Spuntano le fatture: il caso Zion si tinge sempre più di giallo

Spuntano le fatture: il caso Zion si tinge sempre più di giallo
Cronaca 02 Luglio 2015 ore 02:28

NOVARA - La storia dello Zion Smart Shop è solo quella di un giovane ed inesperto imprenditore che ha provato a sfondare e ingenuamente ha solo fatto il passo più lungo della gamba? Oppure, con una piccola variazione sul tema, ha forzato un pochino la mano sul filo dell’incoscienza? O c’è dietro ben altro, di tutto se non di più? Tesi queste ultime che spopolano incontrollate sul web dove a quanto pare “vale tutto”, cosa che viceversa non può essere su una testata giornalistica tenuta al rispetto della deontologia professionale e (soprattutto) del Codice penale.

Certo è che la vicenda del negozio di viale Volta (in realtà il vero business avveniva on line) che vendeva cellulari e pc a prezzi stracciati si tinge sempre più di giallo, e diventa ancor più difficile distinguere il vero dal falso, il dato di fatto dalla diceria, l’inadempienza contrattuale dalla diffamazione.

Il punto, in due parole, è ben noto: a cavallo fra il 2014 e quest’anno vendite con consegne più o meno nel rispetto dei 15 giorni lavorativi medi concordati; poi il giro si è allargato a dismisura e centinaia se non migliaia di clienti in tutta Italia si sono ritrovati senza prodotto (pagato in anticipo) e senza rimborso. La bottega a fine aprile ha chiuso i battenti, il titolare, Davinio Zanetti, ha proceduto, come documentato dal suo legale, a 250 rimborsi (via bonifico) per un totale di 110mila euro, poi, da maggio, stop perché la cassa (a suo dire) era vuota. Primo giallo: dove sono finiti i soldi versati dalle altre centinaia (migliaia?) di clienti? L’avvocato Scialla non lo dice (o non lo sa): dice solo che non ci sono, ma che comunque il suo assistito sta cercando di racimolarli. Inutile insistere, tantopiù che il legale una decina di giorni fa ha annunciato il silenzio stampa.

Le novità, che riportiamo per dovere di cronaca (e con le dovute, dovutissime cautele) visto che contestualmente sono state portate all’attenzione della Procura di Novara (che già indaga sul caso) dall’Unione consumatori italiani e dallo stesso avvocato Scialla - ovviamente da punti di vista e con richieste diverse - riguardano centinaia di fatture che circolano sul web. Sono, sarebbero di Zanetti e attestano, attesterebbero l’acquisto da parte dello Zion, presso un fornitore, di prodotti a quanto pare a prezzi superiori a quelli poi proposti ai clienti. Sono autentiche? Le cose stanno davvero così? Possibile dunque ipotizzare una sorta di “sistema Ponzi”, ovvero “soddisfare” una piccola cerchia di clienti da usare come esche per la gran massa degli altri destinati viceversa a rimanere a bocca asciutta (dopo ovviamente aver pagato), e quindi sparire col malloppo? Dubitiamo, ovviamente non lo sappiamo: sono quesiti ai quali risponderà la magistratura. Lunedì sera si è improvvisamente (ri)fatto vivo l’avvocato Scialla «al solo fine di tutelare» il suo assistito: dice che quanto circola sul web relativamente appunto alle fantomatiche fatture «contiene elementi palesemente falsi», e che «domani mattina (martedì, ndr) saranno messi a conoscenza della Polizia postale di Novara attraverso un esposto denuncia». Ma si fanno avanti (con noi e con la magistratura stessa) anche altri legali, gli avvocati Possis e Costa Barbè, della locale sezione dell’Unione consumatori italiani che tutela centinaia di clienti: «Dopo avere appreso in internet che sono stati messi a disposizione in alcuni gruppi documenti presumibilmente di pertinenza del titolare Zion (fatture che rivelerebbero fin dal sorgere dell'attività l'adozione del cosiddetto “sistema Ponzi”), è stata inviata email alla segreteria del Pubblico Ministero incaricato dell'istruttoria, nella quale si è data informazione dell'esistenza di questa nuova documentazione affinchè possa entrare nel fascicolo delle indagini della Procura».

Ma non finisce qui, e anche qui per semplice dovere di cronaca e per il fatto che gli accertamenti della Procura potrebbero estendersi ad altre ipotesi di reato, non possiamo esimerci dal riferire che circola sempre sui social almeno un post attribuibile a Zanetti nel quale il nostro (se davvero è lui, ma noi stentiamo a crederlo), dibattendo con clienti inviperiti, a quanto pare beatamente irride alle leggi e alla magistratura che non lo ha arrestato… A noi pare davvero impossibile che possa  essere il vero Zanetti a sbeffeggiare pubblicamente clienti e magistratura, ma in ogni caso anche questo ulteriore giallo è al vaglio della Procura. Dicono infatti all’Uci: «Poichè su internet sono apparsi messaggi di supposta provenienza Zanetti, nei quali si irride pesantemente alla legge italiana e indirettamente al sistema giudiziario, i nostri legali ipotizzano la possibile sussistenza del reato di vilipendio alla nazione, secondo anche il recente insegnamento della Cassazione penale 04-07-2013, n. 28730. Spetterà sempre alla Procura valutare questa ulteriore ipotesi di delitto per il quale si procede d'ufficio, cioè senza necessità di querela di parte». Ma il legale di Zanetti parlava di «elementi palesemente falsi» relativamente al materiale che circola sul web. Probabile si riferisse anche al post in questione.

