Sanità

La lettera aperta alla regione dell’associazione Medici dirigenti sul Coronavirus

L'organizzazione sindacale Associazione Medici Dirigenti chiede misure ancora più restrittive.

La lettera aperta alla regione dell’associazione Medici dirigenti sul Coronavirus
08 Marzo 2020 ore 10:28

Dopo l’adozione del Dpcm del 7 marzo, che dispone la chiusura della Lombardia e di altre 14 province per contrastare la diffusione del Coronavirus, l’associazione Medici dirigenti ha scritto una lettera indirizzandola ai vertici regionali di Piemonte e della conferenza delle Regioni e delle Province autonome Alberto Cirio e Stefano Bonaccini e al ministro della Salute, Roberto Speranza.

La lettera aperta dell’associazione Medici dirigenti sul Coronavirus

Dopo l’adozione del nuovo decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri, con il quale vengono chiuse la Lombardia e altre 14 province per contenere il contagio del Coronavirus, l’associazione sindacale Medici dirigenti ha mandato una lettera aperta ai vertici regionali per chiedere maggiore efficacia degli interventi di risposta alla diffusione del Covid-19.

Illustrissimi – scrive da Torino la segretaria regionale Chiara Rivetti – il DPCM del 7 marzo prevede per il Piemonte la classificazione di “area rossa” solo per alcune province. E’ dovere di questa organizzazione sindacale, in qualità di associazione maggiormente rappresentativa dei medici ospedalieri, esprimervi la nostra preoccupazione per la rapida diffusione del contagio da  COVID-19 e per la tenuta, procedendo di questo passo, del sistema sanitario regionale: si rischia di compromettere le prestazioni sanitarie per tutti, anche malati di altre patologie. E’ necessario a nostro avviso, chiedere un sacrificio ulteriore ai cittadini limitando, come previsto al comma 1 del dpcm, le occasioni di aggregazione e assembramento, a tutto il territorio regionale. Per esemplificare, le stazioni sciistiche (anche della Valle d ‘Aosta), i cinema, i supermercati, le palestre, i musei  continuano ad essere frequentati da un numero tale di persone da favorire la diffusione del contagio in modo esponenziale. Ben consapevoli che tutte le misure  restrittive causeranno un pesante danno economico ai gestori ed un impoverimento della vita sociale della popolazione, riteniamo che sia prioritario, in questa fase  critica, salvaguardare la salute dei concittadini. Se la diffusione del contagio non si rallenta il prezzo da pagare per tutti, in termini economici e di salute, sarà   certamente maggiore. La popolazione piemontese, ben avvezza a sacrifici, capirà che il motivo prioritario delle scelte è la tutela loro e delle loro famiglie.

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