Approfondimento

Test sierologici: ecco cosa prevede il protocollo piemontese

Ecco come funziona l'iter: dal test al tampone, fino alle eventuali misure di isolamento fiduciario

Test sierologici: ecco cosa prevede il protocollo piemontese
24 Maggio 2020 ore 09:35

Test sierologici: la Regione ha stabilito le linee del protocollo regionale che regola l’uso degli esami sia nell’ambito pubblico che in quello privato.

Test sierologici: arriva un nuovo protocollo

“In assenza di linee guida nazionali – osserva l’assessore regionale Luigi Genesio Icardi -, andava comunque fatta chiarezza sulla gestione degli esiti dei test sierologici a cui sempre più cittadini stanno facendo ricorso, nonostante questi test non abbiano alcun valore diagnostico e siano utili prevalentemente a fini epidemiologici. Attraverso l’azione combinata tra test sierologico e tampone, contiamo di aver dato una risposta razionale, che riconduce tutte le analisi ad un’unica gestione, mediante il filtro territoriale del medico di medicina generale e la rete della piattaforma covid della Regione Piemonte. Parallelamente, proseguiamo gli screening epidemiologici rivolti alle categorie più esposte al contagio. Sono quasi ultimati i test sul personale della Sanità regionale, mentre stanno iniziando quelli sul personale di Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Municipale, Esercito, Vigili del fuoco ed Uffici Giudiziari, in modo da avere una misura sempre più precisa della circolazione del virus sul territorio”. Il protocollo presentato servirà a regolamentare i test nell’ambito pubblico e in quello privato.

Come funzionerà la procedura legata ai test

Qualora il test rilevi una positività alle IgG, l’individuo asintomatico sarà considerato “sospetto” di infezione Covid-19. Al fine di consentire le misure di prevenzione necessarie da parte della Sanità Pubblica, il laboratorio provvederà ad effettuare la segnalazione al medico di famiglia o di riferimento dello studio epidemiologico, inserendo il referto sulla piattaforma Covid-19. Il medico disporrà l’isolamento fiduciario dell’assistito mediante l’inserimento della richiesta di tampone sulla piattaforma Covid-19. Se il tampone derivante dalla positività alle IgG risulterà positivo, l’isolamento verrà trasformato in quarantena e si procederà all’indagine epidemiologica completa da parte del Servizio di Igiene e prevenzione (Sisp) per la ricerca di ulteriori contatti, la disposizione di ulteriori quarantene, eccetera.

Programmi di screening regionali

La Regione ha predisposto dunque programmi di screening che prevedono l’effettuazione di test sierologico seguito da tampone rino-faringeo per i soggetti risultati positivi alle IgG, individuando gruppi di popolazione a maggior rischio e di priorità legate al pubblico interesse. In condizioni normali non si tratterà dei cosiddetti “test rapidi”. “Oltre allo studio già effettuato sul personale del Servizio sanitario regionale e sui medici competenti – scrivono da Torino – altri studi potranno essere individuati sulla base di successive valutazioni tecnico scientifiche. Ogni studio individuerà le modalità tecniche di isolamento fiduciario e di messa in quarantena derivante dall’esecuzione del tampone. La Regione indica quale tecnica di elezione per esame sierologico il test immunometrico IgG semiquantitativo (test sierologico per le IgG anti SARS-CoV2). Nei casi in cui sia necessario assicurare tempestività tra il riscontro di IgG e l’effettuazione del tampone diagnostico in modo da ridurre al minimo i tempi di isolamento fiduciario che, se prolungati, potrebbero avere un impatto negativo importante nell’erogazione di servizi pubblici, si potranno utilizzare, in via straordinaria, previa valutazione tecnico scientifica, i test rapidi. La Regione Piemonte ha inoltre aderito al programma di screening sierologico nazionale, organizzato dall’Istituto superiore di Sanità, che coinvolgerà un campione di 8.099 cittadini piemontesi, che saranno scelti sulla base di criteri prestabiliti e contattati dalla Croce Rossa per effettuare il test sierologico e, in caso di positività ad IgG, il tampone”.

Sconsigliati i test privati

“E’ consentito, seppur sconsigliato – proseguono dalla Regione – ad ogni cittadino di poter effettuare, a proprie spese, presso laboratorio autorizzato inserito nell’elenco della Regione, un test sierologico validato per la ricerca di anticorpi Covid-19”. I laboratori privati dovranno garantire una corretta informazione al cittadino sui risultati che sarà possibile ottenere dall’esame, attraverso un modulo di consenso informato. Qualora l’individuo risulti “sospetto” di infezione, il laboratorio inoltrerà direttamente il risultato dell’esame al medico di famiglia, il quale disporrà l’isolamento fiduciario della persona e presenterà la richiesta di tampone. Se il tampone risulterà positivo, l’isolamento diverrà una quarantena e si procederà all’indagine epidemiologica completa da parte del Sisp (ricerca di ulteriori contatti, disposizione di ulteriori quarantene eccetera).

Screening effettuati da aziende ed enti pubblici

Esclusivamente sotto la supervisione di un medico, è possibile attivare anche test sierologici per aziende, Comuni ed enti pubblici. “Alla luce degli screening per la valutazione della sieroprevalenza attivati a livello nazionale e regionale – scrivono dalla Regione – si ritengono non approvabili programmi a livello locale che possano creare delle sovrapposizioni. Possono invece avere una utilità, valutazioni dei livelli di sieroprevalenza per la modulazione delle misure di contenimento sul posto di lavoro. Nel caso in cui un ente o azienda pubblica o privata (per es. ambiente di lavoro, sindaco del Comune, eccetera) intenda avviare un percorso di screening di soggetti mediante test sierologici, tale attività dovrà avvenire previo nulla osta da parte della Asl competente per territorio, a seguito della trasmissione di una proposta di programma alla Asl medesima. La stessa Asl concederà un nulla-osta sulla base della presenza e appropriatezza della documentazione trasmessa, dopo aver appurato che l’esecuzione del test sierologico, per i tamponi di diagnosi che ne derivano come attesi, non possa generare difficoltà nell’esecuzione dei tamponi obbligatori o sovrapporsi a programmi della sanità pubblica. I relativi costi (test sierologico, tampone, visite, refertazioni, eccetera) non sono in carico al Servizio sanitario regionale. Il referto positivo a test sierologico, con metodica Clia o Elisa o equivalenti, e del successivo tampone, devono essere comunicati, da parte del medico responsabile o del laboratorio analisi, alla Asl di residenza del soggetto, attraverso la piattaforma Covid-19 Regione Piemonte”.

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