – La Volante della Polizia li ha sorpresi nella tarda serata di domenica 6 dicembre in zona centro città. Uno era alla guida di un’autovettura, l’altro era in sella a uno scooter, che veniva trascinato dal veicolo guidato dal primo.
A quel punto, gli agenti hanno fatto i lampeggianti all’auto, invitando il conducente a fermarsi, cosa che quest’ultimo ha iniziato a fare, mentre l’altro, però, cercava di gettare a terra il motorino, buttandosi dentro all’auto. Sono stati così arrestati entrambi per il furto del ciclomotore. Un motorino che, stando a successive indagini, apparterebbe a una persona che ha un obbligo di dimora a Vercelli e che non ha fatto denuncia della scomparsa.
In manette sono finiti due giovani sui 30 anni, un italiano, l’uomo in sella allo scooter, e un albanese, il ragazzo che guidava l’auto. Stamani, lunedì 7 dicembre, in Tribunale a Novara, assistiti dagli avvocati Sonia Mesiti (l’albanese) e Matilde Panicali, l’italiano, c’è stata la convalida dei due arresti e, quindi, la direttissima. Entrambi gli avvocati hanno chiesto il termine a difesa e l’udienza è stata aggiornata a metà dicembre.
L’italiano ha confessato, scagionando in qualche modo l’albanese. Ha, infatti, spiegato d’averlo coinvolto lui, senza che questo sapesse che lo scooter era rubato. “Ero ubriaco, l’ho visto lì e mi è venuto di prenderlo”. Avevano trascorso la serata insieme in un locale di piazza Martiri, in compagnia di altre 4 persone e avevano bevuto. L’albanese aveva poi fatto rientro a casa. Quando era quasi giunto a destinazione, l’italiano, stando al racconto reso in aula, l’avrebbe chiamato, dicendogli che aveva bisogno d’aiuto. L’amico era tornato lì, trovandolo con lo scooter. Aveva subito detto che non avrebbe potuto caricarlo in auto, non ci stava. L’italiano, di tutta risposta, gli aveva riferito che era il motorino di un amico, che non andava e che si poteva comunque trascinarlo. Così l’albanese ha accettato d’aiutare l’amico, finendo anche lui nei guai.
mo.c.

NOVARA – La Volante della Polizia li ha sorpresi nella tarda serata di domenica 6 dicembre in zona centro città. Uno era alla guida di un’autovettura, l’altro era in sella a uno scooter, che veniva trascinato dal veicolo guidato dal primo.
A quel punto, gli agenti hanno fatto i lampeggianti all’auto, invitando il conducente a fermarsi, cosa che quest’ultimo ha iniziato a fare, mentre l’altro, però, cercava di gettare a terra il motorino, buttandosi dentro all’auto. Sono stati così arrestati entrambi per il furto del ciclomotore. Un motorino che, stando a successive indagini, apparterebbe a una persona che ha un obbligo di dimora a Vercelli e che non ha fatto denuncia della scomparsa.
In manette sono finiti due giovani sui 30 anni, un italiano, l’uomo in sella allo scooter, e un albanese, il ragazzo che guidava l’auto. Stamani, lunedì 7 dicembre, in Tribunale a Novara, assistiti dagli avvocati Sonia Mesiti (l’albanese) e Matilde Panicali, l’italiano, c’è stata la convalida dei due arresti e, quindi, la direttissima. Entrambi gli avvocati hanno chiesto il termine a difesa e l’udienza è stata aggiornata a metà dicembre.
L’italiano ha confessato, scagionando in qualche modo l’albanese. Ha, infatti, spiegato d’averlo coinvolto lui, senza che questo sapesse che lo scooter era rubato. “Ero ubriaco, l’ho visto lì e mi è venuto di prenderlo”. Avevano trascorso la serata insieme in un locale di piazza Martiri, in compagnia di altre 4 persone e avevano bevuto. L’albanese aveva poi fatto rientro a casa. Quando era quasi giunto a destinazione, l’italiano, stando al racconto reso in aula, l’avrebbe chiamato, dicendogli che aveva bisogno d’aiuto. L’amico era tornato lì, trovandolo con lo scooter. Aveva subito detto che non avrebbe potuto caricarlo in auto, non ci stava. L’italiano, di tutta risposta, gli aveva riferito che era il motorino di un amico, che non andava e che si poteva comunque trascinarlo. Così l’albanese ha accettato d’aiutare l’amico, finendo anche lui nei guai.
mo.c.