In Appello lunedì 21 il tentato omicidio di Cerano

In Appello lunedì 21 il tentato omicidio di Cerano
Cronaca 21 Settembre 2015 ore 04:53

NOVARA - E’ in programma oggi, lunedì 21 settembre, a Torino, il processo d’Appello per Edmir Gjergji, albanese di 23 anni, reputato il presunto esecutore materiale del tentato omicidio del tunisino Jamil Sahli, avvenuto a Cerano, nel Novarese, il 23 novembre 2012, nella casa della vittima, in via Moro. Un’aggressione che il 23enne avrebbe compiuto, stando a quanto sostenuto dalla Procura novarese, su mandato della moglie del tunisino, un’italiana, difesa dall’avvocato Andrea La Francesca, già condannata a 8 anni, tanto in primo quanto in secondo grado e in attesa della fissazione del processo di Cassazione. La donna, così come Gjergji, si è sempre detta estranea ai fatti, rigettando ogni addebito.

Gjergji, difeso dall’avvocato Enrico Aina, è stato condannato lo scorso novembre, in Tribunale a Novara, a 10 anni di reclusione. Il processo si era svolto con rito abbreviato. Il pm Giovanni Caspani aveva chiesto 10 anni, il difensore dell’imputato, invece, in via principale l’assoluzione, in via secondaria la derubricazione del reato da tentato omicidio a lesioni personali.

Gjergji si professa innocente sin dall’inizio della vicenda. Ha tra l’altro qualche problema di salute a causa di un incidente stradale in moto in Albania, dove si era recato subito dopo l’aggressione, problema che lo porta ad aver bisogno di essere sottoposto a visite. L’avvocato, dopo la sentenza di primo grado: «La ricostruzione – aveva sostenuto - non è chiara. Ci sono aspetti non confermati e altri che non sono stati presi in considerazione. Il mio assistito non ricorda quasi nulla di quella sera. L’incidente lo ha portato anche in coma. Certo non c’era alcuna volontà d’uccidere». Per l’accusa Gjergji, che dopo il carcere si trova ora a casa della sorella, avrebbe accoltellato Sahli, ‘spinto’ dalla moglie di quest’ultimo, che, a quanto pare, voleva dare una lezione al compagno. L’avrebbe colpito anche con un martello. La vittima, che stava dormendo, fortunatamente, si era svegliata, reagendo. Era finita in ospedale e sottoposta a un’operazione. Dopo qualche tempo si era ripresa.

mo.c.


NOVARA - E’ in programma oggi, lunedì 21 settembre, a Torino, il processo d’Appello per Edmir Gjergji, albanese di 23 anni, reputato il presunto esecutore materiale del tentato omicidio del tunisino Jamil Sahli, avvenuto a Cerano, nel Novarese, il 23 novembre 2012, nella casa della vittima, in via Moro. Un’aggressione che il 23enne avrebbe compiuto, stando a quanto sostenuto dalla Procura novarese, su mandato della moglie del tunisino, un’italiana, difesa dall’avvocato Andrea La Francesca, già condannata a 8 anni, tanto in primo quanto in secondo grado e in attesa della fissazione del processo di Cassazione. La donna, così come Gjergji, si è sempre detta estranea ai fatti, rigettando ogni addebito.

Gjergji, difeso dall’avvocato Enrico Aina, è stato condannato lo scorso novembre, in Tribunale a Novara, a 10 anni di reclusione. Il processo si era svolto con rito abbreviato. Il pm Giovanni Caspani aveva chiesto 10 anni, il difensore dell’imputato, invece, in via principale l’assoluzione, in via secondaria la derubricazione del reato da tentato omicidio a lesioni personali.

Gjergji si professa innocente sin dall’inizio della vicenda. Ha tra l’altro qualche problema di salute a causa di un incidente stradale in moto in Albania, dove si era recato subito dopo l’aggressione, problema che lo porta ad aver bisogno di essere sottoposto a visite. L’avvocato, dopo la sentenza di primo grado: «La ricostruzione – aveva sostenuto - non è chiara. Ci sono aspetti non confermati e altri che non sono stati presi in considerazione. Il mio assistito non ricorda quasi nulla di quella sera. L’incidente lo ha portato anche in coma. Certo non c’era alcuna volontà d’uccidere». Per l’accusa Gjergji, che dopo il carcere si trova ora a casa della sorella, avrebbe accoltellato Sahli, ‘spinto’ dalla moglie di quest’ultimo, che, a quanto pare, voleva dare una lezione al compagno. L’avrebbe colpito anche con un martello. La vittima, che stava dormendo, fortunatamente, si era svegliata, reagendo. Era finita in ospedale e sottoposta a un’operazione. Dopo qualche tempo si era ripresa.

mo.c.