Tentativo di truffa al parcheggio

Tentativo di truffa al parcheggio
Cronaca 04 Giugno 2015 ore 03:22

NOVARA - Tutto fa pensare (per le modalità) a una tentata truffa, al fatto che ci abbiano “provato”, e non solo perchè a raccontare l’episodio è un nostro lettore sicuramente degno di fede. Martedì ore 18.30: il nostro lettore e la moglie recuperano l’auto nel parcheggio di corso Cavallotti, sotto il cavalcavia, posteggiata a fianco di una Ford Focus scura. Non appena la moglie, che è alla guida, mette in moto ed è pronta ad arretrare, «spunta un tizio che praticamente blocca la manovra - racconta la coppia - ci dice di fermarci sostenendo che gli avevamo rigato l’auto». Il nostro lettore a quel punto scende, e si trova a tu per tu con il soggetto (poco lontano c’è anche una donna con un bimbo): «Sbraitando - racconta - mi ha invitato a “trattare amichevolmente” il presunto danno. Ovviamente non sapevo di cosa stesse parlando. Lui insisteva, ma noi non abbiamo abboccato: gli abbiamo spiegato che non avevamo causato alcun danno, e che in ogni caso, a prescindere, la strada sarebbe stata quella delle relative assicurazioni. A quel punto mi ha minacciato, dicendo “Vai, vai, altrimenti...”. Abbiamo messo in moto e ce ne siamo andati, senza purtroppo avere l’accortezza - lo dico ora a mente fredda - di chiamare le Forze dell’ordine». 

p.v.

leggi l’articolo integrale sul Corriere di Novara di giovedì 4 giugno

NOVARA - Tutto fa pensare (per le modalità) a una tentata truffa, al fatto che ci abbiano “provato”, e non solo perchè a raccontare l’episodio è un nostro lettore sicuramente degno di fede. Martedì ore 18.30: il nostro lettore e la moglie recuperano l’auto nel parcheggio di corso Cavallotti, sotto il cavalcavia, posteggiata a fianco di una Ford Focus scura. Non appena la moglie, che è alla guida, mette in moto ed è pronta ad arretrare, «spunta un tizio che praticamente blocca la manovra - racconta la coppia - ci dice di fermarci sostenendo che gli avevamo rigato l’auto». Il nostro lettore a quel punto scende, e si trova a tu per tu con il soggetto (poco lontano c’è anche una donna con un bimbo): «Sbraitando - racconta - mi ha invitato a “trattare amichevolmente” il presunto danno. Ovviamente non sapevo di cosa stesse parlando. Lui insisteva, ma noi non abbiamo abboccato: gli abbiamo spiegato che non avevamo causato alcun danno, e che in ogni caso, a prescindere, la strada sarebbe stata quella delle relative assicurazioni. A quel punto mi ha minacciato, dicendo “Vai, vai, altrimenti...”. Abbiamo messo in moto e ce ne siamo andati, senza purtroppo avere l’accortezza - lo dico ora a mente fredda - di chiamare le Forze dell’ordine». 

p.v.

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