Nudi alla meta anche in Piemonte

Nudi alla meta anche in Piemonte
Cronaca 22 Settembre 2015 ore 05:21

TORINO - Una buona notizia per i (tanti) nudisti che impropriamente affollano ad esempio (anche) il Parco del Ticino e per coloro che viceversa a prescindere non desiderano ammirare le loro ostensioni più o meno appetibili. Nella seduta del 15 settembre il Consiglio regionale del Piemonte ha infatti varato (32 sì, 1 no e 5 astenuti) la legge sulla pratica del naturismo nella nostra regione. Nuove norme che definiscono i criteri appunto del naturismo nostrano, con particolare attenzione alla promozione dei siti a esso dedicati e di «adeguate condizioni per garantire privacy e disciplina». Insomma, serviva regolamentare «mirati accorgimenti e la necessaria riservatezza per i cittadini che scelgono la pratica di questo stile di vita, in armonia con la natura e il rispetto di se stessi», appunto anche «degli altri» e naturalmente «dell’ambiente». Si tratta di individuare aree predisposte e realizzare strutture pubbliche e private, «anche mediante la concessione di contributi disciplinati dalle leggi già in vigore d’incentivazione del settore turistico». I Comuni possono ora destinare a tale pratica spiagge lacustri o fluviali, boschi e ambienti naturali di proprietà del demanio o di altri enti pubblici, vigilando poi ovviamente sull’attività svolta. Chi si muoverà per primo? Certo, magari qualcuno avrà qualche remora morale, ma si parla comunque di un business, in altre nazioni davvero consistente. Chi è interessato a gestire un’attività connessa al naturismo, o anche solo una apposita area, può presentare «una segnalazione certificata, in modalità telematica, allo Sportello unico per le attività produttive (Suap)»  del Comune sul cui territorio appunto verranno individuate strutture e aree appositamente destinate. Precisano a Palazzo: «L’attuazione della legge non comporta oneri aggiuntivi a carico del bilancio regionale, grazie a una clausola di neutralità finanziaria. Eventuali risorse rientrano nei finanziamenti in materia di turismo». Commenta il primo firmatario, Davide Bono (5 Stelle), insieme al collega Mauro Campo: «Il naturismo come "metodo di vivere in armonia con la natura, caratterizzato dalla pratica della nudità in comune" è una pratica ormai consolidata in tutto il mondo e rappresenta un'importante opportunità di sviluppo turistico ed economico. Nel nostro Paese e nella nostra Regione mancano leggi e norme, per cui in mancanza di esse molti naturisti italiani si rivolgono all'estero o nelle poche regioni dove sono già vigenti (Emilia Romagna, Veneto ed Abruzzo). Il testo di legge approvato in Consiglio regionale mira a promuovere anche in Piemonte spazi sia pubblici che privati dove praticare il naturismo. Le aree dovranno essere opportunamente delimitate e segnalate mediante cartelli o analoghi strumenti per assicurare un'adeguata identificazione e dovrà essere garantita la non visibilità dall'esterno di tali luoghi. Alla Giunta è demandato il compito di stilare un regolamento per definire le disposizioni all'interno delle aree e le modalità di applicazione di delimitazioni, segnalazioni, controlli e sanzioni. Gli incentivi per la promozione di tale pratica sono quelli già previsti dalle vigenti norme di incentivazione del settore turistico, senza spese aggiuntive per il bilancio regionale. Auspichiamo un rapido intervento da parte dell'esecutivo regionale, in modo da ampliare l'offerta turistica del Piemonte in vista della prossima stagione estiva». Marco Grimaldo (Sel), cofirmatario delle legge: «Non so se il turismo naturista sarà l'uovo di colombo del turismo piemontese ma sono sicuro che grazie a questo provvedimento molti enti locali proveranno a intercettare quei 20 milioni di cittadini europei che lo praticano regolarmente. Ancora più importante è la portata culturale della legge. L'idiozia conservatrice spesso si appella innanzitutto al senso del pudore, alla morale, o addirittura alla paura della contaminazione di germi e patologie. Per questo sono orgoglioso che dopo le sentenze n. 1765 e n. 3557 della Corte di Cassazione, che hanno di fatto reso legittimo il naturismo nei luoghi in cui è consuetudine, la nostra Regione copra una lacuna giuridica fondata soprattutto sul pregiudizio e sull'ignoranza». Dunque la palla ora ai Comuni e ai privati. Vedremo chi arriverà primo (nudo) alla meta.