Paolo Viviani

NOVARA - La storia dello Zion Smart Shop è solo quella di un giovane ed inesperto imprenditore che ha provato a sfondare e ingenuamente ha solo fatto il passo più lungo della gamba? Oppure, con una piccola variazione sul tema, ha forzato un pochino la mano sul filo dell’incoscienza? O c’è dietro ben altro, di tutto se non di più? Tesi queste ultime che spopolano incontrollate sul web dove a quanto pare “vale tutto”, cosa che viceversa non può essere su una testata giornalistica tenuta al rispetto della deontologia professionale e (soprattutto) del Codice penale.

Certo è che la vicenda del negozio di viale Volta (in realtà il vero business avveniva on line) che vendeva cellulari e pc a prezzi stracciati si tinge sempre più di giallo, e diventa ancor più difficile distinguere il vero dal falso, il dato di fatto dalla diceria, l’inadempienza contrattuale dalla diffamazione.

Il punto, in due parole, è ben noto: a cavallo fra il 2014 e quest’anno vendite con consegne più o meno nel rispetto dei 15 giorni lavorativi medi concordati; poi il giro si è allargato a dismisura e centinaia se non migliaia di clienti in tutta Italia si sono ritrovati senza prodotto (pagato in anticipo) e senza rimborso. La bottega a fine aprile ha chiuso i battenti, il titolare, Davinio Zanetti, ha proceduto, come documentato dal suo legale, a 250 rimborsi (via bonifico) per un totale di 110mila euro, poi, da maggio, stop perché la cassa (a suo dire) era vuota. Primo giallo: dove sono finiti i soldi versati dalle altre centinaia (migliaia?) di clienti? L’avvocato Scialla non lo dice (o non lo sa): dice solo che non ci sono, ma che comunque il suo assistito sta cercando di racimolarli. Inutile insistere, tantopiù che il legale una decina di giorni fa ha annunciato il silenzio stampa.

Le novità, che riportiamo per dovere di cronaca (e con le dovute, dovutissime cautele) visto che contestualmente sono state portate all’attenzione della Procura di Novara (che già indaga sul caso) dall’Unione consumatori italiani e dallo stesso avvocato Scialla - ovviamente da punti di vista e con richieste diverse - riguardano centinaia di fatture che circolano sul web. Sono, sarebbero di Zanetti e attestano, attesterebbero l’acquisto da parte dello Zion, presso un fornitore, di prodotti a quanto pare a prezzi superiori a quelli poi proposti ai clienti. Sono autentiche? Le cose stanno davvero così? Possibile dunque ipotizzare una sorta di “sistema Ponzi”, ovvero “soddisfare” una piccola cerchia di clienti da usare come esche per la gran massa degli altri destinati viceversa a rimanere a bocca asciutta (dopo ovviamente aver pagato), e quindi sparire col malloppo? Dubitiamo, ovviamente non lo sappiamo: sono quesiti ai quali risponderà la magistratura. Lunedì sera si è improvvisamente (ri)fatto vivo l’avvocato Scialla «al solo fine di tutelare» il suo assistito: dice che quanto circola sul web relativamente appunto alle fantomatiche fatture «contiene elementi palesemente falsi», e che «domani mattina (martedì, ndr) saranno messi a conoscenza della Polizia postale di Novara attraverso un esposto denuncia». Ma si fanno avanti (con noi e con la magistratura stessa) anche altri legali, gli avvocati Possis e Costa Barbè, della locale sezione dell’Unione consumatori italiani che tutela centinaia di clienti: «Dopo avere appreso in internet che sono stati messi a disposizione in alcuni gruppi documenti presumibilmente di pertinenza del titolare Zion (fatture che rivelerebbero fin dal sorgere dell'attività l'adozione del cosiddetto “sistema Ponzi”), è stata inviata email alla segreteria del Pubblico Ministero incaricato dell'istruttoria, nella quale si è data informazione dell'esistenza di questa nuova documentazione affinchè possa entrare nel fascicolo delle indagini della Procura».

Ma non finisce qui, e anche qui per semplice dovere di cronaca e per il fatto che gli accertamenti della Procura potrebbero estendersi ad altre ipotesi di reato, non possiamo esimerci dal riferire che circola sempre sui social almeno un post attribuibile a Zanetti nel quale il nostro (se davvero è lui, ma noi stentiamo a crederlo), dibattendo con clienti inviperiti, a quanto pare beatamente irride alle leggi e alla magistratura che non lo ha arrestato… A noi pare davvero impossibile che possa  essere il vero Zanetti a sbeffeggiare pubblicamente clienti e magistratura, ma in ogni caso anche questo ulteriore giallo è al vaglio della Procura. Dicono infatti all’Uci: «Poichè su internet sono apparsi messaggi di supposta provenienza Zanetti, nei quali si irride pesantemente alla legge italiana e indirettamente al sistema giudiziario, i nostri legali ipotizzano la possibile sussistenza del reato di vilipendio alla nazione, secondo anche il recente insegnamento della Cassazione penale 04-07-2013, n. 28730. Spetterà sempre alla Procura valutare questa ulteriore ipotesi di delitto per il quale si procede d'ufficio, cioè senza necessità di querela di parte». Ma il legale di Zanetti parlava di «elementi palesemente falsi» relativamente al materiale che circola sul web. Probabile si riferisse anche al post in questione.

Paolo Viviani