Operazione “Caro Nipote”: sei condanne in abbreviato

Operazione “Caro Nipote”: sei condanne in abbreviato
Cronaca 07 Luglio 2015 ore 21:59

NOVARA – Condanna a 4 anni, 5 mesi e 10 giorni, questa mattina martedì 7 luglio, in Tribunale a Novara, per Ryszars e Zofia Lakatosz, considerati dagli inquirenti tra i promotori della presunta organizzazione criminale di rom di origine polacca che si sarebbe dedicata a truffe ai danni di anziani; due anni e 8 mesi, invece, per tutti gli altri a processo in abbreviato davanti al gup Elena Ceriotti. Ossia Barbara e Sara Lakatosz, Samuel Kovalski e Ursula Sabo.

Nella penultima udienza il pm Ciro Caramore aveva chiesto cinque anni e cinque mesi per i primi due e quattro anni per tutti gli altri. Si tratta del processo relativo all’operazione “Caro nipote”. Un’indagine che, coordinata dalla locale Procura, nel luglio dello scorso anno, aveva portato a scoprire, con i Carabinieri di Genova, 253 truffe ai danni di anziani tra Italia, Svizzera, Repubblica Ceca, Canada, Usa, Germania e Svezia. Serie di colpi che avevano fruttato oltre un milione di euro.

Base operativa, in Italia, sarebbe stata proprio Novara, in particolare tra il campo di Agognate e l’abitazione posta all’angolo tra corso Trieste e strada Due Ponti, a S. Agabio. Dei 71 iniziali indagati sono, al momento, già arrivati nelle aule di giustizia in nove. Il processo si è già, infatti, scisso in due parti. In due stanno seguendo il rito ordinario, con dibattimento e discussione; gli altri sei, invece, sono ricorsi al rito abbreviato. Stando a quanto emerse dalle indagini (avviate nel 2010 a seguito della denuncia di una vittima) i componenti si sarebbero spacciati per nipoti, cugini e parenti di persone in genere anziane e sole, e avrebbero detto di avere necessità di denaro, di un aiuto economico. Per l’accusa avrebbero puntato subito a persone con qualche anno in più, senza alcun famigliare e, spesso, anche ammalate. Le avrebbero scelte da nomi sulle rubriche del telefono, nomi particolari che, per loro, indicavano una certa età, come ‘Cesira’ o ‘Ernestina’. La truffa iniziava con una telefonata: «Zia come stai? Mi riconosci?». Dopo aver conquistato la loro fiducia, con altri complici, le avrebbero derubate dei risparmi, di denaro, polizze in pegno e gioielli.

I sei del rito abbreviato sono seguiti dagli avvocati Andrea La Francesca di Novara e William Voarino di Torino, legali che hanno chiesto per i propri assistiti l’assoluzione e che ora faranno appello.

mo.c.


NOVARA – Condanna a 4 anni, 5 mesi e 10 giorni, questa mattina martedì 7 luglio, in Tribunale a Novara, per Ryszars e Zofia Lakatosz, considerati dagli inquirenti tra i promotori della presunta organizzazione criminale di rom di origine polacca che si sarebbe dedicata a truffe ai danni di anziani; due anni e 8 mesi, invece, per tutti gli altri a processo in abbreviato davanti al gup Elena Ceriotti. Ossia Barbara e Sara Lakatosz, Samuel Kovalski e Ursula Sabo.

Nella penultima udienza il pm Ciro Caramore aveva chiesto cinque anni e cinque mesi per i primi due e quattro anni per tutti gli altri. Si tratta del processo relativo all’operazione “Caro nipote”. Un’indagine che, coordinata dalla locale Procura, nel luglio dello scorso anno, aveva portato a scoprire, con i Carabinieri di Genova, 253 truffe ai danni di anziani tra Italia, Svizzera, Repubblica Ceca, Canada, Usa, Germania e Svezia. Serie di colpi che avevano fruttato oltre un milione di euro.

Base operativa, in Italia, sarebbe stata proprio Novara, in particolare tra il campo di Agognate e l’abitazione posta all’angolo tra corso Trieste e strada Due Ponti, a S. Agabio. Dei 71 iniziali indagati sono, al momento, già arrivati nelle aule di giustizia in nove. Il processo si è già, infatti, scisso in due parti. In due stanno seguendo il rito ordinario, con dibattimento e discussione; gli altri sei, invece, sono ricorsi al rito abbreviato. Stando a quanto emerse dalle indagini (avviate nel 2010 a seguito della denuncia di una vittima) i componenti si sarebbero spacciati per nipoti, cugini e parenti di persone in genere anziane e sole, e avrebbero detto di avere necessità di denaro, di un aiuto economico. Per l’accusa avrebbero puntato subito a persone con qualche anno in più, senza alcun famigliare e, spesso, anche ammalate. Le avrebbero scelte da nomi sulle rubriche del telefono, nomi particolari che, per loro, indicavano una certa età, come ‘Cesira’ o ‘Ernestina’. La truffa iniziava con una telefonata: «Zia come stai? Mi riconosci?». Dopo aver conquistato la loro fiducia, con altri complici, le avrebbero derubate dei risparmi, di denaro, polizze in pegno e gioielli.

I sei del rito abbreviato sono seguiti dagli avvocati Andrea La Francesca di Novara e William Voarino di Torino, legali che hanno chiesto per i propri assistiti l’assoluzione e che ora faranno appello.

mo.c.