Cronaca

La “donazione” non chiude il caso-attico

La “donazione” non  chiude il caso-attico
Cronaca 03 Aprile 2016 ore 11:01

Diventa (anche) giudiziaria la vicenda dell’attico romano del cardinale Tarcisio Bertone. La magistratura vaticana ha infatti aperto un'inchiesta sui costosi (a quanto pare oltre 400mila euro) lavori di ristrutturazione del maxi-appartamento all'ultimo piano di Palazzo San Carlo - a pochi metri da Casa Santa Marta dove abita il Papa - che sarebbero stati finanziati con fondi dell'Ospedale pediatrico Bambin Gesù, iscrivendo nel registro degli indagati  Giuseppe Profiti, ex presidente dello stesso Bambin Gesù e dell'omonima Fondazione, e l'ex tesoriere Massimo Spina. L’aspetto novarese, e positivo, della vicenda è che da qualche mese a guidare il Bambin Gesù c’è Mariella Enoc, che nel dicembre scorso aveva ottenuto una sorta di “risarcimento” dal prelato. «Il cardinale Bertone, pur non essendo responsabile di quanto accaduto, riconoscendo che quello che è successo ha costituito un danno per il Bambin Gesù - aveva spiegato al nostro giornale - ha voluto venirci incontro, devolvendo una somma di 150 mila euro». Una donazione «volontaria - aveva precisato lo stesso cardinale Bertone - resa possibile grazie ai miei risparmi e ai vari contributi di beneficenza ricevuti negli anni per finalità caritative». E ai media nazionali aveva aggiunto il presidente Enoc: «La donazione del cardinal Bertone è avvenuta dopo una sua visita a me nella quale ha manifestato molta sofferenza. Il suo è un gesto di risarcimento morale di persona che solo indirettamente è venuta a conoscenza delle cose. Per quel che riguarda altre eventuali responsabilità dirette, saranno appurate dall’amministrazione vaticana che ha in corso un’inchiesta». Inchiesta che ha ora appunto portato a due indagati (per peculato). La notizia, anticipata giovedì da “L'Espresso” preannunciando un servizio (sul numero poi uscito venerdì) di Emiliano Fittipaldi - autore di "Avarizia" e coimputato in Vaticano nel processo 'Vatileaks 2' per la fuga di documenti - era stata confermata dalla Sala stampa della Santa Sede. Che ha puntualizzato come Bertone non sia indagato. L’inchiesta: sarebbero emersi riscontri documentali che dimostrano che i lavori nell’attico sono stati pagati dalla Fondazione dell'Ospedale pediatrico, per oltre 400 mila euro, fatturati nel 2014 non alla ditta italiana (fallita l’anno scorso) che ha materialmente eseguito il restauro bensì a una holding britannica a quanto pare facente capo allo stesso titolare della ditta italiana. Cioè, par di capire, soldi destinati ai bambini malati utilizzati per la ristrutturazione e poi girati a Londra. E sarebbero anche emerse carte che chiamerebbero in causa il cardinale, il quale si era sempre detto all’oscuro di eventuali finanziamenti di terzi. Tramite il suo avvocato ieri ha ribadito di «non aver mai dato indicazioni, o autorizzato, la Fondazione Bambino Gesù ad alcun pagamento in relazione all'appartamento» da lui occupato e di proprietà del Governatorato. E in una intervista sul Corsera di ieri precisa di aver pagato lui i lavori, smentendo anche l’interpretazione data ad alcune sue lettere: «Scrissi che se si trovano contributi di “terzi”, dei benefattori, va bene, ma assolutamente nulla deve essere a carico della Fondazione. Io stesso ho cercato benefattori che pagassero la ristrutturazione di un appartamento che, lo ricordo, non è mio ma di proprietà del Governatorato. Poiché non se ne sono trovati, ho pagato di tasca mia, e salato, con i miei risparmi». Circa 300 mila euro. Ma il costo finale ammonterebbe a 422mila euro. Bertone spiega che i 300mila corrispondevano alle fatture «che mi aveva mandato il Governatorato. Solo dopo sono saltati fuori pagamenti ulteriori, si parlava di duecentomila e adesso vedo che sarebbero addirittura 422 mila euro Di queste manovre, di questa filiera di pagamenti io non sapevo assolutamente nulla. Leggo di fatturazioni fuori dall’Italia, è stranissimo che si combini una manovra simile...». Poi ritorna sulla donazione di 150mila euro elargiti alla neo presidente Enoc: «Considerato il danno provocato da altri, ho voluto fare una donazione volontaria per sostenere la ricerca sulle malattie rare. È vergognoso che alcuni continuino a parlare di “risarcimento”. Io non ho restituito nulla perché non ho rubato nulla. La presidente dell’ospedale ha riconosciuto la mia estraneità, il cardinale Parolin ha detto che la questione è risolta. Saranno altri se mai a dover rispondere, io non sono sotto indagine».

