Cronaca
Beni e conti correnti

Nuove confische all'imprenditore novarese Giuseppe Di Giovanni

Nell’elenco di quanto confiscato compaiono, tra l’altro, un’impresa di Oleggio Castello operante nel settore della lavorazione dei metalli, un garage a Borgomanero e altro ancora.

Nuove confische all'imprenditore novarese Giuseppe Di Giovanni
Cronaca Novara, 24 Dicembre 2021 ore 12:13

Beni e conti correnti confiscati, ma revoca della sorveglianza speciale. E’ quanto ha deciso il tribunale di Novara nei confronti di Giuseppe Di Giovanni, 45 anni, membro di una famiglia nota alle cronache giudiziarie. Dopo due anni di misure speciali l’imprenditore di origine siciliane, già assolto da una serie di accuse a suo carico per reati di natura fiscale, non è più “socialmente pericoloso”, ma sul fronte patrimoniale subisce comunque un duro colpo.

Le confische

Nell’elenco di quanto confiscato compaiono, tra l’altro, un’impresa di Oleggio Castello operante nel settore della lavorazione dei metalli, un garage a Borgomanero e altro ancora. Un pacchetto per diverse migliaia di euro di presunta provenienza illecita, almeno secondo le indagini della Dia di Torino dalle quali sarebbe emersa una situazione di disequilibrio tra quanto dichiarato al fisco e le attività lavorative svolte dal 45enne. La famiglia Di Giovanni, si diceva, è nota alle cronache. Nel dicembre 2015 la Squadra mobile aveva eseguito il decreto del tribunale di Novara requisendole beni per circa 7 milioni di euro: 15 appartamenti tra il Piemonte e il Veneto, 151 veicoli tra cui diverse auto di lusso come Ferrari, Porsche e Audi e le azioni di più società del settore edile erano stati sottratti agli appartenenti al presunto clan. Diversi esponenti della famiglia erano finiti in carcere nell'operazione «Bloodsucker» dell'anno precedente ed erano stati definiti dagli inquirenti i «banchieri criminali» delle locali piemontesi. Secondo gli investigatori, Franco e Pino Di Giovanni avrebbero fatto parte di associazioni criminali, legate alla 'ndrangheta, radicate nelle provincie di Biella, Vercelli e Novara e avrebbero “dimostrato di possedere elevata capacità criminale praticando l'usura, l'estorsione e il riciclaggio»