Cronaca

Replica del Sap ai penalisti: “non è populismo, ma democrazia”

Replica del Sap ai penalisti: “non è populismo, ma democrazia”
Cronaca 30 Dicembre 2015 ore 15:29

NOVARA – Continua la querelle tra i penalisti novaresi (con il direttivo della Camera penale) e il Sap, il Sindacato autonomo di polizia, sulla questione delle pene che vengono comminate a chi viene fermato dalle Forze dell’Ordine.

Un tema avviato dal Sindacato, con il segretario provinciale Michele Frisia, per rispondere, stando al suo intervento, a una serie di accuse che avrebbe percepito nei confronti delle Forze dell’Ordine all’indomani dell’omicidio di Andrea Gennari. I cittadini, spiegava, si domandavano come mai l’autore del delitto, già conosciuto dalle Forze di Polizia, “fosse libero e non in carcere”. Da lì la volontà del Sap di illustrare i motivi di questa situazione. Un intervento in cui, in qualche modo, si dava la responsabilità di questo alle leggi, “a pene miti, grazie alla concessione di attenuanti e non solo”.

Pronta la risposta della Camera penale, che abbiamo pubblicato martedì. Ora torna a dire la sua il Sap con il segretario Frisia, che ha inviato una nota in cui ribatte i punti rilevati dai penalisti. Pubblichiamo l’intervento, restando disponibili a un’eventuale ulteriore replica della Camera penale. 

“Consiglio di leggere – scrive Frisia - un libro interessante. Si chiama “Mentire con le statistiche” di Darrell Huff. L’autore spiega come sia facile, usando le statistiche, sostenere qualunque tesi. Uno degli errori più gravi in assoluto è quello di confondere il semplice raffronto con il nesso di casualità. Il fatto che un dato sia minore di un altro – sostiene Frisia - nulla ci dice sulla relazione fra i due; anzi, si può arrivare a confondere la causa con l’effetto. Se chi viene punito col carcere è recidivo al 67%, magari è perché per arrivare fino alla prigione ha dovuto continuare a delinquere per anni, e quindi ecco che non è il carcere a rendere recidivi, ma è solo la recidiva che apre le porte del carcere. 2) Le nostre prigioni sono sovraffollate perché da quarant’anni la politica criminale – sostiene - è stata sacrificata a colpi di scure in nome di qualche consenso politico. Sono sovraffollate perché la certezza della pena – sostiene ancora il Sap - è inesistente e sempre più persone provano a delinquere nella speranza di farla franca. E quando un numero enorme di persone delinque, allora un numero elevato di persone viene incarcerato. Quanti ragazzi abbiamo accompagnato in prigione perché per anni avevano fatto di tutto in città, accumulando condanne mai scontate, benefici e pene alternative – sostiene Frisia - salvo poi dover scontare il cumulo quando ormai la loro vita aveva preso un’altra piega. Noi poliziotti sentiamo, dalle intercettazioni, criminali stranieri che scelgono l’Italia quale Paese in cui esercitare i loro traffici, perché giudicato più idoneo rispetto ad altri. Perché? Per il sistema penale molto più permissivo. 3) Che “il carcere debba essere utilizzato quando le altre misure cautelari siano inadeguate lo dice il Codice di Procedura Penale” è una bella affermazione. Peccato che il Codice non sia stato scolpito sul monte Sinai – sostiene con un po’ di ironia il Sap - e perciò si possa anche cambiare, cosa che è stata effettivamente fatta negli ultimi anni, con uno scopo solo: adattare il Diritto Penale alle dimensioni delle carceri e non viceversa. Salvo poi rendersi conto che così tutti i criminali avrebbero fruito dei benefici, anche quelle categorie che agli elettori proprio non vanno giù: mafiosi, pedofili e violentatori. Ecco allora le manovre correttive, le esclusioni, in un sistema processuale”, che Frisia definisce “sempre più delirante”. E ancora: “veniamo accusati di populismo e ci prendiamo questa accusa. Solo il sostantivo è impreciso: non populismo ma democrazia. La classe politica – sostiene il Sap - è stata incapace di gestire il sistema carcerario e le spese le hanno fatte sia i carcerati sia i cittadini. Indulto e amnistia, usati per svuotare le carceri alla bisogna, erano strumenti giuridici creati per altre ragioni sociali. 4) Qual è il nesso fra gli istituti citati (rito abbreviato, messa alla prova) e il fatto che chi vuole può delinquere per anni? Anche al supermercato si scrive “non cumulabile con altri sconti”, perché si sa che in caso contrario i clienti porterebbero via la spesa gratis. Nel sistema penale – sostiene il Sap - tutto si cumula, in continuazione. Al Sap non siamo confusi dai diversi istituti giuridici. Siamo confusi dal fatto che certi soggetti, per quanto qualche collega li arresti sempre, poi sono comunque in giro per strada”.

mo.c.