Paolo Viviani

Diventa (anche) giudiziaria la vicenda dell’attico romano del cardinale Tarcisio Bertone. La magistratura vaticana ha infatti aperto un'inchiesta sui costosi (a quanto pare oltre 400mila euro) lavori di ristrutturazione del maxi-appartamento all'ultimo piano di Palazzo San Carlo - a pochi metri da Casa Santa Marta dove abita il Papa - che sarebbero stati finanziati con fondi dell'Ospedale pediatrico Bambin Gesù, iscrivendo nel registro degli indagati  Giuseppe Profiti, ex presidente dello stesso Bambin Gesù e dell'omonima Fondazione, e l'ex tesoriere Massimo Spina. L’aspetto novarese, e positivo, della vicenda è che da qualche mese a guidare il Bambin Gesù c’è Mariella Enoc, che nel dicembre scorso aveva ottenuto una sorta di “risarcimento” dal prelato. «Il cardinale Bertone, pur non essendo responsabile di quanto accaduto, riconoscendo che quello che è successo ha costituito un danno per il Bambin Gesù - aveva spiegato al nostro giornale - ha voluto venirci incontro, devolvendo una somma di 150 mila euro». Una donazione «volontaria - aveva precisato lo stesso cardinale Bertone - resa possibile grazie ai miei risparmi e ai vari contributi di beneficenza ricevuti negli anni per finalità caritative». E ai media nazionali aveva aggiunto il presidente Enoc: «La donazione del cardinal Bertone è avvenuta dopo una sua visita a me nella quale ha manifestato molta sofferenza. Il suo è un gesto di risarcimento morale di persona che solo indirettamente è venuta a conoscenza delle cose. Per quel che riguarda altre eventuali responsabilità dirette, saranno appurate dall’amministrazione vaticana che ha in corso un’inchiesta». Inchiesta che ha ora appunto portato a due indagati (per peculato). La notizia, anticipata giovedì da “L'Espresso” preannunciando un servizio (sul numero poi uscito venerdì) di Emiliano Fittipaldi - autore di "Avarizia" e coimputato in Vaticano nel processo 'Vatileaks 2' per la fuga di documenti - era stata confermata dalla Sala stampa della Santa Sede. Che ha puntualizzato come Bertone non sia indagato. L’inchiesta: sarebbero emersi riscontri documentali che dimostrano che i lavori nell’attico sono stati pagati dalla Fondazione dell'Ospedale pediatrico, per oltre 400 mila euro, fatturati nel 2014 non alla ditta italiana (fallita l’anno scorso) che ha materialmente eseguito il restauro bensì a una holding britannica a quanto pare facente capo allo stesso titolare della ditta italiana. Cioè, par di capire, soldi destinati ai bambini malati utilizzati per la ristrutturazione e poi girati a Londra. E sarebbero anche emerse carte che chiamerebbero in causa il cardinale, il quale si era sempre detto all’oscuro di eventuali finanziamenti di terzi. Tramite il suo avvocato ieri ha ribadito di «non aver mai dato indicazioni, o autorizzato, la Fondazione Bambino Gesù ad alcun pagamento in relazione all'appartamento» da lui occupato e di proprietà del Governatorato. E in una intervista sul Corsera di ieri precisa di aver pagato lui i lavori, smentendo anche l’interpretazione data ad alcune sue lettere: «Scrissi che se si trovano contributi di “terzi”, dei benefattori, va bene, ma assolutamente nulla deve essere a carico della Fondazione. Io stesso ho cercato benefattori che pagassero la ristrutturazione di un appartamento che, lo ricordo, non è mio ma di proprietà del Governatorato. Poiché non se ne sono trovati, ho pagato di tasca mia, e salato, con i miei risparmi». Circa 300 mila euro. Ma il costo finale ammonterebbe a 422mila euro. Bertone spiega che i 300mila corrispondevano alle fatture «che mi aveva mandato il Governatorato. Solo dopo sono saltati fuori pagamenti ulteriori, si parlava di duecentomila e adesso vedo che sarebbero addirittura 422 mila euro Di queste manovre, di questa filiera di pagamenti io non sapevo assolutamente nulla. Leggo di fatturazioni fuori dall’Italia, è stranissimo che si combini una manovra simile...». Poi ritorna sulla donazione di 150mila euro elargiti alla neo presidente Enoc: «Considerato il danno provocato da altri, ho voluto fare una donazione volontaria per sostenere la ricerca sulle malattie rare. È vergognoso che alcuni continuino a parlare di “risarcimento”. Io non ho restituito nulla perché non ho rubato nulla. La presidente dell’ospedale ha riconosciuto la mia estraneità, il cardinale Parolin ha detto che la questione è risolta. Saranno altri se mai a dover rispondere, io non sono sotto indagine».

Paolo Viviani

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