Il presidente del Tribunale, Lamanna, sui fatti di Milano e la sicurezza a Palazzo Fossati

Il presidente del Tribunale, Lamanna, sui fatti di Milano e la sicurezza a Palazzo Fossati
Cronaca 11 Aprile 2015 ore 04:02

NOVARA - Un minuto di silenzio ha aperto ieri, venerdì 10 aprile, le udienze a Palazzo di Giustizia di Novara.

Un minuto per ricordare le vittime della strage avvenuta al Tribunale di Milano solo 24 ore prima. Una richiesta avanzata dalla Camera penale, presieduta dall’avvocato Fabrizio Cardinali, e subito accolta dalla presidente della Sezione penale del Tribunale, Fabrizia Pironti di Campagna.

Un episodio, quello avvenuto a Milano, che ha sconvolto il mondo giudiziario novarese, a partire dal presidente del Tribunale, Filippo Lamanna, che, come il suo predecessore Bartolomeo Quatraro, ben conosceva il giudice Fernando Ciampi, vittima della strage con l’avvocato Alberto Claris Appiani e Giorgio Erba, co-imputato del killer. Con lui, infatti, aveva lavorato a Milano. «Sono stato il suo presidente alla Sezione fallimentare - commenta Lamanna - Quando sono diventato presidente a Novara ero appunto proveniente da Milano. Sino allo scorso anno Ciampi era uno dei miei giudici delegati. Ultimamente era stato trasferito alla Sezione imprese, dove si occupava di contraffazione di marchi, brevetti e vicende analoghe. Sono triste per la perdita di un amico, di una persona buona e corretta. C’è molta rabbia per quanto accaduto. L’autore di questa strage dice di essersi voluto vendicare. Ha compiuto una “vendetta” postuma. Il collega si era occupato della sua vicenda, ma molti anni prima: adesso era giudice al civile». Il presidente ricorda l’amico e collega: «Una persona onesta e intransigente. Una persona, tra l’altro, molto colta. Ricordo che lo vedevo arrivare sempre con un libro in mano in lingua inglese oppure francese. Un’ottima cultura, di cui, però, mai dava sfoggio. Riservato, una uomo eccezionale».

I fatti milanesi non possono non far riflettere sulla sicurezza nei Tribunali. «Palazzo Fossati - spiega Lamanna - si trova un po’ nella situazione di tutti i Palazzi di Giustizia di media grandezza. Abbiamo un buon controllo all’ingresso (ad opera di vigilantes, ndr) con le bussole e i metal detector, ce n’è un po’ meno, a mio avviso, una volta dentro. Servirebbe più personale di Polizia e Carabinieri. Forze che rappresenterebbero un ottimo deterrente per potenziali personaggi pericolosi. Un Tribunale non è un posto tranquillo. Circolano anche persone dai vissuti difficili, da mille criticità. La tensione è sempre forte».

Monica Curino

 

Per saperne di più leggi l’articolo completo sul Corriere di Novara in edicola sabato 11 aprile


NOVARA - Un minuto di silenzio ha aperto ieri, venerdì 10 aprile, le udienze a Palazzo di Giustizia di Novara.

Un minuto per ricordare le vittime della strage avvenuta al Tribunale di Milano solo 24 ore prima. Una richiesta avanzata dalla Camera penale, presieduta dall’avvocato Fabrizio Cardinali, e subito accolta dalla presidente della Sezione penale del Tribunale, Fabrizia Pironti di Campagna.

Un episodio, quello avvenuto a Milano, che ha sconvolto il mondo giudiziario novarese, a partire dal presidente del Tribunale, Filippo Lamanna, che, come il suo predecessore Bartolomeo Quatraro, ben conosceva il giudice Fernando Ciampi, vittima della strage con l’avvocato Alberto Claris Appiani e Giorgio Erba, co-imputato del killer. Con lui, infatti, aveva lavorato a Milano. «Sono stato il suo presidente alla Sezione fallimentare - commenta Lamanna - Quando sono diventato presidente a Novara ero appunto proveniente da Milano. Sino allo scorso anno Ciampi era uno dei miei giudici delegati. Ultimamente era stato trasferito alla Sezione imprese, dove si occupava di contraffazione di marchi, brevetti e vicende analoghe. Sono triste per la perdita di un amico, di una persona buona e corretta. C’è molta rabbia per quanto accaduto. L’autore di questa strage dice di essersi voluto vendicare. Ha compiuto una “vendetta” postuma. Il collega si era occupato della sua vicenda, ma molti anni prima: adesso era giudice al civile». Il presidente ricorda l’amico e collega: «Una persona onesta e intransigente. Una persona, tra l’altro, molto colta. Ricordo che lo vedevo arrivare sempre con un libro in mano in lingua inglese oppure francese. Un’ottima cultura, di cui, però, mai dava sfoggio. Riservato, una uomo eccezionale».

I fatti milanesi non possono non far riflettere sulla sicurezza nei Tribunali. «Palazzo Fossati - spiega Lamanna - si trova un po’ nella situazione di tutti i Palazzi di Giustizia di media grandezza. Abbiamo un buon controllo all’ingresso (ad opera di vigilantes, ndr) con le bussole e i metal detector, ce n’è un po’ meno, a mio avviso, una volta dentro. Servirebbe più personale di Polizia e Carabinieri. Forze che rappresenterebbero un ottimo deterrente per potenziali personaggi pericolosi. Un Tribunale non è un posto tranquillo. Circolano anche persone dai vissuti difficili, da mille criticità. La tensione è sempre forte».

Monica Curino

 

Per saperne di più leggi l’articolo completo sul Corriere di Novara in edicola sabato 11 aprile