Stentardo, per l’evasione indagata la moglie

Stentardo, per l’evasione indagata la moglie
Cronaca 08 Giugno 2015 ore 18:33

NOVARA - Non aveva fatto rientro in carcere, dove era detenuto per vicende di droga e dove godeva però del beneficio del lavoro diurno esterno, e due giorni dopo aveva ucciso a bastonate Maria Rosa Milani, alla Cascina Calossa in frazione Loreto di Oleggio. Catturato 3 mesi dopo, aveva confessato e ora le indagini sono praticamente concluse. Sotto inchiesta da tempo anche 7 soggetti accusati di averlo favorito durante i 3 mesi di latitanza. Ma c’è un colpo di scena: è stata ora indagata anche la moglie di Salvatore Stentardo, con l’ipotesi di concorso in procurata evasione, appunto dal carcere di via Sforzesca, dove il marito doveva ancora scontare qualche anno. La donna - una straniera dell’Est europeo, madre di 4 figli - secondo la Procura avrebbe dunque avuto un ruolo in quel mancato rientro, giovedì 11 settembre dell’anno scorso, prologo dell’omicidio avvenuto nel pomeriggio del sabato successivo. Viceversa gli altri 7 soggetti già messi sotto inchiesta per favoreggiamento, avrebbero aiutato Stentardo dopo, durante la latitanza, fra il Verbano, Milano e il Bolognese (gli atti per alcuni di essi sono stati trasmessi per competenza territoriale alla Procura di Bologna), fino alla cattura nell’appartamento di Castel Maggiore. Pareva davvero impossibile che il fuggitivo avesse potuto fare tutto da solo. Nel corso di sopralluoghi in Cascina e negli interrogatori in carcere, fra gennaio e febbraio, Stentardo, assistito dall’avvocato Gianni Croce, aveva ricostruito nei dettagli il delitto, le fasi precedenti e poi il periodo di latitanza fino all’arresto ad opera dei Carabinieri di Novara, supportati dai colleghi del Ros. Praticamente nessun dubbio sulla dinamica del delitto - va ricordato tra l’altro che a incastrare Stentardo c’era il suo dna sulla ghiera del rubinetto del cortile - ma sul resto, a partire dal “vagabondare” dal momento del mancato rientro in carcere fino appunto al delitto (per non parlare della successiva latitanza) dubbi e ombre nel suo racconto non sono di certo mai mancati. E dunque ora si sospetta che un ruolo in quelle prime fasi di mancato rientro in carcere possa averlo avuto la moglie.

p.v.

leggi l’articolo integrale sul Corriere di Novara di lunedì 8 giugno

NOVARA - Non aveva fatto rientro in carcere, dove era detenuto per vicende di droga e dove godeva però del beneficio del lavoro diurno esterno, e due giorni dopo aveva ucciso a bastonate Maria Rosa Milani, alla Cascina Calossa in frazione Loreto di Oleggio. Catturato 3 mesi dopo, aveva confessato e ora le indagini sono praticamente concluse. Sotto inchiesta da tempo anche 7 soggetti accusati di averlo favorito durante i 3 mesi di latitanza. Ma c’è un colpo di scena: è stata ora indagata anche la moglie di Salvatore Stentardo, con l’ipotesi di concorso in procurata evasione, appunto dal carcere di via Sforzesca, dove il marito doveva ancora scontare qualche anno. La donna - una straniera dell’Est europeo, madre di 4 figli - secondo la Procura avrebbe dunque avuto un ruolo in quel mancato rientro, giovedì 11 settembre dell’anno scorso, prologo dell’omicidio avvenuto nel pomeriggio del sabato successivo. Viceversa gli altri 7 soggetti già messi sotto inchiesta per favoreggiamento, avrebbero aiutato Stentardo dopo, durante la latitanza, fra il Verbano, Milano e il Bolognese (gli atti per alcuni di essi sono stati trasmessi per competenza territoriale alla Procura di Bologna), fino alla cattura nell’appartamento di Castel Maggiore. Pareva davvero impossibile che il fuggitivo avesse potuto fare tutto da solo. Nel corso di sopralluoghi in Cascina e negli interrogatori in carcere, fra gennaio e febbraio, Stentardo, assistito dall’avvocato Gianni Croce, aveva ricostruito nei dettagli il delitto, le fasi precedenti e poi il periodo di latitanza fino all’arresto ad opera dei Carabinieri di Novara, supportati dai colleghi del Ros. Praticamente nessun dubbio sulla dinamica del delitto - va ricordato tra l’altro che a incastrare Stentardo c’era il suo dna sulla ghiera del rubinetto del cortile - ma sul resto, a partire dal “vagabondare” dal momento del mancato rientro in carcere fino appunto al delitto (per non parlare della successiva latitanza) dubbi e ombre nel suo racconto non sono di certo mai mancati. E dunque ora si sospetta che un ruolo in quelle prime fasi di mancato rientro in carcere possa averlo avuto la moglie.

p.v.

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