Appello

“La chiusura degli impianti sciistici è la morte dell’economia alpina”

Panza: «Così si mette in ginocchio l’economia delle vallate alpine».

“La chiusura degli impianti sciistici è la morte dell’economia alpina”
27 Ottobre 2020 ore 06:51

Il dpcm ferma gli impianti sciistici. L’europarlamentare Panza: «Così si mette in ginocchio l’economia delle vallate alpine».

La chiusura degli impianti

«Il nuovo Dpcm firmato ieri notte dal primo ministro Conte, senza la possibilità di confronto con le Regioni che si erano opposte, stronca le “attività non essenziali”, che così vengono definite, ma che sono parte integrante della produzione di reddito del nostro paese». A commentare il provvedimento è l’europarlamentare Alessandro Panza, responsabile del Dipartimento aree montane della Lega. «Tra queste attività “non essenziali” rientrano anche gli impianti sciistici – osserva – Non si scierà quindi sulle Alpi e la stagione sciistica appena iniziata rischia di essere stroncata sul nascere. Il blocco di piste da sci e impianti di risalita per i non agonisti rischia di mettere in ginocchio le già fragili economie di molte vallate alpine; un provvedimento nato forse dalle immagini provenienti dal primo giorno di apertura delle piste da sci di Cervinia con assembramenti – all’aperto, con mascherina e misurazione della temperatura -, inferiori a quelli che quotidianamente si trovano ad affrontare i fruitori dei mezzi di trasporto pubblici».

Gli altri Stati

«Svizzera, Francia e Austria, pur con tutte le restrizioni anti-coronavirus hanno mantenuto l’apertura degli impianti: mettiamo a punto qualunque protocollo voglia il governo – continua Panza – ma prevediamo l’apertura per salvare la stagione invernale, un giro d’affari che pesa 11 miliardi e circa l’11% del Pil generato dal comparto turismo, nonché posti di lavoro diretti e d’indotto. I dati delle associazioni di categoria Fedrefuni e Anef parlano di 15.000 impiegati direttamente nel settore, di cui un terzo fissi ovvero non stagionali e di un indotto calcolato in 150.000 posti di lavoro nel settore degli impianti sciistici tra maestri di sci, ristoratori ecc.; di questo indotto possiamo stimare che circa l’80% sia composto da stagionali, che erano già stagionali dall’estate scorsa in cui hanno lavorato poco – se hanno lavorato –  e che si apprestano ad affrontare un’altra stagione senza coperture economiche di nessun tipo, con in più, per i ristoratori, l’aggravio di tutte le limitazioni  del caso. Oltre alle chiusure il Governo ha annunciato indennizzi, bene, purché siano risorse reali e non quei fondi già promessi questa primavera e non ancora pervenuti, dispersi tra un decreto e l’altro, e che tengano conto di tutti…».

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