Cordoglio

Lutto a Divignano e in tutto l’Aronese per la dottoressa Fagnoni

Il ritratto di una dottoressa che ha dedicato la vita alla cura del prossimo

Lutto a Divignano e in tutto l’Aronese per la dottoressa Fagnoni
Arona, 10 Febbraio 2020 ore 09:43

Lutto a Divignano per Maria Grazia Fagnoni, la storica dottoressa che a Divignano, Arona, Pombia e Borgo Ticino ha curato centinaia di persone con affetto e professionalità.

Lutto a Divignano per la dottoressa Fagnoni

Addio alla dottoressa Maria Grazia Fagnoni, storico e amato medico di famiglia. Molte le comunità del territorio Novarese che piangono la sua prematura scomparsa, a soli 63 anni. A darne il doloroso annuncio il marito Angelo Ferrari, i figli Margherita e Bruno, la sorella Rosella, il fratello Gianmichele, la cognata, i nipoti e i parenti tutti. Nell’apprendere la triste notizia, vi sono stati infiniti messaggi di cordoglio, moltissime persone, da pazienti ad amici, si sono stretti attorno ai familiari, e giunti nella camera ardente, allestita nello studio medico in via Vittorio Veneto 5, hanno rivolto l’ultimo saluto all’amata dottoressa Fagnoni, esprimendo affetto, stima e gratitudine, a colei che, negli anni, è stata più di un medico, un punto di riferimento, “una” di famiglia.

Una vita al servizio della comunità

Originaria di Divignano, Maria Grazia Fagnoni è nata il 16 novembre 1956, nella casa di via Mercanti. A fine anni Ottanta, dopo aver conseguito la laurea in medicina, iniziò ad esercitare la professione nel suo primo ambulatorio a Borgo Ticino, aggiungendo poi la frazione di Campagnola, Comignago e Divignano dove ora vi era il suo studio. Ha lavorato anche, fino alla primavera scorsa, al Cap, Centro di assistenza primaria, ad Arona.

Il ricordo della figlia

“A maggio del 2019 le è stata diagnosticata la malattia, è stato un duro colpo, ma non si è mai fatta abbattere – racconta la figlia – ha lottato come un leone fino alla fine. Non ha mai perso il sorriso. Finché se l’è sentita ha continuato a lavorare. Gestiva la sua agenda facendo in modo di incastrare le visite mediche e gli appuntamenti dei suoi pazienti con le terapie che doveva seguire. Trovarne un’altra dottoressa come lei. Era il “medico di una volta”, faceva parte della vita dei suoi pazienti, li ascoltava, se ne prendeva cura”.

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