L’invito di Jennifer Gabasio (figlia del 47enne ucciso in via Juvarra) ai famigliari: “Stiamo accanto ad Andrea”

L’invito di Jennifer Gabasio (figlia del 47enne ucciso in via Juvarra) ai famigliari: “Stiamo accanto ad Andrea”
Cronaca 19 Marzo 2015 ore 17:38

NOVARA – «Non so cosa sia accaduto sabato a casa di mio padre e di mio fratello. Ho letto quanto scrivono i giornali e immagino che possa essere andata davvero così. So che papà mi manca. Sono ormai cinque giorni che non è più con noi, ma, allo stesso tempo, non condanno Andrea, non condanno mio fratello. Il mio pensiero è che abbia cercato di difendersi. Lui, ora che papà non c’è più, ha bisogno di me, ha bisogno di chi gli vuole bene».

NOVARA – «Non so cosa sia accaduto sabato a casa di mio padre e di mio fratello. Ho letto quanto scrivono i giornali e immagino che possa essere andata davvero così. So che papà mi manca. Sono ormai cinque giorni che non è più con noi, ma, allo stesso tempo, non condanno Andrea, non condanno mio fratello. Il mio pensiero è che abbia cercato di difendersi. Lui, ora che papà non c’è più, ha bisogno di me, ha bisogno di chi gli vuole bene».
Sono le parole di Jennifer Calvetta (il cognome da sposata), 25 anni, figlia di Davide Gabasio, il 47enne morto in via Juvarra sabato pomeriggio, e sorella per parte di madre di Andrea Corallo, il 27enne accusato della sua morte. L’abbiamo incontrata nella sua abitazione di Novara, con il marito e il suo bimbo di 8 mesi.
Frasi e parole che Jennifer ha ribadito anche su Facebook, quando ha condiviso gli articoli che parlavano dell’accaduto. Rivolgendosi al padre, scrive: «papino riposa in pace, lui è mio fratello e ora che tu non ci sei più, lui ha bisogno di me. Tu mi conosci meglio di tutti, ho lo stesso carattere di mamma, non riesco a portare rancore». E ancora: «Andrea fratello mio ti sono vicina, non ti do la colpa di nulla: fatti coraggio».
Ci accoglie in casa mentre dà da mangiare al suo bimbo e ci racconta del papà e del fratello. «Voglio molto bene a mio papà, ma so anche che aveva qualche problema con l’alcol, beveva – dice Jennifer – e gli capitava, anche per questo, di arrabbiarsi facilmente, anche per la minima cosa, la più sciocca e di trascendere pesantemente. E’ successo anche con me. Prima di sposarmi, ho vissuto in quella casa e so cosa vuol dire. Per questo non riesco a condannare Andrea. Il mio cuore è spezzato in due, son giorni che fatico a mangiare, ma poi mangio per mio marito e per il mio piccolo. Sabato l’ho appreso in un modo assurdo, prima mio marito legge su Facebook che è successo qualcosa in via Juvarra e scherza un po’ su, poi mi chiama un’amica, che mi dice che papà è morto. Se fosse così come sta uscendo sui giornali (Jennifer sino a martedì sera non aveva ancora potuto né vedere né parlare con il fratello, ndr), mi spiace, alla fine sto seppellendo mio padre, ma Andrea si è difeso. Non vivendoci in una casa, non si sa, non si può sapere. Ne abbiamo sentite tante dopo i fatti, anche cose assurde, come che a colpirsi al fianco sia stato mio padre da solo. Non credo sia possibile. Intanto ho fatto richiesta di vedere mio fratello e, comunque, gli ho mandato il nostro abbraccio e gli ho fatto sapere che gli staremo accanto».
Jennifer, sostenuta nel suo racconto anche dal marito, continua a parlarci di papà e fratello. «Andrea non è mai stato violento. Quello che vi hanno riferito in strada sabato è vero. Non l’ho mai visto alzare le mani nei confronti di qualcuno. Ecco perché credo alla legittima difesa, a un tentativo di evitare le botte. Certo erano tutti e due, papà e Andrea, due caratteri forti, testardi. Papà per poco si adirava, ancor di più quando beveva. Ultimamente lo frequentavo meno, ma era mio papà. Quanto ad Andrea penso che se l’avesse fatto intenzionalmente, non avrebbe certo chiamato i soccorsi, ma sarebbe scappato. Invece è lui che ha chiamato il 118. Faccio ancora fatica a capire, ma seguirò mio fratello in tutto il percorso che adesso gli toccherà. Sia io, sia mio marito, non lo abbandoneremo».
Un ragazzo con tante passioni, dalle moto alle auto, passando per «un tifo sfegatato per il Milan e per Valentino Rossi. Amava poi giocare alla Xbox (console per videogiochi, ndr). Se vai nella sua stanza ci sono le mensole ricolme di modellini di auto e di motociclette. Anche il nome con cui si è registrato su Facebook allude alle macchine e alla serie di film di “Fast & Furious”. Era un po’ lunatico, ma non da arrivare a ciò che stiamo vivendo adesso. Per me davvero due grandi dolori».
A ricordarlo come ragazzo alla mano e tranquillo, anche un amico: «nonostante i momenti difficili, nonostante l’assenza di un lavoro, aveva sempre il sorriso, una persona solare e simpatica. Lo soprannominavamo tutti il “Magro”, per la sua magrezza, ma son tanti i nomignoli che ha».
Andrea è il penultimo di cinque figli (abitano in altre parti d’Italia) che la mamma, Giuseppina Clemente, morta nel novembre del 2009 a 49 anni, ha avuto con Michele Corallo, anche lui scomparso precocemente. Altri tre figli, tra cui Jennifer, la mamma di Andrea li ha avuti con Gabasio, suo secondo compagno. Il figlio più piccolo di Gabasio stenta a perdonare Andrea, ma è proprio Jennifer che invita tutti a stare accanto al 27enne e «a perdonarlo. Dobbiamo farci forza e stargli vicino».

mo.c.

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