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Il caso

Pendolari prendono in giro l’azienda: Trenord chiede 10mila euro di danni

L'azienda ferroviaria ritiene di essere stata diffamata da un video.

Pendolari prendono in giro l’azienda: Trenord chiede 10mila euro di danni
Cronaca 04 Febbraio 2021 ore 11:40

Trenord chiede 10mila euro di danni ai pendolari che avevano preso in giro l’azienda. L’azienda ferroviaria ritiene di essere stata diffamata da un video.

Trenord chiede 10mila euro di danni ai pendolari

I pendolari sbeffeggiano l’azienda ferroviaria e si vedono arrivare una diffida e una richiesta di danni. Si tratta di Trenord, che  chiede 10mila euro all’associazione di pendolari Mi.Mo.Al, formata dai passeggeri della linea ferroviaria Milano-Mortara-Alessandria.

Come riporta “Prima Bergamo”, tutto nasce da un video di Natale pubblicato dalla società ferroviaria partecipata da Regione Lombardia. Nel filmato una voce fuori campo leggeva una lettera, scritta a Trenord dallo scrittore e docente universitario Giuseppe Lupo, in cui si dichiarava di provare tenerezza per i treni che avevano portato, anche durante la pandemia, i pendolari sul posto di lavoro in orario. Una realtà ben diversa da quella raccontata dagli stessi pendolari, che al contrario lamentano ogni giorno qualsiasi tipo di disservizio. Così il comitato Mi.Mo.Al ha semplicemente ripubblicato il video aggiungendo una tabella con tutte le tratte ufficialmente cancellate dall’azienda.

La richiesta danni

Tanto è bastato per scatenare l’ira di Trenord, che ha contestato all’associazione i reati di diffamazione e violazione del diritto d’autore, le ha intimato di rimuovere il video dai social e avanzato una richiesta di risarcimento del valore di 10mila euro.

La replica dei pendolari: vergognoso

Non si è fatta aspettare la risposta da parte dei pendolari: «Trenord in questo momento proprio dovrebbe stare assolutamente in silenzio – scrive l’associato Adriano Arlenghi – per la vergogna in cui fa viaggiare migliaia e migliaia di passeggeri in particolare sulla tratta per Pavia e per Milano, invece di pensare a come ovviare a questa situazione, ha preferito usare tempo e denaro che gli giunge dai contributi pubblici e dagli abbonamenti dei suoi clienti, per denunciare l’ associazione».