Il caso

Setta delle bestie di Cerano, il pm chiede 230 anni di carcere per i 26 imputati

Invocata la condanna di quasi tutti gli imputati nella vicenda della "psicosetta" con sede nei boschi del comune novarese

Setta delle bestie di Cerano, il pm chiede 230 anni di carcere per i 26 imputati
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Bestie di Cerano, arrivate le richieste di condanna dalla pm: 230 anni di carcere complessivi.

Setta delle bestie di Cerano: le richieste del pm

Al processo in corso di svolgimento da ormai più di un anno davanti ai giudici della Corte di Assise, sono arrivate le richieste di condanna e, come previsto, sono state “severe”.

Lunedì 8 luglio 2024, al termine della lunga requisitoria divisa in due parti – era iniziata l’udienza precedente – e che è servita per ripercorrere le tappe di una vicenda che comunque andrà a finire è da considerarsi drammatica, il pubblico ministero Silvia Baglivo titolare del fascicolo di inchiesta ha, infatti, invocato la condanna di quasi tutti gli imputati con pene comprese tra i 7 e i 18 anni di reclusione, a seconda della pozione nel gruppo, insieme al sequestro di tutti i beni di loro proprietà.

230 anni di carcere complessivi, un numero che fa impressione. La condanna più elevata è stata chiesta per le presunte organizzatrici dell’associazione, due psicologhe e per l’ex convivente del capo della setta; nei confronti di due uomini chiesta la prescrizione.

Dal canto loro gli avvocati di parte civile Silvia Calzolaro e Marco Calosso, difensori di tre vittime, hanno manifestato soddisfazione per le richieste di pena formulate dalla pm.

Il processo riprenderà il prossimo 26 settembre e per fine anno, salvo imprevisti, si attende la sentenza.

Quei presunti abusi tra i boschi di Cerano

Nell’aula della Corte di Assise davanti al presidente Gianfranco Penzone, è stata dunque una giornata importante. La pm, con accanto il procuratore capo Giuseppe Ferrando, aveva e ha illustrato le prove dell’indagine, ricostruendo quarant’anni di presunti abusi, anche ai danni di ragazzine, avvenuti tra i boschi di Cerano, dove c’era la cascina nascosta da una fitta vegetazione ritenuta base centrale dell’organizzazione, ma anche altrove, in scuole di danza, di spada celtica ed erboristerie o alloggi a Pavia, Genova, Milano, Vigevano e Rapallo.

Un castello accusatorio gravissimo, corroborato da materiale probatorio ritenuto solido, da riprese video e dalle tante testimonianze, una trentina circa, delle vittime che si sono costituite parte civile.

Sono 26, invece, le persone finite nei guai e rinviate a giudizio, per lo più professionisti (psicologi, insegnanti, editori ecc...) lombardi residenti tra Milano e diversi centri della sua cintura, il Pavese, il Varesotto e il Bergamasco, che rispondono a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata alla schiavitù e a ripetute violenze sessuali anche su minore.

A capo di tutto c’era l’erborista con attività nel quartiere San Siro di Milano Gian Maria Guidi, 79 anni, morto per malattia il 15 marzo 2023: non ha potuto prendere parte al processo.

Il cottage dove abitava il "dottore"

Per gli inquirenti le giovani donne erano oggetto di sistematici stupri, pestaggi, torture, manipolazioni mentali e minacce di morte. Per le vessazioni corporali e psicologiche venivano utilizzati strumenti che sono stati poi trovati custoditi negli immobili oggetto dell’indagine.

Per gli imputati, invece, che hanno parlato ancora di recente rendendo dichiarazioni spontanee, non ci sarebbe stato alcun abuso: abbiamo dato vita ad una grande famiglia allargata, dove a regnare erano armonia, filosofia e amore, hanno sostanzialmente detto. E, se c’era sesso, hanno aggiunto, era consenziente, al massimo fatto con qualche pratica poco usuale.

Le indagini sono state condotte da Baglivo della procura di Novara e da Paola Stupino della Direzione distrettuale Antimafia di Torino.

L’inchiesta era nata dalla denuncia di Giulia, 36enne che oggi vive nel Braidese, finita nelle grinfie della setta quando di anni ne aveva 7 e convintasi a denunciare con il sostegno dell’associazione saviglianese “Mai+Sole” dopo aver subito anni e anni di soprusi e violenze. Giulia, dopo essere fuoriuscita, ha seguito un lungo e faticoso percorso di recupero psicologico. Ora si è costituita parte civile per chiedere un risarcimento del danno, come le altre vittime (c’è chi ha avrebbe chiesto mezzo milione di euro).

I loro difensori parleranno nel corso di altre udienze fissate nei mesi di settembre e ottobre. Poi l’attesa sentenza entro Natale.

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