Il 62enne milanese Stefano Emilio Garini è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio della madre, le cui ossa erano state trovate lungo le rive del fiume Ticino.
Ergastolo per l’omicidio della madre
«Unica consolazione per ora l’esclusione della premeditazione. Leggeremo le motivazioni della sentenza, ma prevedo un ricorso in Appello». Così l’avvocato Claudio Strata ha commentato la condanna inflitta dal tribunale di Novara al suo assistito Stefano Emilio Garini, accusato dell’omicidio della madre Liliana Anagni, 89 anni, le cui ossa erano state rinvenute nell’ottobre 2022 a San Martino di Trecate.
Garini, un agente immobiliare, si trova attualmente nel carcere di Ivrea. Le accuse a suo carico comprendono omicidio aggravato dal vincolo familiare, distruzione di cadavere, truffa, auto riciclaggio e falso in atto pubblico.
La Corte d’Assise, presieduta da Gianfranco Pezone e affiancata da Alessandro Farinon e sei giurati popolari, ha accolto le richieste del pubblico ministero Paolo Verri, escludendo solo l’aggravante della premeditazione. Garini è stato condannato anche per altre imputazioni, tra cui truffa ai danni dello Stato e del Comune di Milano, auto riciclaggio e falso.
È stata disposta la confisca di 27.300 euro, somma che l’imputato avrebbe percepito indebitamente. Secondo i giudici, Garini avrebbe commesso il delitto per appropriarsi della pensione e dell’indennità di accompagnamento della madre.
Il ritrovamento delle ossa
Il 10 ottobre 2022, un cercatore di funghi ha rinvenuto le ossa di Liliana Anagni nella località Bosco Marino, all’interno del Parco del Ticino, non lontano dal ponte che unisce Piemonte e Lombardia. Tra i resti erano presenti vertebre, un frammento di mandibola e un femore, mentre il cranio non è mai stato trovato.
La svolta nelle indagini è arrivata grazie al rinvenimento di una protesi dentaria su una vertebra, che ha permesso di identificare la vittima. Secondo le ricostruzioni, la sera del 18 maggio 2022, Liliana Anagni era ancora viva fino alle 20. Dopo, sarebbe stata portata in carrozzina in un bosco impervio nella zona Sorgente delle Tre Fontane, da quel momento non è stata più vista. L’assenza di un corpo ha reso impossibile determinare la causa della morte.
Il processo si è basato su indizi, tra cui intercettazioni telefoniche e contraddizioni nelle dichiarazioni dell’imputato. Garini in aula ha sostenuto: «Mia madre è morta mentre si trovava nei boschi di Trecate». Ha aggiunto: «Mi sono accorto che aveva reclinato la testa all’indietro. Ho capito che era morta. Le ho dato dei pizzicotti in punti sensibili, ma non si muoveva».