 


NOVARA – Continua la querelle tra i penalisti novaresi (con il direttivo della Camera penale) e il Sap, il Sindacato autonomo di polizia, sulla questione delle pene che vengono comminate a chi viene fermato dalle Forze dell’Ordine.

Un tema avviato dal Sindacato, con il segretario provinciale Michele Frisia, per rispondere, stando al suo intervento, a una serie di accuse che avrebbe percepito nei confronti delle Forze dell’Ordine all’indomani dell’omicidio di Andrea Gennari. I cittadini, spiegava, si domandavano come mai l’autore del delitto, già conosciuto dalle Forze di Polizia, “fosse libero e non in carcere”. Da lì la volontà del Sap di illustrare i motivi di questa situazione. Un intervento in cui, in qualche modo, si dava la responsabilità di questo alle leggi, “a pene miti, grazie alla concessione di attenuanti e non solo”.

Pronta la risposta della Camera penale, che abbiamo pubblicato martedì. Ora torna a dire la sua il Sap con il segretario Frisia, che ha inviato una nota in cui ribatte i punti rilevati dai penalisti. Pubblichiamo l’intervento, restando disponibili a un’eventuale ulteriore replica della Camera penale. 

“Consiglio di leggere – scrive Frisia - un libro interessante. Si chiama “Mentire con le statistiche” di Darrell Huff. L’autore spiega come sia facile, usando le statistiche, sostenere qualunque tesi. Uno degli errori più gravi in assoluto è quello di confondere il semplice raffronto con il nesso di casualità. Il fatto che un dato sia minore di un altro – sostiene Frisia - nulla ci dice sulla relazione fra i due; anzi, si può arrivare a confondere la causa con l’effetto. Se chi viene punito col carcere è recidivo al 67%, magari è perché per arrivare fino alla prigione ha dovuto continuare a delinquere per anni, e quindi ecco che non è il carcere a rendere recidivi, ma è solo la recidiva che apre le porte del carcere. 2) Le nostre prigioni sono sovraffollate perché da quarant’anni la politica criminale – sostiene - è stata sacrificata a colpi di scure in nome di qualche consenso politico. Sono sovraffollate perché la certezza della pena – sostiene ancora il Sap - è inesistente e sempre più persone provano a delinquere nella speranza di farla franca. E quando un numero enorme di persone delinque, allora un numero elevato di persone viene incarcerato. Quanti ragazzi abbiamo accompagnato in prigione perché per anni avevano fatto di tutto in città, accumulando condanne mai scontate, benefici e pene alternative – sostiene Frisia - salvo poi dover scontare il cumulo quando ormai la loro vita aveva preso un’altra piega. Noi poliziotti sentiamo, dalle intercettazioni, criminali stranieri che scelgono l’Italia quale Paese in cui esercitare i loro traffici, perché giudicato più idoneo rispetto ad altri. Perché? Per il sistema penale molto più permissivo. 3) Che “il carcere debba essere utilizzato quando le altre misure cautelari siano inadeguate lo dice il Codice di Procedura Penale” è una bella affermazione. Peccato che il Codice non sia stato scolpito sul monte Sinai – sostiene con un po’ di ironia il Sap - e perciò si possa anche cambiare, cosa che è stata effettivamente fatta negli ultimi anni, con uno scopo solo: adattare il Diritto Penale alle dimensioni delle carceri e non viceversa. Salvo poi rendersi conto che così tutti i criminali avrebbero fruito dei benefici, anche quelle categorie che agli elettori proprio non vanno giù: mafiosi, pedofili e violentatori. Ecco allora le manovre correttive, le esclusioni, in un sistema processuale”, che Frisia definisce “sempre più delirante”. E ancora: “veniamo accusati di populismo e ci prendiamo questa accusa. Solo il sostantivo è impreciso: non populismo ma democrazia. La classe politica – sostiene il Sap - è stata incapace di gestire il sistema carcerario e le spese le hanno fatte sia i carcerati sia i cittadini. Indulto e amnistia, usati per svuotare le carceri alla bisogna, erano strumenti giuridici creati per altre ragioni sociali. 4) Qual è il nesso fra gli istituti citati (rito abbreviato, messa alla prova) e il fatto che chi vuole può delinquere per anni? Anche al supermercato si scrive “non cumulabile con altri sconti”, perché si sa che in caso contrario i clienti porterebbero via la spesa gratis. Nel sistema penale – sostiene il Sap - tutto si cumula, in continuazione. Al Sap non siamo confusi dai diversi istituti giuridici. Siamo confusi dal fatto che certi soggetti, per quanto qualche collega li arresti sempre, poi sono comunque in giro per strada”.

mo.c.