a capodanno

In tanti a Novara alla Marcia per la pace

Giunto alla 53ª edizione il tradizionale appuntamento promosso dalla Comunità di Sant'Egidio

Novara, 01 Gennaio 2020 ore 19:13

In tanti, nel pomeriggio di oggi, Capodanno, alla Marcia per la pace organizzata anche quest’anno a Novara dalla Comunità di Sant’Egidio.

Marcia per la pace di Sant’Egidio

«E’ facile, quando si vive in un Paese in pace, non pensare alla guerra. E invece è importante ricordare tutti quei Paesi in cui una guerra si sta combattendo, perché ci aiuta a guardare alla vita e agli altri con un altro cuore e altri occhi». Così Daniela Sironi, responsabile della Comunità di Sant’Egidio per il Nord Italia, oggi pomeriggio alla tradizionale Marcia per la pace di Capodanno, giunta alla 53ª edizione. «Oggi – ha proseguito – rappresentiamo un segno di speranza per la nostra città. Siamo qui non per difendere la nostra pace, ma per costruire la pace per i più giovani, per i bambini».

In corteo da piazza Cavour a piazza Duomo

Anche quest’anno sono stati molti coloro che, partiti da piazza Cavour, hanno raggiunto in corteo piazza del Duomo, accompagnati dalle note della banda musicale di Castelletto Ticino, per rilanciare l’appello di Papa Francesco contro tutte le guerre. In mano, cartelli e bandiere dei Paesi del mondo dove ancora la pace è soltanto un’utopia, dall’Afghanistan alla Siria, dalla Colombia all’Ucraina.

Ranà, dalla Siria a Novara

In piazza, dal palco, gli interventi di due persone che la guerra l’hanno vissuta, riuscendo a sfuggirle. Come Ranà, scappata da Aleppo, in Siria, con la sua famiglia e giunta a Novara, «dove ho trovato pace e accoglienza. In Siria convivevano cristiani, musulmani e ebrei. E questa convivenza l’ho ritrovata nella Comunità di Sant’Egidio. Con loro ho imparato l’italiano e ho iniziato a insegnarlo agli altri. Ed è stato il mio riscatto. Io porto il velo, che da molti è percepito come un elemento di distanza. Ma è importante saper andare oltre le apparenze e il mio velo non mi ha impedito di integrarmi, anche grazie al volontariato».

«Ho trovato una famiglia e ora aiuto chi ha bisogno»

Mamadou, arrivato cinque anni fa in Italia dalla Guinea quando aveva solo 18 anni, ha affrontato l’esperienza del barcone. «Eravano in 107 e, dopo quattro giorni in mare, quando la barca stava cominciando a imbarcare acqua, siamo stati salvati e portati in Sicilia. Da lì sono arrivato a Malpensa, e poi a Novara». Anche per Mamadou, l’incontro con la Comunità di Sant’Egidio è stato determinante. «Ho iniziato a frequentare la scuola di italiano, dove ho incontrato tanti amici che non mi hanno lasciato solo. Mai mi sarei immaginato di trovare qui tanto amore e rispetto. Sono stato accolto nella casa di Stefano e Maria, una famiglia per me che non ne ho mai avuta una. Adesso ho un lavoro, in una ditta di San Pietro Mosezzo che raggiungo con la mia “Panda”. E ho iniziato ad aiutare alla mensa di Sant’Egidio, perché credo che ora tocchi a me essere vicino a chi ne ha più bisogno».

l.c.

 

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