Cronaca

Migranti (disperati) per vicini di casa

Migranti (disperati)  per vicini di casa
Cronaca 23 Aprile 2015 ore 13:29

NOVARA- A oggi in totale sono 325 (di cui 170 giunti nel 2015) gli “asilanti” ospitati fra Novara e provincia, gestiti dalle cooperative che avevano vinto il vecchio appalto, in attesa che la Prefettura, che coordina tutte le operazioni, renda noto, a giorni, i vincitori del nuovo (in due lotti, per un totale di quasi 3 milioni).

NOVARA - A oggi in totale sono 325 (di cui 170 giunti nel 2015) gli “asilanti” ospitati fra Novara e provincia, gestiti dalle cooperative che avevano vinto il vecchio appalto, in attesa che la Prefettura, che coordina tutte le operazioni, renda noto, a giorni, i vincitori del nuovo (in due lotti, per un totale di quasi 3 milioni).

Nel frattempo i migranti che continuano ad arrivare, una volta fotosegnalati, vengono smistati a secondo delle disponibilità. Alcuni vanno in strutture alberghiere, altri in appartamenti affittati all’uopo dalle cooperative. A quanto pare una decina di immobili nel capoluogo, creando a volte “attriti” con i coinquilini. Sia chiaro: la Prefettura fa quel che dice il Governo, le cooperative si muovono nell’ambito di quanto previsto dall’appalto, i migranti fotosegnalati non risulta abbiano finora mai dato problemi - e quindi tutto è a norma di legge - ma, di fatto, qualcuno è a dir poco scontento.

Come la famiglia che abita nella zona nord di Novara in una villetta a tre piani divisa in altrettanti appartamenti: in quello al secondo piano, affittato dal proprietario a una cooperativa, hanno trovato accoglienza 6 nigeriani arrivati con un barcone dalla Libia. In due parole: i coinquilini non ci stanno, semplicemente non li vogliono, ritengono la soluzione assolutamente improponibile e inaccettabile per tutta una serie di motivi: «Ci accuseranno di razzismo, e così non è, ma non importa. Diciamo solo: provare per credere. Faremo di tutto per opporci, andremo anche dal sindaco a protestare». Detto questo detto tutto. Replicano i 6 migranti: «Siamo scappati perché eravamo disperati… ognuno di noi con problemi diversi, ma senza più speranze. Vogliamo rimanere in Italia, integrarci e lavorare. Ci rendiamo conto che la gente diffida di noi, di essere indesiderati… ma abbiate pazienza e comprensione, siamo disperati e non abbiamo più nulla. Non vogliamo creare problemi o infastidire nessuno, tantomeno qui in casa: siamo gente onesta, cerchiamo solo un lavoro e una sistemazione. Qui ci trattano bene, e non vogliamo di certo rovinare tutto».

p.v.

Leggi l’articolo integrale sul “Corriere di Novara” di giovedì 23 aprile