Il caso

Omicidio di Pombia in Cassazione: il killer punta a ridurre la pena

La procura chiede di riesaminare la posizione dell'imprenditore Cauchi

Omicidio di Pombia in Cassazione: il killer punta a ridurre la pena
Arona, 26 Ottobre 2020 ore 08:59

Omicidio di Pombia: il processo riparte dalla Cassazione.

Omicidio di Pombia: una nuova udienza

Il delitto di Pombia va in Cassazione. E’ stata fissata per il 22 aprile 2021 la seduta al termine della quale i giudici della Suprema Corte di Roma dovranno esaminare il ricorso presentato dagli avvocati di killer e complice (presunti fino all’ultimo) dell’omicidio dell’operaio Matteo Mendola, 33 anni, avvenuto il 4 aprile di tre anni or sono nei boschi del Novarese. Ad attendere l’esito del processo sono Antonio Lembo, colui il quale avrebbe sparato, e Angelo Mancino, il complice, appunto. Su entrambi pende una condanna di trent’anni confermata in Appello nei mesi scorsi. Il primo, difeso dall’avvocato Gabriele Pipicelli di Verbania, punta allo sconto di pena, mentre il secondo all’assoluzione tramite il legale, Giuseppe Ruffier.

La procura chiede di riesaminare la posizione di Cauchi

Nelle scorse settimane la procura aveva chiesto il riesame del caso. Secondo il pubblico ministero Mario Andrighi, l’imprenditore edile gelese Giuseppe Cauchi, 54 anni, accusato di essere il mandante e assolto nel novembre dello scorso anno a Novara, dovrà tornare sul banco degli imputati. L’assassinio di Mendola tiene banco da più di tre anni. Una vicenda cruenta, intricata e non priva di colpi di scena. Lembo, solo per fare un esempio, che in un primo tempo confessa e che poi invece ritratta. Ma è solo un tassello del rebus affrontato dagli inquirenti. Il giovane operaio, lo ricordiamo, era stato portato con l’inganno (“andiamo a compiere dei furti in villa nel Novarese”) in località San Giorgio di Pombia e lì, a colpi di pistola, era stato ucciso. Il cadavere dell’operaio col cranio fracassato, a quanto pare giustiziato per una vecchia faccenda di soldi e droga – in passato i familiari di Mendola avevano lavorato nei cantieri e forse avevano maturato un credito con Cauchi – era stato rinvenuto la mattina seguente da un pensionato che stava facendo una passeggiata nei boschi ed erano partite le indagini svolte dai carabinieri.

Le richieste dei legali dei condannati

Quattro anni dopo il fatto si andrà, dunque, in Cassazione per scrivere la parola fine. Pipicelli chiederà lo sconto di pena valutato che il suo assistito avrebbe collaborato con gli inquirenti, Ruffier dal canto suo ribadirà che il suo cliente non sapeva delle intenzioni dell’amico.

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