"Infonde forza"

La lettera di nonno Gino, classe 1934: “Covid non mi fai paura”

A inoltrarcela la nipote Marta.

La lettera di nonno Gino, classe 1934: “Covid non mi fai paura”
Novara, 02 Maggio 2020 ore 06:46

“Sono nato il primo gennaio del 1934 in una sala parto dove medici e infermieri mangiavano pane e salame o gorgonzola..”

La lettera di nonno Gino

A inoltrarcela è la nipote Marta che ha ricevuto via mail una lettera dal proprio nonno (classe 1934) che l’ha fatta commuovere. “Penso possa infondere forza e coraggio”.

“Sono nato il primo gennaio del 1934 in una sala parto dove medici e infermieri mangiavano pane e salame o gorgonzola, e nel mentre fumavano una sigaretta via l’altra nell’attesa che mia madre partorisse. Senza mascherine, senza guanti.
Alle 7,30 sono arrivato.
Sono sopravvissuto a tutti i vaccini. Ho dovuto fare, anche, tutti quelli obbligatori per l’africa, ho un libretto pieno di timbri: febbre gialla ,maltese, tifo, dengue ecc….
Mi sono imbattuto in influenze mortali: asiatica, filippina, sars, spaziale e tutte le altre.
Sono cresciuto in scuole dove al mattino a turni si portava un pezzo di legna per riscaldarsi. Senza estintori, senza protocolli d’igiene e senza norme di sicurezza. Ogni tanto capitava che suonasse l’allarme, tranquilli si andava in cantina (i topi non hanno mai spaventato nessuno).
Abitavo di fronte ad un deposito militare, prima soldati italiani, poi tedeschi e per ultimi inglesi.

Ho fatto tutti i contagi: scabbia, piattole e pidocchi tutti gli anni.
Mi sono disinfettato le ferite sputandoci sopra o con l’aceto.
Ho mangiato cibi che non avevano la scadenza (al pane per farlo rendere aggiungevano la polvere di marmo)
Ho bevuto acqua dalle fontane, ovviamente dopo averla benedetta :acqua di sorgente bevuta dal serpente bevuta da Dio la posso bere anch’io.
Ho fumato: alfa, caporal, nazionali, sport, ms, e qualsiasi altro tipo di sigaretta ci fosse.
Ho bevuto alcolici altamente tossici.

Ho fatto l’autista volontario della Croce Rossa per quasi tre anni di giorno e di notte.
Per lavoro sono stato un paio d’anni a Palermo (scuola della vita) in Libia, la prima volta c’era Re Idris , in Congo, in Zaire, in Nigeria, ho persino risalito il rio delle Amazzoni da Manaus alle sorgenti dell’Orinoco, mangiato serpenti, coccodrilli, bruchi e ogni altra cosa che ti danno in giro per il mondo.
Non ho mai avuto uno psicologo, ai miei tempi non esistevano. E ne sono sempre venuto fuori senza traumi.

E tu covid-19 pensi di fare paura a chi come me è sopra vissuto a tutto questo? Quelli come me li riconoscerai: siamo quelli che continueranno a fare quello che hanno sempre fatto. Abbiamo superato crisi peggiori e non ti temiamo.
Presto troveremo un vaccino e ti rimanderemo là da dove sei venuto: intanto la vita continua“.

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