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Il caso

Giro di usurai nell’Aronese: condanne confermate per due borgoticinesi

Una vicenda che aveva fatto molto discutere si conclude con il verdetto della Cassazione

Giro di usurai nell’Aronese: condanne confermate per due borgoticinesi
Cronaca Arona, 30 Marzo 2021 ore 07:00

Giro di usurai nell’Aronese: la Cassazione conferma le condanne per due borgoticinesi coinvolti nel processo “Borgo Pulito”.

Giro di usurai: confermate le condanne

Usura nell’Aronese e dintorni. La Cassazione ha confermato le condanne per gli imputati di una delle tranche dell’operazione “Borgo Pulito”, che risale a diversi anni fa. I giudici romani hanno infatti rigettato il ricorso presentato da alcuni legali, dichiarandolo “inammissibile”.

I fatti e gli imputati

Allora i carabinieri e la Procura avevano stroncato un giro usuraio che aveva mietuto vittime soprattutto tra gli imprenditori della zona di Arona e del Novarese. Un giro milionario che ruotava attorno a prestiti fatti a quanto pare da esponenti del clan Valle, tramite assegni e cambiali, che poi avrebbero preteso indietro con tassi impossibili. Il terzo grado di giudizio ha confermato di recente le condanne di Francesco e Omar Muraca, padre e figlio di Borgo Ticino, rispettivamente a 2 anni e 8 mesi e 2 anni e 20 giorni; Antonio Imperadore, residente in provincia di Varese, ha rimediato 2 anni.

Le lunghe indagini e la decisione della Cassazione

L’indagine dei militari, coordinata dalla procura di Novara, era partita nell’inverno 2009 a seguito di una denuncia per un incendio doloso avvenuto in un capannone di Cureggio. In molti erano poi finiti in carcere. A presentarsi dai carabinieri era stato un notaio di Borgomanero e dalle indagini, che avevano usufruito anche di intercettazioni, era emerso un mondo sommerso fatto di aziende i cui conti non tornavano, di imprenditori con l’acqua alla gola per i debiti maturati e di sedicenti uomini d’affari appartenenti a quanto pare alla malavita organizzata che si prodigavano per “risolvere” il tutto. Un vorticoso giro d’affari, illegali per il pm, che aveva scosso il Novarese. L’allora procuratore generale Francesco Saluzzo, scriveva: «Si tratta di un gruppo di persone che ha cercato di sostituirsi agli imprenditori, in modo non indolore». Chi non pagava, infatti, sarebbe stato soggetto a veri e propri pestaggi o, addirittura, costretto a cedere mezzi da lavoro. Ci sono altre due tranche che aspettano ancora di veder scritta la parola fine in Cassazione.

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