Lo studio

Piemonte, Save The Children: 1 ragazza su 5 non studia e non lavora

Un Paese e una regione, il Piemonte, non “a misura di bambino”, ma ancor meno “a misura di bambine”, che si sono trovati ad affrontare l’emergenza Covid-19.

Piemonte, Save The Children: 1 ragazza su 5 non studia e non lavora
18 Novembre 2020 ore 06:09

Giornata mondiale Infanzia, Piemonte: Save the Children, nella regione quasi 1 ragazza su 5 non studia, non lavora e non segue nessun percorso formativo. In Piemonte già prima della crisi Covid il 19,6% dei minori viveva in povertà relativa; asili nido solo per il 15,1% dei bambini; dispersione scolastica all’10,8%.

Lo studio

L’Organizzazione diffonde l’XI edizione dell’Atlante dell’infanzia a rischio in Italia “Con gli occhi delle bambine”, con una forte denuncia sulla necessità di intervenire alla radice delle diseguaglianze che colpiscono le ragazze. Urgente intervenire con risorse adeguate nelle “zone rosse” della povertà educativa

Il Piemonte

Un Paese e una regione, il Piemonte, non “a misura di bambino”, ma ancor meno “a misura di bambine”, che si sono trovati ad affrontare l’emergenza Covid-19. Bambine e ragazze che in Italia pagano sulla loro pelle disuguaglianze di genere sistematiche e ben radicate nella nostra società, che si formano già nella prima infanzia, che le lasciano indietro rispetto ai coetanei maschi e che, con la pandemia, sono deflagrate.

In Italia, circa 1 milione e 140 mila ragazze tra i 15 e i 29 anni rischiano, entro la fine dell’anno, di ritrovarsi nella condizione di non studiare, non lavorare e non essere inserite in alcun percorso di formazione, rinunciando così ad aspirazioni e a progetti per il proprio futuro. Un limbo in cui già oggi, in Piemonte, è intrappolato il 19,2% delle giovani, contro il 14,2% dei coetanei maschi. Percentuali, per quanto riguarda le ragazze, ben lontane dai picchi che si avvicinano al 40% in Sicilia e in Calabria, ma ad ogni modo più alte di quelle nei territori più virtuosi, come il Trentino Alto Adige, dove le ragazze Neet sono il 14,6% (comunque quasi il doppio rispetto ai ragazzi, 7,7%).
Divari di genere che a livello nazionale si ripercuotono anche sul fronte occupazionale, con un tasso di mancata occupazione tra le 15-34enni che raggiunge il 33% contro il 27,2% dei giovani maschi, un dato comunque grave. L’istruzione resta un fattore “protettivo” per il futuro delle ragazze, ma anche le giovani che conseguono la laurea stanno pagando cara la crisi: tra le neolaureate che in Italia hanno conseguito il titolo di primo livello nei primi sei mesi del 2019, solo il 62,4% ha trovato lavoro, con un calo di 10 punti percentuali rispetto al 2019, mentre per i laureati maschi – pur penalizzati – il calo è di 8 punti (dal 77,2% al 69,1%), con retribuzioni comunque superiori del 19% rispetto alle neolaureate.

I dati

In Piemonte, quasi 1 minore su 5 (il 19,6%) vive in condizioni di povertà relativa, un dato migliore della media nazionale che si attesta al 22% e soprattutto di regioni come la Calabria (42,4%) e la Sicilia (40,1%) che si trovano ai primi posti di questa triste classifica. Il Piemonte appare ad ogni modo lontano dai territori più virtuosi, quali il Trentino Alto Adige (8,3%) e la Toscana (9,8%) che presentano le percentuali più basse di minori in povertà relativa. Già prima della pandemia, nel nostro Paese, 1 milione 137 mila minori (l’11,4% del totale) si trovavano in condizioni di povertà assoluta, senza avere cioè lo stretto necessario per condurre una vita dignitosa. Un dato in calo rispetto al 12,6% del 2018, ma che tuttavia rischia di subire una nuova impennata proprio per gli effetti del Covid-19, se non saranno messi subito in campo interventi organici per prevenire una crescita esponenziale come quella avvenuta a seguito della crisi economica del 2008, quando la percentuale di povertà assoluta minorile è quadruplicata in un decennio (era il 3,1% nel 2007).

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