Staffieri in aula per l’operazione Spot si difende

Staffieri in aula per l’operazione Spot si difende
11 Marzo 2015 ore 15:30

NOVARA – Nuova udienza, martedì 10 marzo, in Tribunale a Novara, per il processo relativo alla cosiddetta “Operazione Spot” della Polizia stradale di Romagnano Sesia, un filone della più ampia inchiesta sulla corruzione nel Novarese emersa nel 2009.

Alla sbarra si trovano Domenico Staffieri, 55 anni, ex comandante del Nucleo carabinieri Ispettorato del lavoro di Novara (difeso dagli avvocati Simona Perico e Alessandro Sola), reputato dagli inquirenti al centro dell’ampia inchiesta e, con una posizione molto marginale, Moreno Folino, assistito dagli avvocati Federico Celano e Nicolazzi.

NOVARA – Nuova udienza, martedì 10 marzo, in Tribunale a Novara, per il processo relativo alla cosiddetta “Operazione Spot” della Polizia stradale di Romagnano Sesia, un filone della più ampia inchiesta sulla corruzione nel Novarese emersa nel 2009.

Alla sbarra si trovano Domenico Staffieri, 55 anni, ex comandante del Nucleo carabinieri Ispettorato del lavoro di Novara (difeso dagli avvocati Simona Perico e Alessandro Sola), reputato dagli inquirenti al centro dell’ampia inchiesta e, con una posizione molto marginale, Moreno Folino, assistito dagli avvocati Federico Celano e Nicolazzi.
L’indagine aveva condotto la Polstrada a indagare sulla vicenda di alcuni cartelloni pubblicitari commerciali di Romagnano, sistemati lungo le strade e sulle relative sanzioni. L’indagine era stata avviata nel maggio 2008, quando arrivarono alcune segnalazioni di presunte irregolarità nel settore delle pubblicità commerciali, poste appunto lungo le strade. Emerse una gestione a quanto pare particolare del comando di polizia municipale di Romagnano, da cui affiorarono irregolarità in materia di cartellonista e sanzioni cancellate. Una vicenda per cui, nel dicembre 2011, erano stati già condannati in abbreviato altri personaggi coinvolti, tra cui l’ex comandante dei vigili, Antonio Fabiano.

In aula, martedì, c’è stato l’esame dell’imputato Staffieri, che ha riferito come contro di lui ci sia stato “un vero e proprio ‘festival delle bugie’, con verbali di polizia giudiziaria che sono dei copia-incolla e testimoni strumentalizzati. Io a Romagnano Sesia mi recavo per fare delle terapie, dopo che avevo avuto un problema alla schiena e non per altro”.

Staffieri, arrestato lo scorso 19 febbraio (è diventata definitiva la condanna a 5 anni per la tranche principale) e giunto in aula dal carcere di Bollate, ha dato la sua versione dei fatti ai giudici e al pm Silvia Baglivo. Nel processo è coinvolto per una vicenda legata a un’impresa funebre del paese, i cui titolari, già ascoltati in precedenti udienze, hanno riferito di essere stati intimoriti. “Dissero che nella nostra ditta c’erano tante irregolarità, ma il comandante dei vigili disse che era sufficiente una cena”. Cena che in effetti si tenne all’hotel San Rocco di Orta nel novembre 2008, per un costo di mille euro. Il tutto, per l’accusa, per evitare possibili sanzioni da 170 mila.
Staffieri ha negato questo: «non ho mai notato irregolarità o prospettato multe, mai, in alcun modo. Conobbi i titolari dell’impresa proprio con Fabiano, che era un loro grande amico, ma nulla più. Ci fu poi una cena tra amici, noi, Fabiano con la moglie e i due coniugi, cena che pagarono loro e della quale noi ringraziammo, ribadendo come alla prossima avremmo pagato noi”.
L’udienza è stata aggiornata al 15 maggio, quando si prevede la sentenza.

mo.c.

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