Processo

Tragedia del Mottarone: chiesti 5 rinvii a giudizio e un proscioglimento

Quanto accaduto quella domenica sarebbe riconducibile all’usura della fune traente, sulla quale non sarebbero stati eseguiti i periodici controlli, e all’inserimento manuale dei forchettoni

Tragedia del Mottarone: chiesti 5 rinvii a giudizio e un proscioglimento
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E’ proseguita martedì 18 giugno, in tribunale a Verbania, l’udienza preliminare per l’incidente del Mottarone del 23 maggio 2021, costato la vita a 14 persone a seguito della caduta della funivia nel bosco. Unico superstite, il piccolo Eitan.

Tragedia del Mottarone: il processo

Davanti al gup Rosa Maria Fornelli, tre anni dopo la strage hanno preso la parola la procuratrice capo Olimpia Bossi e la sostituta Laura Carrera, che hanno motivato le richieste di cinque rinvii a giudizio e di un proscioglimento nei confronti dei sei imputati. Non sarebbero stati solo i comportamenti individuali, a cominciare da quelli confessati sin dalle primissime ore dopo i fatti, ma anche un contesto di presunte inadempienze, negligenze e superficialità, a creare le condizioni in cui è maturata la tragica circostanza che ha causato il crollo della cabina numero 3 della funivia.

E’ questo, sostanzialmente, il cuore dell’impianto accusatorio che si è avvalso anche di filmati dell’incidente ripresi dalle telecamere di servizio.

Chiesti 5 rinvii a giudizio e un proscioglimento

Nei guai, a vario titolo, per omicidio colposo plurimo, lesioni colpose, disastro colposo, omissione dei sistemi di sicurezza e falso, sono finiti il borgomanerese Gabriele Tadini, l’ex capo servizio dell’impianto che funzionava tra Carciano, l’Alpino e la vetta e che si è assunto la paternità di aver inserito i forchettoni che hanno impedito al sistema frenante di entrare in funzione, Luigi Nerini, titolare di Ferrovie del Mottarone, la società concessionaria dell’impianto, Enrico Perocchio, direttore d’esercizio, Anton Seeber, presidente del Cda di Leitner, il gruppo che ha fornito le tecnologie per la revisione della funivia e che era incaricato della manutenzione, Martin Leitner, consigliere delegato e Peter Rabanser, responsabile dell’assistenza alla clientela, oltre alle due società, Ferrovie del Mottarone e Leitner.

Bossi e Carrera hanno chiesto al gup che vadano a processo Nerini, Perocchio, Tadini, Leitner e Rabanser. Per illecito amministrativo, chiesto anche il rinvio delle due società coinvolte. Chiesto, invece, il proscioglimento per Seeber (perché le deleghe societarie non avrebbero compreso gli impianti a fune).

L’altro giorno nell’aula C del tribunale di corso Europa a Pallanza a inizio udienza – durata poi tre ore – è emerso che l’avvocato Marcello Perillo, difensore di Tadini, ha proposto la via del patteggiamento per 4 anni e mezzo, ma la proposta è stata respinta dalla procura. Secondo le conclusioni dei periti coinvolti nella lunga fase di incidente probatorio, quanto accaduto quella domenica sarebbe riconducibile all’usura della fune traente, che si era spezzato nel punto maggiormente sottoposto a sollecitazioni e sulla quale non sarebbero stati eseguiti i periodici controlli, e all’inserimento manuale dei forchettoni rossi.

Sin qui, va ricordato, la maggioranza delle parti civili hanno già ricevuto i primi indennizzi dall’assicurazione, in piccola parte da Ferrovie del Mottarone e in gran parte da Leitner: circa 25-30 milioni di euro in tutto. Si tornerà in aula il 5 e il 16 luglio prossimi e la parola passerà agli avvocati degli imputati e delle parti civili rimaste nel processo dopo i risarcimenti già liquidati: Riccardo Tacca che rappresenta il Comune di Stresa, Alessandro Mattioda per la Regione Piemonte e i legali di alcuni parenti delle vittime. Nell’udienza del 23 luglio sono, invece, previste eventuali repliche. A seguire l’ordinanza della gup che deciderà se (e chi) rinviare a giudizio.

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