Paolo Viviani

TORINO - Una buona notizia per i (tanti) nudisti che impropriamente affollano ad esempio (anche) il Parco del Ticino e per coloro che viceversa a prescindere non desiderano ammirare le loro ostensioni più o meno appetibili. Nella seduta del 15 settembre il Consiglio regionale del Piemonte ha infatti varato (32 sì, 1 no e 5 astenuti) la legge sulla pratica del naturismo nella nostra regione. Nuove norme che definiscono i criteri appunto del naturismo nostrano, con particolare attenzione alla promozione dei siti a esso dedicati e di «adeguate condizioni per garantire privacy e disciplina». Insomma, serviva regolamentare «mirati accorgimenti e la necessaria riservatezza per i cittadini che scelgono la pratica di questo stile di vita, in armonia con la natura e il rispetto di se stessi», appunto anche «degli altri» e naturalmente «dell’ambiente». Si tratta di individuare aree predisposte e realizzare strutture pubbliche e private, «anche mediante la concessione di contributi disciplinati dalle leggi già in vigore d’incentivazione del settore turistico». I Comuni possono ora destinare a tale pratica spiagge lacustri o fluviali, boschi e ambienti naturali di proprietà del demanio o di altri enti pubblici, vigilando poi ovviamente sull’attività svolta. Chi si muoverà per primo? Certo, magari qualcuno avrà qualche remora morale, ma si parla comunque di un business, in altre nazioni davvero consistente. Chi è interessato a gestire un’attività connessa al naturismo, o anche solo una apposita area, può presentare «una segnalazione certificata, in modalità telematica, allo Sportello unico per le attività produttive (Suap)»  del Comune sul cui territorio appunto verranno individuate strutture e aree appositamente destinate. Precisano a Palazzo: «L’attuazione della legge non comporta oneri aggiuntivi a carico del bilancio regionale, grazie a una clausola di neutralità finanziaria. Eventuali risorse rientrano nei finanziamenti in materia di turismo». Commenta il primo firmatario, Davide Bono (5 Stelle), insieme al collega Mauro Campo: «Il naturismo come "metodo di vivere in armonia con la natura, caratterizzato dalla pratica della nudità in comune" è una pratica ormai consolidata in tutto il mondo e rappresenta un'importante opportunità di sviluppo turistico ed economico. Nel nostro Paese e nella nostra Regione mancano leggi e norme, per cui in mancanza di esse molti naturisti italiani si rivolgono all'estero o nelle poche regioni dove sono già vigenti (Emilia Romagna, Veneto ed Abruzzo). Il testo di legge approvato in Consiglio regionale mira a promuovere anche in Piemonte spazi sia pubblici che privati dove praticare il naturismo. Le aree dovranno essere opportunamente delimitate e segnalate mediante cartelli o analoghi strumenti per assicurare un'adeguata identificazione e dovrà essere garantita la non visibilità dall'esterno di tali luoghi. Alla Giunta è demandato il compito di stilare un regolamento per definire le disposizioni all'interno delle aree e le modalità di applicazione di delimitazioni, segnalazioni, controlli e sanzioni. Gli incentivi per la promozione di tale pratica sono quelli già previsti dalle vigenti norme di incentivazione del settore turistico, senza spese aggiuntive per il bilancio regionale. Auspichiamo un rapido intervento da parte dell'esecutivo regionale, in modo da ampliare l'offerta turistica del Piemonte in vista della prossima stagione estiva». Marco Grimaldo (Sel), cofirmatario delle legge: «Non so se il turismo naturista sarà l'uovo di colombo del turismo piemontese ma sono sicuro che grazie a questo provvedimento molti enti locali proveranno a intercettare quei 20 milioni di cittadini europei che lo praticano regolarmente. Ancora più importante è la portata culturale della legge. L'idiozia conservatrice spesso si appella innanzitutto al senso del pudore, alla morale, o addirittura alla paura della contaminazione di germi e patologie. Per questo sono orgoglioso che dopo le sentenze n. 1765 e n. 3557 della Corte di Cassazione, che hanno di fatto reso legittimo il naturismo nei luoghi in cui è consuetudine, la nostra Regione copra una lacuna giuridica fondata soprattutto sul pregiudizio e sull'ignoranza». Dunque la palla ora ai Comuni e ai privati. Vedremo chi arriverà primo (nudo) alla meta.

Paolo Viviani