«L’atomica la scoprimmo dalla radio»

«L’atomica la scoprimmo dalla radio»
Cronaca 09 Agosto 2015 ore 11:50

Il settantesimo anniversario dei due bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki avvenuti il primo il 6 agosto e il secondo il 9 agosto 1945 è stato ricordato in tutto il mondo e anche a Novara. Come tutti gli avvenimenti che hanno cambiato alla storia il loro ricordo accomuna più persone. Con il passare del tempo sono sempre però meno i testimoni. Il “dov’eri quel giorno ?” che spesso si associa a eventi storici è più semplice negli ultimi trent’anni grazie alla forza dei media. Più difficile tornando indietro nei decenni. Abbiamo voluto però provare sentire che ricordo anno alcuni novaresi di quei giorni. Due le testimonianze raccolte.

Pacifico Caielli a Cerano è per tante persone semplicemente “Il Maestro”. Storico appartenente a una generazione di insegnanti elementari maschi che hanno caratterizzato la realtà scolastica del centro dell’Ovest Ticino. Classe 1925, Caielli ricorda bene come apprese dello scoppio della bomba atomica. «La notizia arrivò dalla radio una mattina. Non capivamo bene cosa fosse questa Atomica, ma ricordo che veniva evidenziato che al progetto per realizzarla aveva partecipato anche un italiano, Enrico Fermi. Un’altra notizia che mi colpì fu che vi era stato qualcuno che aveva rifiutato di partecipare al lancio dell’ordigno. Eravamo però appena usciti dalla guerra, bombardamenti ne avevamo visti tanti anche noi, e il Giappone era una realtà lontana. Sapevamo che era stato alleato dell’Italia, ma erano tempi in cui bisognava affrontare quotidianamente una dura realtà. Va sottolineato che non era come oggi che vi sono televisione e internet. I giornali, con la carta razionata, erano rari, le uniche immagini filmate arrivavano dai cinegiornali, mesi dopo gli avvenimenti. Ripeto la storia la vivevamo quotidianamente».

Gianfranco Scaccioni, 82 anni, originario della Liguria, abita a Novara dal 1968 e nel 1945 aveva 12 anni. Il suo racconto è l’impressione di un adolescente davanti a una realtà dura e violenta come la guerra: «Ero sfollato con la mia famiglia sopra Santa Margherita ligure. Dell’esplosione dell’atomica ricordo che sentimmo la notizia alla radio. Parlavano dell’equipaggio dell’aereo che aveva sganciato la bomba e della grande distruzione. Non è però che ci colpì molto. Io ero solo un ragazzo ma anche i miei genitori ebbero una reazione normale. Il Giappone era un paese molto distante, qualcosa che si conosceva poco. L’unica cosa che importava e che collegammo a quella notizia era che finalmente dopo l’Europa, anche il resto del mondo cessava di essere in guerra. Altre date mi erano rimaste più impresse. L’8 settembre quando il parroco si mise a suonare le campane e la gente gridava “è finita la guerra”, per poi scoprire che non era vero. Oppure il 25 aprile e l’arrivo degli Americani. La propaganda ci aveva detto che erano belve e invece scoprivamo una realtà diversa».

Nel ricordare l’anniversario delle bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki va ricordato che a inizio 2009 fu ospite a Novara Akira Fukahori sopravvissuto alla seconda bomba sganciata. Fukahori a 15 anni costruiva siluri e mine per l’esercito giapponese nei cantieri della Mitsubishi. Vittima della bomba atomica sganciata su Nagasaki il 9 agosto 1945, ne uscì miracolosamente quasi illeso.

m.d.

Vuoi saperne di più? Leggi le testimonianze complete sul Corriere di Novara di sabato 8 agosto

Il settantesimo anniversario dei due bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki avvenuti il primo il 6 agosto e il secondo il 9 agosto 1945 è stato ricordato in tutto il mondo e anche a Novara. Come tutti gli avvenimenti che hanno cambiato alla storia il loro ricordo accomuna più persone. Con il passare del tempo sono sempre però meno i testimoni. Il “dov’eri quel giorno ?” che spesso si associa a eventi storici è più semplice negli ultimi trent’anni grazie alla forza dei media. Più difficile tornando indietro nei decenni. Abbiamo voluto però provare sentire che ricordo anno alcuni novaresi di quei giorni. Due le testimonianze raccolte.

Pacifico Caielli a Cerano è per tante persone semplicemente “Il Maestro”. Storico appartenente a una generazione di insegnanti elementari maschi che hanno caratterizzato la realtà scolastica del centro dell’Ovest Ticino. Classe 1925, Caielli ricorda bene come apprese dello scoppio della bomba atomica. «La notizia arrivò dalla radio una mattina. Non capivamo bene cosa fosse questa Atomica, ma ricordo che veniva evidenziato che al progetto per realizzarla aveva partecipato anche un italiano, Enrico Fermi. Un’altra notizia che mi colpì fu che vi era stato qualcuno che aveva rifiutato di partecipare al lancio dell’ordigno. Eravamo però appena usciti dalla guerra, bombardamenti ne avevamo visti tanti anche noi, e il Giappone era una realtà lontana. Sapevamo che era stato alleato dell’Italia, ma erano tempi in cui bisognava affrontare quotidianamente una dura realtà. Va sottolineato che non era come oggi che vi sono televisione e internet. I giornali, con la carta razionata, erano rari, le uniche immagini filmate arrivavano dai cinegiornali, mesi dopo gli avvenimenti. Ripeto la storia la vivevamo quotidianamente».

Gianfranco Scaccioni, 82 anni, originario della Liguria, abita a Novara dal 1968 e nel 1945 aveva 12 anni. Il suo racconto è l’impressione di un adolescente davanti a una realtà dura e violenta come la guerra: «Ero sfollato con la mia famiglia sopra Santa Margherita ligure. Dell’esplosione dell’atomica ricordo che sentimmo la notizia alla radio. Parlavano dell’equipaggio dell’aereo che aveva sganciato la bomba e della grande distruzione. Non è però che ci colpì molto. Io ero solo un ragazzo ma anche i miei genitori ebbero una reazione normale. Il Giappone era un paese molto distante, qualcosa che si conosceva poco. L’unica cosa che importava e che collegammo a quella notizia era che finalmente dopo l’Europa, anche il resto del mondo cessava di essere in guerra. Altre date mi erano rimaste più impresse. L’8 settembre quando il parroco si mise a suonare le campane e la gente gridava “è finita la guerra”, per poi scoprire che non era vero. Oppure il 25 aprile e l’arrivo degli Americani. La propaganda ci aveva detto che erano belve e invece scoprivamo una realtà diversa».

Nel ricordare l’anniversario delle bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki va ricordato che a inizio 2009 fu ospite a Novara Akira Fukahori sopravvissuto alla seconda bomba sganciata. Fukahori a 15 anni costruiva siluri e mine per l’esercito giapponese nei cantieri della Mitsubishi. Vittima della bomba atomica sganciata su Nagasaki il 9 agosto 1945, ne uscì miracolosamente quasi illeso.

m.d.

Vuoi saperne di più? Leggi le testimonianze complete sul Corriere di Novara di sabato 8 agosto