Stambul: ecco perché resto in Tunisia

Stambul: ecco perché resto in Tunisia
Cronaca 23 Marzo 2015 ore 10:55

«Andarmene via? Nemmeno per sogno. Un attentato come quello del Bardo può capitare ovunque, è capitato ovunque, il più recente è in Francia nella redazione di Charlie Hebdò, ma anche a Madrid, a New York. E’ che abbiamo memoria corta e ci facciamo sopraffare dalla paura».  Renzo Stambul,  43 anni,  imprenditore di Novara,  è in Tunisia dal 2001,  dove vive e lavora a Sousse, terza  città del Paese, affacciata sul Mediterraneo nel golfo di Hammamet, a pochi chilometri da Monastir. E’ sposato ad una tunisina, Olfa, che gli ha dato due figli, ancora piccoli. Il giorno dopo il terribile fatto del Museo del Bardo, dove fra i morti ci sono quattro italiani fra cui il novarese Francesco Caldara,  Stambul non ha cambiato nè abitudini nè opinioni rispetto al giorno precedente, mentre Costa ed altri tour operator hanno deciso di togliere  il suo paese di adozione dalle mete del turismo, almeno nell’immediato.«È l’atteggiamento sbagliato - racconta Stambul al telefono - per almeno due ragioni. La prima è che un attentato come questo, sia pur gravissimo,  non può aprire alla generalizzazione e, a ben guardare, provoca meno dei quattro morti al giorno che statisticamente ci sono sulle strade tunisine. La seconda  ragione è rappresentata dal fatto che se un italiano rinuncia alla sua  vacanza tunisina, dà ragione ai terroristi, perché così facendo non si sostiene l’economia e la gente onesta e moderata del Paese che vive di turismo».  

«Andarmene via? Nemmeno per sogno. Un attentato come quello del Bardo può capitare ovunque, è capitato ovunque, il più recente è in Francia nella redazione di Charlie Hebdò, ma anche a Madrid, a New York. E’ che abbiamo memoria corta e ci facciamo sopraffare dalla paura».  Renzo Stambul,  43 anni,  imprenditore di Novara,  è in Tunisia dal 2001,  dove vive e lavora a Sousse, terza  città del Paese, affacciata sul Mediterraneo nel golfo di Hammamet, a pochi chilometri da Monastir. E’ sposato ad una tunisina, Olfa, che gli ha dato due figli, ancora piccoli. Il giorno dopo il terribile fatto del Museo del Bardo, dove fra i morti ci sono quattro italiani fra cui il novarese Francesco Caldara,  Stambul non ha cambiato nè abitudini nè opinioni rispetto al giorno precedente, mentre Costa ed altri tour operator hanno deciso di togliere  il suo paese di adozione dalle mete del turismo, almeno nell’immediato.«È l’atteggiamento sbagliato - racconta Stambul al telefono - per almeno due ragioni. La prima è che un attentato come questo, sia pur gravissimo,  non può aprire alla generalizzazione e, a ben guardare, provoca meno dei quattro morti al giorno che statisticamente ci sono sulle strade tunisine. La seconda  ragione è rappresentata dal fatto che se un italiano rinuncia alla sua  vacanza tunisina, dà ragione ai terroristi, perché così facendo non si sostiene l’economia e la gente onesta e moderata del Paese che vive di turismo».  

Roberto Azzoni

Leggi l’intervista integrale sul Corriere di Novara di lunedì 23 marzo