«Spero di ottenere una degna giustizia»

«Spero di ottenere una degna giustizia»
Cronaca 05 Marzo 2015 ore 14:53

«Abbraccio tutti per la vicinanza e l’affetto che mi è stato dimostrato in queste ore. La notizia ci ha colti di sorpresa. Spero e mi auguro che questa volta si possa ottenere una degna giustizia. Per quanto mi riguarda non lascerò che cada nell'oblio».

E’ il commento di Alberto Torregiani, novarese, figlio dell’orefice Pier Luigi assassinato a Milano nel 1979 da un commando dei Proletari armati per il Comunismo, gruppo eversivo al capo del quale c’era Cesare Battisti, alla notizia circolata nel pomeriggio del 3 febbraio a proposito dell’espulsione del terrorista dal Brasile.

Ad annunciare il provvedimento è stato il sito “Estadao”, citando fonti giudiziarie, al quale l’avvocato di Battisti, Igor Sant'Anna Tamasauskas, ha dichiarato di essere a conoscenza del fatto, ma di non conoscere ancora una possibile data per l’applicazione effettiva dell’espulsione oltre all’intenzione di un ricorso contro la sentenza della giudice federale Adverci Rates Mendes de Abreu che ha revocato il permesso di soggiorno all'ex terrorista concesso dalla Corte costituzionale e dal presidente della Repubblica brasiliana. Come si ricorderà, Battisti, 60 anni, era stato condannato in contumacia in Italia a due ergastoli per quattro omicidi (oltre a Torregiani anche quello di  del maresciallo della Polizia penitenziaria Antonio Santoro nel 1978 a Udine, del macellaio Lino Sabbadin a Santa Maria di Sala nel 1979 e quello dell’agente della Digos Andrea Campagna a Milamo, sempre nel 1979) compiuti durante gli anni di piombo. Dopo l’evasione dal carcere di Frosinone nel 1981, riparò in Francia e quindi in Messico per poi tornare in Francia, dove fu arrestato nel 2004 venne arrestato in virtù del "patto Castelli-Perben" del 2002 che, per reati commessi prima del 1982, limitava l'estradizione solo per i casi di eccezionale. La magistratura italiana richiese nuovamente la sua estradizione, che venne concessa dalle autorità francesi: poco prima il presidente Jacques Chirac, successore di Mitterrand, aveva palesato il suo consenso 

 

«Abbraccio tutti per la vicinanza e l’affetto che mi è stato dimostrato in queste ore. La notizia ci ha colti di sorpresa. Spero e mi auguro che questa volta si possa ottenere una degna giustizia. Per quanto mi riguarda non lascerò che cada nell'oblio».

E’ il commento di Alberto Torregiani, novarese, figlio dell’orefice Pier Luigi assassinato a Milano nel 1979 da un commando dei Proletari armati per il Comunismo, gruppo eversivo al capo del quale c’era Cesare Battisti, alla notizia circolata nel pomeriggio del 3 febbraio a proposito dell’espulsione del terrorista dal Brasile.

Ad annunciare il provvedimento è stato il sito “Estadao”, citando fonti giudiziarie, al quale l’avvocato di Battisti, Igor Sant'Anna Tamasauskas, ha dichiarato di essere a conoscenza del fatto, ma di non conoscere ancora una possibile data per l’applicazione effettiva dell’espulsione oltre all’intenzione di un ricorso contro la sentenza della giudice federale Adverci Rates Mendes de Abreu che ha revocato il permesso di soggiorno all'ex terrorista concesso dalla Corte costituzionale e dal presidente della Repubblica brasiliana. Come si ricorderà, Battisti, 60 anni, era stato condannato in contumacia in Italia a due ergastoli per quattro omicidi (oltre a Torregiani anche quello di  del maresciallo della Polizia penitenziaria Antonio Santoro nel 1978 a Udine, del macellaio Lino Sabbadin a Santa Maria di Sala nel 1979 e quello dell’agente della Digos Andrea Campagna a Milamo, sempre nel 1979) compiuti durante gli anni di piombo. Dopo l’evasione dal carcere di Frosinone nel 1981, riparò in Francia e quindi in Messico per poi tornare in Francia, dove fu arrestato nel 2004 venne arrestato in virtù del "patto Castelli-Perben" del 2002 che, per reati commessi prima del 1982, limitava l'estradizione solo per i casi di eccezionale. La magistratura italiana richiese nuovamente la sua estradizione, che venne concessa dalle autorità francesi: poco prima il presidente Jacques Chirac, successore di Mitterrand, aveva palesato il suo consenso all'estradizione in Italia in caso di esito negativo del ricorso in Cassazione presentato dai legali di Battisti. Il Consiglio di Stato francese e la Corte di Cassazione, con due successive decisioni sulla richiesta di estradizione, autorizzarono la consegna di Battisti alle autorità italiane, segnando la fine della cosiddetta dottrina Mitterrand. Battisti si rese però latitante lasciò la Francia e “rispuntò” in Brasile, dove fu arrestato nel 2007 a Rio de Janeiro: l'ex presidente brasiliano Luis Inacio Lula da Silva respinse la richiesta di estradizione presentata dall' Italia e, come ultimo atto del suo mandato, gli concesse lo status di rifugiato politico. Secondo quanto sentenziato nei giorni scorsi dal giudice federale Adverci Rates Mendes de Abreu ''si tratta del caso di un cittadino straniero con una situazione irregolare che, in quanto condannato per crimini nel suo Paese di origine, non ha diritto a rimanere in Brasile. Pertanto annullo l'atto di concessione della residenza di Cesare Battisti in Brasile e chiedo che venga applicato il procedimento di espulsione. Gli istituti di espulsione e estradizione sono ben distinti. L'espulsione non contraddice la decisione del presidente della Repubblica di non estradare, visto che non e' necessaria la consegna del cittadino straniero al suo Paese di origine, in questo caso l'Italia, potendo essere espulso verso un altro Paese disposto ad accoglierlo”.

Lalla Negri